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Regione Lazio

Il Lazio si affaccia sul mar Tirreno a ovest e confina con l'Umbria, la Toscana e le Marche a nord, l'Abruzzo e il Molise a est, la Campania a sud; è ripartita nelle province di Frosinone, Latina (compreso l'arcipelago delle isole Ponziane), Rieti, Roma (capoluogo regionale nonchè capitale d'Italia), e Viterbo.

Il territorio è composto da zone molto diverse per aspetto e condizioni naturali. All'estremo nord-est spiccano i monti Reatini (Terminillo 2213 m.), e l'adiacente gruppo dei monti della Laga (Gorzano 2455 m.); lungo il confine con l'Abruzzo si sviluppano i monti Simbruini (Contento 2014 m.) e, al di là dell'alta valle dell'Aniene, la catena degli Ernici (2037 m.). Sempre al confine con l'Abruzzo s'innalzano i monti della Meta (Petroso 2247 m.), ai quali si raccorda, al confine con il Molise, il massiccio delle Mainarde (Cavallo 2039 m.).
Caratteristica del cosiddetto Antiappennino laziale è un'area fertile e ridente, rappresentata da quattro distretti vulcanici di epoca quaternaria, allineati rispetto alla costa; sono formate dalle orlature di vulcani ormai spenti, i cui crateri sono spesso occupati da laghi. I Volsini (639 m.) attorno al lago di Bolsena, i Cimini (1053 m.) con il lago di Vico e i Sabatini (612 m.) intorno al lago di Bracciano. A sud della valle del Tevere sono invece i colli Albani, un sistema molto complesso, chiamato anche Vulcano laziale, in gran parte ormai demolito, che racchiude il lago di Albano e il lago di Nemi.
Le pianure costiere, per secoli paludose e malariche solcate da fiumi il cui corso mutava facilmente, sono state oggetto, nei secoli passati, di alcuni interventi di bonifica. A nord è situata la Maremma laziale, proseguimento di quella toscana; seguono l'Agro Romano, o Campagna Romana, incentrato sul basso corso e sul delta del Tevere, e quindi l'Agro Pontino.
La regione ha il suo principale asse fluviale nel Tevere, ma tutta la sezione meridionale della regione tributa le sue acque al fiume Sacco. Nel Lazio, il Tevere entra nella regione a Orte dopo aver attraversato interamente l'Umbria, ma è solo in territorio laziale, grazie al tributo del Nera e dell'Aniene, che la sua portata aumenta sensibilmente e, dopo aver attraversato l'Agro Romano, sfocia con un piccolo delta nel Tirreno. Il Sacco (87 km.) è invece il principale affluente del Liri, il cui corso si svolge tra i monti Ernici e i rilievi dell'Antiappennino e che, unendosi al Gari, assume il nome di Garigliano.
Sulle condizioni climatiche della regione influisce, oltre naturalmente alla posizione geografica, l'altitudine e l'esposizione al mare. I periodi più piovosi sono l'autunno e la primavera, con un marcato minimo estivo. Di questa regione, di antichissimo e denso popolamento, rimane ben poco dell'ambiente naturale originario. Le aree protette sono circa il 6% della superficie territoriale. La più nota è il Parco Nazionale del Circeo, istituito nel 1934 per salvaguardare un paesaggio di dune e paludi raro in Italia. Si segnalano inoltre sulla costa, l'Oasi naturale del Bosco di Palotra e, sui monti Lepini, l'Oasi di Ninfa. Di più recente istituzione, condiviso con l'Abruzzo e le Marche, è il Parco Nazionale del Gran Sasso-monti della Laga, con lembi di bella foresta appenninica.
Le formazioni vegetali tipiche del Lazio sono rappresentate soprattutto dalla macchia mediterranea, mista a lecci e querce nelle aree di collina, da boschi di castagni nell'alta collina e da faggete alle quote di media montagna. I monti laziali sono estesamente occupati dal nudo pascolo. Sono stati introdotti pini marittimi in alcune zone della fascia litoranea, qui si trova l'area più interessante dal punto di vista naturalistico, in parte salvaguardata nel Parco del Circeo, soprattutto per quanto riguarda la vegetazione di acquitrini e paludi. Della fauna originaria, ormai molto ridotta anche per la diffusa pratica della caccia, si segnalano cinghiali, lupi, gatti selvatici, volpi, faine e martore; relativamente numerose sono le specie di uccelli tra cui cormorani, fenicotteri, folaghe, in particolare nelle residue zone umide della costa.
Famosi sono i vigneti dei colli Albani, con produzioni di vini di qualità, e alcune aree dell'Agro Pontino, come la piana di Fondo.
Settore portante dell'economia regionale è il turismo, dove però è sempre Roma ad avere un ruolo determinante, per il suo straordinario patrimonio storico e artistico, ma anche per il suo ruolo di centro religioso e di capitale della cristianità, con la Città del Vaticano; tra i visitatori, molto elevata è la percentuale di stranieri. Per contro in numerosi centri il turismo d'arte non è adeguatamente valorizzato; la località di spicco montano ha la sua stazione più attrezzata nel Terminillo e quella termale nella famosa località di Fiuggi, in provincia di Frosinone.

