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Clicca per andare nel VenetoClicca per andare in Friuli Venezia GiuliaClicca per andare in LombardiaClicca per andare al Parco dello StelvioRegione Trentino Alto Adige

Trentino-Alto-Adige. Confina con l'Austria a nord, con la Svizzera e la Lombardia a ovest e con il Veneto a sud e a est. Comprende le province di Bolzano e di Trento, il quale ne è anche capoluogo regionale. Dal 1948 le due province di Trento e di Bolzano formano la regione autonoma del Trentino-Alto Adige.

Il territorio, situato quasi al centro della regione alpina, è interamente montuoso. Lungo la linea di spartiacque che separa la regione dall'Austria si sviluppa in più dorsali una sezione delle Alpi Noriche: a ovest, a partire dal passo di Resia (1508 m.), include le Alpi Venoste, che formano un bastione erto e compatto, sovrastato da varie cime di oltre 3000 m. e culminante nella Palla Bianca (3736 m.); verso est si elevano i rilievi delle Alpi Aurine o Alpi dello Zillertal. Queste cinte montuose sovrastano importanti e popolose vallate, le principali sono la Val Venosta e la valle dell'Isarco con la Val Pusteria, che confluiscono presso Bolzano nella valle dell'Adige.
Altri importanti rilievi si trovano più a sud: in particolare, si ha una sezione delle Alpi Retiche, a ovest, al confine con la Lombardia (massiccio dell'Adamello, di 3556 m. e massiccio dell'Ortles, di 3899 m.), mentre a est sorgono le Dolomiti, condivise con il Veneto (massiccio della Marmolada, di 3342 m.). Le forme del rilievo variano passando dalle montagne dolomitiche ai massicci granitici, sino alle formazioni calcaree della fascia prealpina meridionale.
Tre sono i valichi relativamente agevoli che permettono le comunicazioni con l'Austria: il passo di Resia, il passo del Brennero (1372 m.) e il passo di Dobbiaco (1170 m.). Per contro, più elevati e sbarrati dalla neve per buona parte dell'anno sono i valichi interni: si ricordano, al confine con la Lombardia, il passo dello Stelvio (2759 m.) e il passo del Tonale (1883 m.) e, al confine con il Veneto, il passo Pordoi (2239 m.) e il passo di Rolle (1970 m.).
L'unico tratto di pianura è rappresentato dal fondovalle alluvionale della media valle dell'Adige, tra Bolzano e Rovereto. È sufficiente questo elemento morfologico a evidenziare l'importanza della valle dell'Adige nel popolamento e nell'economia locali. Il fiume (410 km.) è la vera arteria della regione; arricchito da numerosi corsi d'acqua, attraversa da nord a sud l'intero territorio e bagna tutte le principali città. Gli altri fiumi sono il Brenta (160 km.), e due tributari del Po, il Chiese (160 km.) e il Sarca (78 km.), è immissario del lago di Garda, da cui esce col nome di Mincio.
Il Trentino-Alto Adige è ricco di piccoli laghi di montagna (circa 600), alcuni dei quali hanno, per la loro bellezza, meritata notorietà, così come i centri turistici che sorgono sulle loro sponde: in provincia di Bolzano, si ricordano i piccoli laghi di Braies, di Carezza e di Dobbiaco; in provincia di Trento, i più estesi sono i laghi di Levico, di Molveno e di Caldonazzo e di Ledro.
La regione può vantare un'antica tradizione culturale di tutela dell'ambiente; le aree variamente protette occupano circa il 20% della superficie territoriale, con discreto vantaggio per l'Alto Adige, che raggiunge quasi il 23%. Include una vasta sezione del Parco Nazionale dello Stelvio; a partire dagli anni Settanta ha provveduto a istituire numerosi parchi, privilegiando la zona delle Dolomiti. Tra questi ultimi si ricordano il Parco Regionale dell'Adamello-Brenta, i Parchi Naturali del gruppo di Tessa, l'Alpe di Fanes-Sennes-Braies, dello Sciliar (di eccezionale interesse geologico, includendo una remotissima e pressoché intatta scogliera corallina, formatasi in mari caldi, tropicali), delle Pale di San Martino, del gruppo delle Odle, e la riserva naturalistica del Laghestel di Pinè, nella valle trentina di Pinè.
La tipica formazione vegetale del Trentino-Alto Adige è il bosco di conifere (abeti bianchi e rossi, larici, pini silvestri), opportunamente curato e sorvegliato, nonostante l'impatto spesso negativo del turismo. La mitezza climatica del lago di Garda consente la presenza, lungo le sue rive, di specie tipicamente mediterranee, come il leccio, l'alloro e l'ulivo. Ma non meno celebri dei boschi sono i tappeti erbosi di prati e pascoli, con la loro fioritura multicolore di rododendri, primule, genziane, campanule e altri fiori alpini, che in certe aree, come l'Alpe di Siusi, formano distese compatte sino ai 2000 m. di quota.
Anche la fauna alpina è molto abbondante in Trentino-Alto Adige. Camosci e caprioli sono frequenti; si hanno inoltre marmotte, lepri, scoiattoli e varie specie di uccelli (galli cedroni, francolini, lucherini). Sopravvive anche, nei boschi dell'alta Val Rendena, nel parco regionale dell'Adamello-Brenta, una minima colonia di orsi bruni.
