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Regione Friuli Venezia Giulia

Il Friuli-Venezia Giulia è situato nell'estremo nord-est del paese, confina con l'Austria a nord, la Slovenia a est, il Veneto a ovest e si affaccia sul mar Adriatico a sud. È suddivisa nelle province di Gorizia, Pordenone, Trieste (capoluogo regionale) e Udine. Per la sua posizione geografica di frontiera, ma anche per tutelare le sue particolari caratteristiche culturali, tra cui la lingua friulana e quella slovena, il Friuli-Venezia Giulia costituisce, così come il Trentino-Alto Adige, la Valle d'Aosta, la Sicilia e la Sardegna, una regione ad amministrazione autonoma.
La poca densità della regione è anche la conseguenza di una morfologia in linea di massima poco favorevole agli insediamenti e allo sfruttamento economico, soprattutto in passato, quando l'attività produttiva si basava sull'agricoltura. Oltre il 42% della superficie territoriale è occupato da montagne; il resto è formato da colline e da una pianura. La sezione montuosa della regione, orogeneticamente giovane e non ancora assestata (gravi e devastanti terremoti, l'ultimo nel 1976), comprende le Alpi Carniche e una parte delle Alpi Giulie. Qui il sistema alpino si presenta come una lunga serie di cime e creste in prevalenza calcaree, che toccano i 2700 m. (Coglians, 2780 m. nelle Alpi Carniche, e il Jôf di Montasio, 2754 m. nelle Alpi Giulie).
Dalle Alpi Carniche prende il nome una vasta e pittoresca regione montana, delimitata a sud dal Tagliamento, la Carnia, i cui centri principali sono Ampezzo e Tolmezzo. Alcuni valichi, relativamente agevoli e poco elevati, consentono i collegamenti al di là del confine: il passo di monte Croce Carnico (1360 m.) e la Sella di Camporosso, più nota come passo di Tarvisio (813 m.), che collegano entrambi la regione con l'Austria, e il passo di Predil (1156 m.) con la Slovenia. A sud del solco segnato dal Tagliamento e dal suo principale affluente, il Fella, si stendono le Prealpi, impervie e brulle, alte in media dai 1500 ai 2000 m.
Le coste si sviluppano per circa 150 km, dalla foce del Tagliamento alla località di Muggia; sono basse e sabbiose a ovest, orlate da lagune (laguna di Marano, laguna di Grado), mentre a est sono alte e rocciose, poiché il mare raggiunge i rilievi del Carso. I corsi d'acqua sono numerosi, generalmente dal regime torrentizio. Il maggiore è il Tagliamento (170 km.), che nasce dalle Alpi Carniche e sbocca nell'Adriatico segnando il confine con il Veneto; gli altri corsi d'acqua importanti sono il Livenza (112 km.), che funge per lungo tratto da confine con il Veneto, e l'Isonzo (136 km.), che nasce in Slovenia, nelle Alpi Giulie.
Situato tra le Alpi e l'Adriatico, il Friuli-Venezia Giulia ha condizioni climatiche che variano da zona a zona. Tipicamente alpino è il clima della Carnia, con inverni molto rigidi sui rilievi e anche nelle vallate interne, poiché le Prealpi Carniche, che raggiungono quote abbastanza elevate, costituiscono un ostacolo ai venti provenienti dal mare. Caratteristiche continentali hanno le pianure e la zona collinare, con inverni freddi ed estati assai calde. Ma è un vento freddo di nord-est, la bora, la caratteristica climatica del golfo di Trieste. Originato dalle pressioni che si formano nell'Europa centrorientale, si riversa nell'Alto Adriatico infiltrandosi tra i varchi delle Alpi Giulie, dove acquista una straordinaria accelerazione investendo Trieste e tutto il suo golfo e scatenando spesso mareggiate anche devastanti. Alcune raffiche possono raggiungere la velocità di 150 km/h.
I boschi originari, che ricoprivano la pianura e che erano essenzialmente costituiti da querce e altre latifoglie, sono quasi del tutto scomparsi. Lungo la costa, estesi impianti di pini hanno dato origine a belle pinete, tra cui quella di Lignano Sabbiadoro (Udine). Ben conservata è la copertura forestale della Carnia, dove si stende una prima fascia submontana con prevalenza di faggi, alla quale fanno seguito, a quote più elevate, i boschi di conifere, formati soprattutto da abeti rossi e larici. Tipica infine è la stentata vegetazione dell'altopiano carsico dove, inframmezzati alle pietraie, si hanno arbusti di timo, salvia, ginepro ecc. Anche la fauna naturale è ormai molto povera. Sussistono gruppi abbastanza esigui di cervi, caprioli e camosci, più consistenti di volpi e tassi. Tra gli uccelli si ricordano varie specie di rapaci (falchi, poiane, nibbi). Ma l'aspetto più interessante della fauna locale è rappresentato dagli animali di tipo cavernicolo delle cavità sotterranee del Carso, adattati al buio e quindi privi di occhi o con occhi atrofizzati; numerosi sono ad esempio i pipistrelli e le farfalle notturne e crepuscolari.
Nell'area collinare una viticoltura molto specializzata garantisce vini e grappe di alta qualità. Anche l'allevamento del bestiame, suino e bovino in prevalenza, forniscono i rinomati prosciutti di San Daniele (Udine).
Importanti sviluppi ha avuto parallelamente il turismo, soprattutto quello balneare di massa; sono soprattutto gli stranieri a visitare la regione. Lignano Sabbiadoro (Udine) e Grado (Gorizia), già celebre in epoca austriaca, sono tra le meglio attrezzate stazioni di villeggiatura d'Italia. Recuperato il ruolo di un tempo, perduto dopo la seconda guerra mondiale con la perdita dell'Istria, Trieste è tornata a essere un porto di notevole importanza; è inoltre la porta d'ingresso al mondo slavo e all'Europa orientale, con funzioni commerciali rilevanti.