L'odierno Lazio era abitato in epoca storica dagli Etruschi nel territorio a destra del Tevere; dai Latini organizzati in una lega di città strette da vincoli religiosi (Alba Longa) a sinistra del fiume; da Ernici, Equi e Volsci nelle valli del Sacco e del Liri. Nel IV secolo a.C. tutta la regione era riunita sotto il dominio di Roma e definirono con il termine Latium tutto il territorio. Questa originaria identità geografica ha un valore storico in quanto documenta il fiorire di civiltà preromane, attestate dagli archeologi soprattutto dopo il I millennio a.C., tra la fine della preistoria e la protostoria.
L'espansione romana nel territorio laziale si trascinò per lungo tempo, se si tiene a mente che Veio fu presa agli albori del IV secolo a.C., mentre la caduta di Vulci, una delle ultime roccaforti etrusche, avvenne nel 265 a.C. Con la riforma amministrativa di Augusto, il Lazio fu aggregato alla Campania, nella Regio I, nucleo centrale dell'impero romano, di cui condivise più di altre regioni tutte le vicende e da cui trassero vantaggio sia il sistema economico, favorito dagli insediamenti agricoli e dai lavori di riqualificazione delle zone paludose, sia la rete delle comunicazioni, imperniata sulle tante e grandiose opere pubbliche costruite dai romani. Dopo la caduta dell'Impero Romano (476 d.C.), determinanti per il futuro assetto politico della zona furono le vicende del periodo che va dal VI all'VIII secolo, caratterizzato da incessanti guerre tra Longobardi e Bizantini, i quali vi avevano formato un nucleo amministrativo e militare (ducato di Roma). S'inserisce in questo contrasto la Chiesa che, proprietaria dalla fine del VI secolo di alcuni territori e avvalendosi del favore acquisito tra le popolazioni, si sostituisce gradatamente alle autorità bizantine. Fu questo il nucleo originario dello Stato Pontificio, la cui fisionomia giuridica prese evidenza alla fine del regno longobardo (donazione di Sutri del 728) e ancora di più sotto il regno dei franchi. A questi ultimi si fa risalire l'origine di quella galassia di famiglie aristocratiche (Colonna, Annibaldi, Orsini, Caetani, Savellie, ecc.) che divennero detentrici di grandi proprietà terriere e che vennero coinvolte nel Basso Medioevo in lunghi conflitti con il vescovo di Roma e con i liberi comuni (Viterbo, Rieti, Tivoli, Terracina, ecc.), che si conclusero alla fine del XV secolo.
Anche Roma, con l'azione svolta da Cola di Rienzo, tese a presentarsi come antagonista del potere pontificio, indebolito peraltro dall'esilio avignonese (1309-1376). Il Lazio risentì della diversa collocazione dell'autorità papale nel quadro dei mutati equilibri europei, sempre più condizionati dalle grandi potenze, e visse gli echi della crisi religiosa del primo Cinquecento, sfociata nella Riforma protestante. Nel 1527 Roma fu oltraggiata da un lungo saccheggio perpetrato dai lanzichenecchi, truppe tedesche luterane al servizio dell'imperatore cattolico Carlo V. Il potere politico del pontefice e il suo carisma subirono un tracollo, dal quale poterono riprendersi attraverso il sostegno della Spagna e della Francia, e l'opera di ristabilimento del cattolicesimo sancita dalla Controriforma. A quel punto la storia del Lazio si integrò stabilmente con quella dello Stato della Chiesa, nel quale formava le due province del Patrimonio di San Pietro e di Marittima e Campagna. Ciò che non si ristabilì pienamente fu l'economia del contado, che mantenne quell'aspetto di desolante abbandono, tipico di una plaga malarica e paludosa, terra di briganti e di povertà, seppure qualche cenno di rinascita produttiva si potesse cogliere nell'opera di riforma tentata alla fine del Settecento da papa Pio VI e poi proseguita durante la dominazione napoleonica.
Solo dopo l'unità d'Italia (1870) la regione fu interessata da un'efficace opera di bonifica delle paludi che, rilanciata durante il fascismo, portò alla piena valorizzazione del territorio agricolo e a diffusi insediamenti colonici, alcuni dei quali, come Latina, di nuova fondazione. Intanto, la regione era già meta di turismo culturale sin dalla fine del Settecento, quando, venute di moda le passeggiate archeologiche, le tappe del tour dell'aristocrazia europea suggerivano frequenti soste nel territorio laziale.

Il 28 del mese di maggio, su tutto il territorio regionale, si svolge la consueta manifestazione denominata "Cantine Aperte". Tel. 06.8604694.