La frutticoltura si basa sulla produzione principale delle mele; anche la coltura della vite, molto selezionata, è destinata alla produzione di vini di alta qualità. Anche l'artigianato ha il suo punto di forza in oggetti di legno intagliati a mano.
L'attrezzatura alberghiera, ricettiva e sportiva in genere, è tra le migliori d'Italia; le sole Dolomiti possono offrire più di 1000 km. di piste da sci e circa 500 impianti di risalita. Località di villeggiatura estiva e di sport invernali come Madonna di Campiglio, San Martino di Castrozza, Corvara, Canazei, Alpe di Siusi e tantissime altre hanno fama meritata. Il Trentino dispone inoltre di stazioni climatiche sul lago di Garda. L'Alto Adige ha la massima concentrazione italiana di aziende attrezzate per l'agriturismo.
Formatosi dopo la prima guerra mondiale, il Trentino-Alto Adige nasce dall'aggregazione di due distinte regioni storiche. Il Trentino, che, come si è detto, è un'area di lingua e di cultura italiana, deve la sua identità più netta alla lunga permanenza sotto il principato vescovile di Trento. L'Alto-Adige, meglio sarebbe dire il Sud Tirolo, corrispondente all'odierna provincia di Bolzano, assorbì maggiormente sia la germanizzazione, iniziata nell'VIII secolo d.C., sia l'unificazione ai domini degli Asburgo d'Austria (dal 1363 al 1919).
Anche dopo la conquista romana del territorio, avvenuta nel 15 a.C. con le imprese di Druso, non si realizzò l'unione amministrativa della regione attuale, dal momento che l'organizzazione voluta da Augusto introdusse due ripartizioni politico-militari: il Trentino confluì nella Regio X, detta Venetia et Histria, mentre la parte settentrionale appartenne alla provincia alpina e transalpina della Raetia. La penetrazione del cristianesimo fu contrastata dal permanere di antichi culti pagani, come è evidenziato dal martirio dei predicatori cappadoci Martirio, Sisinio e Alessandro, inviati a convertire gli anauni della Val di Non (IV secolo). Le invasioni ostrogote e bizantine precedettero l'arrivo dei longobardi, i quali però non penetrarono nel Tirolo. Sia il Trentino sia il Sud Tirolo andarono comunque soggetti ai continui mutamenti etnici, politici e legislativi che caratterizzarono l'Alto Medioevo, e furono qui più accentuati a causa della posizione geografica, punto di convergenza e di tensione tra differenti civiltà.
Comune fu il processo di germanizzazione iniziato sotto gli Ottoni, imperatori tedeschi, ai quali si deve la prima ossatura politico-amministrativa con la costituzione a feudi imperiali dei vescovati di Trento e di Bressanone, a cui si affiancavano quelli di Salisburgo e di Coira, che completavano il controllo strategico dei valichi alpini. L'equilibrio venne turbato da due processi simultanei: da una parte, la crescita dell'influenza dei conti del Tirolo, la cui supremazia si estese a nord e a sud della linea di spartiacque delle Alpi; dall'altra, l'affermazione di un più netto potere temporale del vescovo di Trento, che favorì i contatti culturali e politici con i territori italiani, appoggiando il movimento dei liberi Comuni in contrasto con l'imperatore. Tra il 1363 e il 1364, il Trentino e il Tirolo vennero incorporati a diverso titolo ai domini della casa austriaca degli Asburgo, interessata a rafforzare quel corridoio di fedeltà imperiale che consentiva le comunicazioni tra l'Austria e l'Italia. Successivamente nelle zone meridionali del Trentino si indirizzò la spinta espansionistica di Venezia, causa di guerre con l'impero concluse, all'inizio del Cinquecento, con la sconfitta veneziana nella battaglia di Agnadello. I riflessi della Riforma protestante, che trovò nell'area trentina diffusi consensi, suscitarono una vasta sollevazione contadina, la cosiddetta "guerra rustica", che sconvolse la regione nel 1525. Proprio perché situata in un'area di confine religioso e politico, Trento fu scelta come sede del Concilio (1545-1563) chiamato a ridefinire l'azione spirituale e pastorale della Chiesa.
L'assetto politico dei due territori, il Trentino e il Sud Tirolo, entrambi inseriti nel sistema imperiale, che lasciava ampi margini di autonomia, non variò fino all'età napoleonica. Dopo la pace di Presburgo (1805) vennero annessi alla Baviera, ma la rivolta antibavarese capeggiata dal patriota tirolese Andreas Hofer convinse Napoleone a modificare la scelta: nel 1810 (con l'eccezione della Pusteria) furono uniti al Regno d'Italia. Nel 1814, dopo il congresso di Vienna, le due regioni tornarono nuovamente a fare parte dell'impero austro-ungarico, sotto cui rimasero fino al termine della prima guerra mondiale, quando il trattato di Saint-Germain (1919) li attribuì all'Italia. Il Sud Tirolo, ormai ribattezzato Alto-Adige, fu dapprima associato alla provincia di Trento e quindi fu separato e costituì una provincia a sé stante.

