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Regione Valle d'Aosta

La Valle d'Aosta è situata nell'estremo nord-ovest del paese; confina a ovest con la Francia, a nord con la Svizzera, a est e a sud con il Piemonte. Comprende una sola provincia, quella di Aosta, dalla quale ha tratto il nome. Tenuto conto della sua posizione geografica di frontiera, della sua cultura particolare, la Valle d'Aosta costituisce una regione a statuto speciale. Regione interamente alpina, raccolta attorno alla valle formata dal fiume Dora Baltea, uno dei principali affluenti del Po, la Valle d'Aosta fece storicamente sempre parte del Piemonte, dal quale si staccò nel 1948. Situata nell'estremo nord-ovest del paese; confina a ovest con la Francia, a nord con la Svizzera, a est e a sud con il Piemonte.
La caratteristica più saliente del paesaggio della Valle d'Aosta sono le imponenti montagne alpine, tra le più belle e tra le più frequentate da scalatori e sciatori di tutto il mondo. La regione è situata al punto di congiunzione tra le Alpi occidentali e le Alpi centrali (Alpi Graie e Pennine). Delle Graie fanno parte i massicci del Gran Paradiso (4061 m.) e del Monte Bianco (4810 m.); delle Pennine il Cervino (4478 m.) e il Monte Rosa (4643 m.). I suoi ghiacciai, che sino a 10.000 anni fa occupavano l'intero fondovalle, ricoprendo completamente la regione, sono tra i più imponenti del versante italiano delle Alpi. Tra i ghiacciai del Monte Bianco, i maggiori sono quelli del Miage e della Brenva. I valichi alpini in territorio valdostano non sono numerosi né particolarmente agevoli; i più importanti sono il passo del Piccolo San Bernardo (2188 m.) e il passo del Gran San Bernardo (2472 m.), rispettivamente con la Francia e la Svizzera.
La Dora Baltea (160 km.) attraversa interamente la regione per poi passare in Piemonte; è sulle rive di questo fiume che sono situati tutti i centri principali della regione, a cominciare dall'unica città, Aosta, che è anche il capoluogo. Tra le valli laterali, le più ampie e popolate sono quelle di Gressoney, la Val d'Ayas, la Valtournanche, la Valpelline sul lato nord, la Valsavarenche e la Val di Cogne sul lato sud.
Area interamente montuosa, la Valle d'Aosta ha un clima alpino, con inverni anche molto rigidi ed estati fresche. Tuttavia in territorio valdostano si trovano non solo conche protette, come quella in cui è situata la città di Aosta con estati decisamente calde, ma addirittura la stessa Gressoney-Saint-Jean ha registrato un eccezionale massimo di 32 °C. Praticamente chiusa agli influssi di venti carichi di umidità, la Valle d'Aosta ha precipitazioni relativamente scarse; asciutti sono gli inverni e poco piovose le altre stagioni. Da ottobre a marzo, sia sui rilievi sia nei fondivalle, le precipitazioni cadono sotto forma di neve.
La protezione dell'ambiente è sempre stata molto sentita dai valdostani. Così la regione ha saputo preservare i suoi splendidi paesaggi naturali di montagna. Circa un sesto del territorio regionale è area protetta, in corrispondenza di una vasta sezione del Parco Nazionale del Gran Paradiso; recente è il progetto di istituire il Parco Internazionale del Monte Bianco, in base a un accordo tra la Francia e la Svizzera.
Altitudine e clima condizionano la vegetazione della Valle d'Aosta. Nei versanti più bassi della valle principale e delle valli laterali si trovano castagneti e boschi di latifoglie; più oltre vi sono i faggi e, oltre i 900 m., i boschi di conifere (abeti rossi, larici ecc.), che si spingono sin oltre i 2000 m. e che il pur crescente turismo invernale e il moltiplicarsi delle strutture alberghiere, delle seconde case, degli impianti sciistici e delle strade di accesso hanno tuttavia risparmiato abbastanza. Nelle fasce superiori si trovano gli arbusteti  e le piante alpine che si spingono al limite delle nevi perenni, fino a circa 3000 m. La fauna alpina regionale, così come nel vicino Piemonte, ha il suo esemplare più notevole nello stambecco, protetto nel Parco Nazionale del Gran Paradiso.