Il doppio nome dato alla regione, istituita nel 1948, riflette le diverse anime storiche di questo territorio di frontiera. Il nome Friuli deriva da Forum Iulii, centro fondato da Giulio Cesare e divenuto capoluogo della Regio X, denominata Venetia et Histria. Fu solo dopo la caduta dell'impero che il toponimo della città venne esteso all'intera regione, compresa tra i fiumi Livenza e Timavo, le Alpi Carniche e Giulie, e il mare Adriatico. In essa aveva assunto un ruolo dominante l'antico presidio di Aquileia che, perse le originarie funzioni di avamposto militare, si era convertito a luogo di scambi, cui facevano capo tutti i commerci provenienti dall'area danubiana. Aquileia rimase per molti secoli il punto di riferimento della storia friulana: già nel III secolo d.C. era divenuta sede di vescovado e in questa veste aveva orientato la cristianizzazione in una vasta area situata tra il nord-ovest dell'Italia e le regioni sul Danubio; quando nel 452 Attila la conquistò e la distrusse, tutto il Friuli fu soggetto alle invasioni.

Fino all'VIII secolo nella regione si sovrapposero diverse sovranità. Con la dominazione dei franchi, iniziata nel 794, il territorio si ricompose in un quadro più unitario che assunse confini definiti al tempo degli imperatori germanici, quando la contea fu infeudata ai patriarchi di Aquileia (1077). La successiva espansione del patriarcato fu contrastata dalle invasioni degli ungari, ultima travolgente ondata di invasori proveniente dall'Est europeo, ma soprattutto dalla spinta egemonica di Venezia, che finì con l'acquisire il territorio istriano.

Un radicale sovvertimento avvenne nel 1797 a opera di Napoleone che, con il trattato di Campoformio, assegnò tutta la regione all'Austria, salvo poi aggregarla di lì a poco al Regno d'Italia (1805). Passata all'Austria nel 1815, venne divisa in due zone, parzialmente autonome pur in un quadro di dipendenza da Vienna: l'una, chiamata il Litorale e comprendente i territori di Gorizia, Trieste e Fiume, fu annessa al regno illirico; l'altra entrò a fare parte del regno Lombardo-Veneto e vi rimase fino a che, a seguito della terza guerra d'indipendenza (1866), non venne unita al Regno d'Italia, appena nato. Fu allora che il territorio del Litorale, sotto dominio austriaco, venne ribattezzato Venezia Giulia secondo quanto suggerito da un'ideologia nazionale che ne rivendicava il diritto di appartenenza all'Italia. In nome di questo diritto l'Italia combatté nella prima guerra mondiale contro l'Austria, ma dopo la vittoria vide solo in parte soddisfatte le attese di annessione dell'intera Venezia Giulia.

Si inasprì allora un contenzioso di confine italo-iugoslavo, risolto da Giolitti col trattato di Rapallo (1920), che riconosceva all'Italia l'Istria e la città di Zara, al regno iugoslavo tutta la Dalmazia, mentre Fiume diveniva stato libero indipendente: tale sarebbe rimasta fino al 1924, anno in cui passò all'Italia a seguito di un nuovo accordo internazionale. Tensioni in parte analoghe, ma accentuate dal clima della Guerra Fredda, che per il Friuli si materializzava nella questione dei profughi istriani con migliaia di italiani residenti in Istria che abbandonarono i loro paesi, passati sotto la Repubblica iugoslava, si ripresentarono nel secondo dopoguerra soprattutto per il problema di Trieste, definitivamente risolto col trattato di Osimo del 1975.