 

Dolomiti

Con il termine "Dolomiti" si indica genericamente la regione caratterizzata dalla presenza della dolomia, un minerale particolare, localizzato nelle zona più elevata delle Alpi Venete, tra la Val Pusteria, la Val Rendena e la Valle del Piave. Paesaggio diverso dagli altri pur straordinari dei rilievi alpini, colpisce per la sua grandiosità, che si articola in conche ampie rivestite da verdi praterie, boschi fitti di conifere gigantesche e piccoli laghi glaciali.
Spettacolari e mozzafiato sono alcuni aggettivi che potremmo usare per definire i panorami che offrono le Dolomiti, sia d’estate che in inverno. Le montagne, maestose e in certi punti perfino terrificanti, si specchiano dolcemente nei laghi dalle acque cristalline. Ovunque si percepisce il senso della natura incontaminata e selvaggia che sovrasta l’uomo. La Natura qui ha creato un regno straordinario che le masse di turisti non hanno mai minimamente mutato. Un quadro idilliaco che viene poi completato dalla presenza di animali come lo stambecco, l’aquila, i camosci o le marmotte che, insieme a una ricca vegetazione, rendono questa visita inimitabile. Ma non si devono dimenticare gli insediamenti dell’uomo che si inseriscono perfettamente nella cornice della natura.
Percorrendo in lungo e in largo le valli dolomitiche, le vedute dei paesini disseminati nelle conche verdi ai piedi delle montagne si ripetono ovunque con la stessa grazia e la stessa serenità. Sono centri ridenti, lindi, fioriti, simili d’inverno a suggestivi presepi o d’estate a graziosi paesi dei balocchi. Per accedere a questi posti di sogno potrà in parte essere utilizzata la Grande strada delle Dolomiti, segno inconfondibile del passaggio dell’uomo che così ha reso percorribili posti fino a questo secolo del tutto isolati.

 

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Artigianato

Nelle regioni dolomitiche rari pezzi d’arredamento, soprammobili e perfino oggetti d’uso quotidiano, sono realizzati in legno con molta cura e attenzione. Vi sono incisi o lavorati ad intaglio motivi decorativi simbolici, floreali o astratti. Del resto le case stesse hanno portoni in legno molto antichi che presentano una parte superiore a lunetta e i battenti ripartiti in campi rettangolari, ornati con stemmi araldici o altre figurazioni a rilievo. Ma dove veramente questo tipo di artigianato non teme rivali è l’esecuzione delle culle che oggi hanno quasi interrotto la loro vera funzione per divenire veri e propri oggetti d’arredamento. La culla, in legno d’abete o di noce, poggia su due mezzelune di grandezza e altezza variabile. La parte decorata e solitamente più bella è l’arco, costituito da una sottile fascia di legno curvato, fissato sulla parte superiore con nastri cui si appendeva la tendina per proteggere il bambino dagli insetti. L’arco mostra motivi a dente di lupo, a riccio d’onda, a nastro che recano anche simboli religiosi, tra cui la croce con il monogramma con Cristo.

