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Regione Umbria

L'Umbria è racchiusa tra la Toscana a ovest e nord-ovest, le Marche a est e nord-est e il Lazio a sud; è l'unica regione dell'Italia peninsulare che non si affaccia al mare. È ripartita nelle province di Perugia, anche capoluogo regionale, e di Terni.
Data la natura calcarea delle rocce, numerosi sono i fenomeni carsici, come le doline, le caverne e soprattutto le sorgenti, alimentate da una copiosa circolazione di acque sotterranee.
Il disegno geografico della regione ha i suoi elementi principali nei bacini intermontani; il principale di questi bacini è la valle del Tevere, o Val Tiberina, piuttosto angusta nel suo tratto settentrionale, cioè sino alla conca in cui è situata la città di Perugia, poi man mano relativamente più ampia. Un'altra conca, che per la sua superficie può essere assimilata a una pianura, è la Valle Umbra, il cui centro principale è Spoleto, in provincia di Perugia.
L'Umbria è ricca di corsi d'acqua, nessuna delle numerose depressioni che si interpongono tra le dorsali montuose è percorsa in tutta la sua lunghezza da un unico corso d'acqua; in alcuni punti inoltre i solchi fluviali tagliano trasversalmente le dorsali, determinando così una rete idrografica assai irregolare. La regione è interamente attraversata per circa 200 km. dal Tevere e continua poi il suo corso nel Lazio. I principali affluenti del Tevere sono, da destra, il Paglia (64 km.), che scende dall'Antiappennino toscano; da sinistra, il Chiascio (80 km.) che nasce sull'Appennino umbro-marchigiano e solca la Valle Umbra, e il Nera (116 km.), che confluisce nel Tevere solo in territorio laziale. Il suo tributario, il Velino, forma l'imponente
Cascata delle Marmore.
Nei pressi del confine con la Toscana si trova  il lago Trasimeno (128 km².), quarto d'Italia per estensione. Al centro di una pittoresca conca al confine con il Lazio è invece situato il piccolo lago di Piediluco (1,5 km².), da cui si diparte un canale che sbocca nel Velino e che funge da scolmatore, favorendo così la regolarità della portata di questo fiume.

Le colline e le vallate sono ricoperte da ricca vegetazione; solo le pendici più elevate dell'Appennino si presentano brulle e prive di alberi, benché non vi manchino le praterie. Molto estesi sono i boschi, che occupano una superficie corrispondente a un terzo del territorio, anche se nel corso dei secoli sono stati ampiamente sfruttati per ricavarne legname e per ampliare le aree destinate alle coltivazioni e ai pascoli. L'essenza più diffusa è la quercia; oltre i 900 metri si trovano estesi boschi di faggi. Specie legnose, come la vite e l'olivo, caratterizzano tutte le aree coltivate di collina. Si hanno infine due interessanti distretti floristici: quello alpino delle vette dei monti Sibillini, dove si trovano varie specie proprie dei livelli montani (genziane, sassifraghe, artemisie ecc.), e quello palustre del lago Trasimeno. Piuttosto povera è la fauna, sia per una diffusa abitudine all'esercizio della caccia, sia perché la collina è un ambiente che offre pochi rifugi. È dunque nelle zone di montagna che si trovano tassi, martore, scoiattoli, volpi, faine e istrici. Numerosi sono gli uccelli, sia stanziali sia migratori (anitre selvatiche, folaghe e colombacci) che, nelle loro migrazioni, trovano negli ambienti di questa regione buone possibilità di sosta.
Il settore terziario poggia essenzialmente sul turismo. Tra i centri principali, oltre a Perugia e Terni, si ricordano Assisi, Città di Castello, Foligno, Gubbio, Spoleto, Todi (Perugia), Narni e Orvieto, che sorge su una rupe sovrastante la valle del fiume Paglia.

In Umbria si sono ritrovate tracce della presenza umana che risalgono alla preistoria più antica, ma è soprattutto in epoca storica che si va caratterizzando il popolamento di specifici gruppi etnici, come gli etruschi, stanziati sulla riva destra del Tevere, i sabini e gli umbri, sulla riva sinistra. La città di Volsinii, l'attuale Orvieto, divenne il centro spirituale e politico della civiltà etrusca, mentre Gubbio costituì la più importante località per gli umbri. A queste culture si sostituì, nel corso del III secolo a.C., la dominazione di Roma, che giunse al completo controllo della regione nel I secolo a.C. con la sottomissione della città etrusca di Perugia. Intanto la costruzione della via Flaminia incentivò la formazione di nuovi aggregati urbani, sorti su quel percorso così importante per il collegamento tra Roma e l'Adriatico. A quel tempo risale anche il termine Umbria, coniato per definire l'area circostante la Flaminia, a est del Tevere. La zona occidentale rimase parte dell'Etruria: questa dualità si mantenne per lungo tempo.
Con la conquista longobarda, a cui seguì la fondazione del ducato di Spoleto, si frantumò ulteriormente il territorio umbro, in quanto le zone intorno a Terni e Perugia si mantennero unite all'impero bizantino. Nel corso del VII secolo si formarono i primi nuclei fortificati nella valle del Tevere.
La ripresa di vitalità economica, che iniziò a partire dall'XI secolo, animarono l'Umbria di fitti insediamenti di carattere civile e religioso. Fiere, mercati e manifatture fecero della regione il crocevia di grandi spostamenti di uomini e di culture. In questa realtà prese corpo l'esperienza politica dei liberi comuni che, sebbene il territorio umbro appartenesse ai duchi di Spoleto e ai marchesi di Toscana, rivendicarono autonomie e privilegi, appoggiandosi all'autorità del pontefice. Iniziò allora un lungo contrasto tra poteri ora coalizzati ora contrapposti, che si disposero intorno a tre nuclei: le città libere (Perugia, Todi, Gubbio, Assisi, Foligno, Orvieto e Bevagna), dall'intensa vita culturale e religiosa; le signorie (Baglioni, Fortebraccio, Vitelli, Trinci e Malatesta), che tentarono a più riprese di esautorare i comuni per dare vita a embrioni di stati su base regionale; il papato, che dal XIII secolo era nominalmente titolare del ducato di Spoleto, ossia di gran parte dell'odierna Umbria, ma che riuscì a sottomettere tutti i centri urbani solo verso la metà del XVI secolo, affermando definitivamente la propria sovranità. Fu in quei secoli che l'Umbria acquisì la raffinata impronta medievale e rinascimentale, rimasta pressoché intatta nel corso dei secoli.
Il potere pontificio fu interrotto dagli eserciti di Napoleone, a cui si deve l'unione dell'Umbria alla Repubblica Romana (1798) e la successiva annessione all'impero nel 1808, con il nome di dipartimento del Trasimeno. Restaurato il governo papale nel 1814, in Umbria si formarono nuclei di patrioti liberali che parteciparono ai moti del 1831 in Romagna. Nella fase decisiva per l'attuazione dell'unità d'Italia, l'insurrezione di Perugia del 1859 fu il preludio all'annessione dell'Umbria: occupata dalle truppe sarde nel settembre 1860, con un plebiscito la regione aderì al nascente Regno d'Italia. Dopo l'unità, e più marcatamente nei primi cinquant'anni del XX secolo, vide rafforzarsi quella bipartizione che l'aveva contraddistinta sin dai tempi dei romani.

Il 28 del mese di maggio, su tutto il territorio regionale, si svolge la consueta manifestazione denominata "Cantine Aperte".
Info: 0742344214.