L'agricoltura è soprattutto al servizio dell'allevamento bovino: la principale produzione è infatti quella di foraggio e la maggior parte della superficie coltivata è occupata da prati. Modeste sono oggi le produzioni di patate, un tempo fondamentale risorsa alimentare delle genti alpine, e di cereali. Nei versanti soleggiati e più bassi della valle si stendono magnifici vigneti che danno uve sfruttate per la produzione di vini di alta qualità. Di rilievo è anche la produzione casearia: tra i formaggi, il più rinomato è la fontina.
Oggi la Valle d'Aosta è quasi sinonimo di attività turistiche: il numero di visitatori che ogni anno si registra negli alberghi è pari a sette volte quello dei residenti. Le attrattive sono rappresentate dalle notissime località di alpinismo e sport invernali (Courmayeur, Breuil-Cervinia, Gressoney-Saint-Jean, La Thuile, Champoluc ecc.); ma vi sono anche numerosi castelli medievali, tutti accuratamente restaurati (di Fénis, d'Issogne, di Verrès), le grandiose rovine romane della città di Aosta, le stazioni termali come Saint-Vincent, con il notissimo Casino de la Vallée.
Nel sito preistorico rinvenuto a Saint-Pierre, sono conservate le più antiche testimonianze della presenza umana in Valle d'Aosta: risalgono al momento finale del neolitico (tra la fine del IV e gli inizi del III millennio a.C.). Le successive culture della metallurgia e dell'inumazione nelle necropoli sono attestate in diverse località e si compendiano nell'imponente area megalitica di Aosta (Saint-Martin de Corléans), con stele antropomorfe e tombe.
Dal V secolo a.C. è accertato che la valle fosse abitata da popolazioni di ceppo etnico celtico-ligure, conosciute col nome di salassi, apparso per la prima volta negli scritti di Catone, indi confermato da Polibio, Strabone e Plinio. Quest'ultimo, attento conoscitore della zona prealpina, sottolineò la fierezza di quelle genti montanare dedite all'agricoltura, ma ciò non esclude che i salassi avessero sviluppato attività minerarie e commerciali connesse ai valichi alpini. Lunga e contrastata fu la penetrazione romana, che si concluse nel 25 a.C. con la resa dei salassi e fu sancita dalla fondazione di Augusta Praetoria Salassorum, l'odierna Aosta. Il territorio della valle fu sottoposto a una colonizzazione integrale, che fissò le sue strutture incrementando soprattutto la viabilità lungo la strada consolare delle Gallie, arteria fondamentale del sistema imperiale.
Nel periodo di crisi dell'impero, l'identità politica e culturale della valle fu valorizzata dalla presenza della diocesi autonoma, staccatasi da quella di Vercelli già nel V secolo. Dopo la disgregazione sociale portata dalle ondate di differenti dominazioni (burgundi, ostrogoti, bizantini, longobardi), i vescovi di Aosta ricostituirono le basi della sovranità nei secoli X e XI, mantenendo i legami che la valle aveva instaurato con i re di Borgogna: a questi si deve la concessione del titolo di conte di Aosta fatta al loro consigliere Umberto Biancamano. Ritenuto il capostipite dei Savoia, egli fu l'iniziatore della loro signoria, che durò fino all'età contemporanea. La giurisdizione dei Savoia si esercitò in un rapporto anche conflittuale con i vassalli locali (Carta delle franchigie, 1191), molti dei quali, lasciata la capitale, emigrarono nelle valli costruendo nei secoli del tardo Medioevo un complesso sistema di castelli fortificati.
Nel XVI secolo la valle ottenne la ratifica delle sue autonomie politiche, imperniate su un parlamento che nel 1536 prese il nome di Conseil des commis, espressione della supremazia aristocratica, e su un proprio codice di leggi, denominato Coutumier. L'equilibrio tra i Savoia e i signori locali, tra cui primeggiava la famiglia degli Challant, si mantenne sostanzialmente stabile per tutta l'età moderna, ma ciò non toglie che, a causa del declino della nobiltà valdostana, diverse terre e castelli passassero nelle mani di piemontesi o savoiardi. La valle fu teatro di scontri durante la campagna napoleonica, che determinò la distruzione dell'antico forte di Bard, estremo bastione difensivo, che venne poi riedificato nel 1838. Dopo l'unità d'Italia fu annessa alla provincia di Torino. Dall'isolamento economico e dalla predominanza di un'economia agropastorale dai tratti ancora semifeudali, la regione valdostana cominciò a emanciparsi con la costruzione della ferrovia (1886) e con l'insediamento di alcune industrie, collegate all'attività estrattiva del ferro e del carbone, in forte incremento tra Ottocento e Novecento.