 

 

 

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Aree protette

Tra le tante oasi naturalistiche offerte dalle Dolomiti si trovano anche i parchi, tra i quali sono stati scelti alcuni particolarmente degni di rilievo.
Per intraprendere la visita di questi luoghi è necessario essere provvisti di binocolo per poter ammirare il volteggio dell’aquila reale, i salti leggeri dei camosci, le vette, i paesaggi lontani.
Si parte dal Parco di Puez-Odle che misura circa diecimila ettari di terreno, ottimo per le escursioni e i percorsi naturalistici tra le grandi vette, le valli glaciali, i prati dove pascolano indisturbate le mucche. Centro ideale del parco è la Valle di Funes, cara a Reinhold Messner, ma vicina è anche la bellissima Vallelunga, che presenta pareti rocciose di dimensioni monumentali a strapiombo su parti verdeggianti.
Notevole è anche il Parco di Sesto che accentua i toni grandiosi: le valli sono immense, come assai estesi sono i boschi e imponenti le cime statuarie. Tra queste si possono ammirare le Tre Cime di Lavaredo, di straordinaria bellezza.
C’è poi il Parco Naturale delle Regole d’Ampezzo, anch’esso assai vasto, esteso dal passo Falzarego alle Tre Croci. Vi si trovano oltre alle rare aquile, il gipeto, la civetta, il gallo cedrone, una rara specie di picchio, e ancora i cervi, i camosci, gli stambecchi, le martore, le volpi e tante altre specie.
Confinante con quello di Regole è il Parco di Fanes, Sennes, Braies, dal nome delle tre valli
su cui si estende. Anche qui c’è da sbizzarrirsi nella scelta degli itinerari tra valli, boschi e pareti rocciose. Tra tutti i paesaggi offerti dalle Dolomiti questo è quello che presenta prati e pascoli più ricchi di fiori delicati e variopinti come genziane, anemoni, orchidee e rododendri.

 

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Mòcheni

Vicino a Trento, in una delle più appartate e intatte valli alpine, vive un antico popolo di origine germanica, tenacemente attaccato alle proprie tradizioni. Sono appunto i Mòcheni, che derivano il loro nome dalla parola tedesca "machen" (fare) che la dice lunga sulla loro filosofia di vita.

Intorno al maso di svolge la vita quotidiana di questo popolo emigrato dalla Germania nel XIII secolo. I Mòcheni continuano a vestirsi con gli abiti tradizionali e feste popolari e danze sono uno dei modi per conservare e difendere le tradizioni di una comunità che oggi conta circa duemila appartenenti. Anche lo scrittore tedesco Robert Musil fu incuriosito dalla storia dei Mòcheni e a loro dedicò due bellissimi racconti.

 

 

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Liquori ed elisir

Da lungo tempo nelle zone dolomitiche si confezionano ottimi liquori usando ingredienti naturali. Le basi di queste speciali preparazioni sono polpa, succo e buccia della frutta, fiori profumati, radici, foglie e piante aromatiche, zucchero, bacche, miele e acquavite. La preparazione è lunga e accurata, si pestano gli ingredienti, si mettono in infusione in recipienti di vetro e vi si lasciano a riposare per un numero variabile di giorni a seconda della ricetta. Infine si filtra con un panno: il liquido che ne risulta è pronto per essere bevuto.

Molti di questi liquori servono a curare alcune malattie o a lenire dolori. Contro le coliche o il mal di stomaco, ad esempio, si può bere una bevanda a base di cannella, coriandolo, anice, noce moscata, chiodi di garofano e tante altre spezie.

Una bevanda calmante è a base di scorza d’arancia, comino e bacche di ginepro, mentre l’acqua di basilico è un ottimo digestivo; l’acquavite di mirtillo nero cura i problemi degli occhi, e per la gola si mescola l’acquavite al miele con la menta.