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Piatti tipici della cucina campana.

Regione Campania

La Campania si affaccia a ovest e a sud-ovest sul mar Tirreno e confina con il Lazio e il Molise a nord, la Puglia a est, la Basilicata a est e sud-est. Capoluogo regionale è Napoli e che insieme alle province di Avellino, Benevento, Caserta e Salerno costituiscono l'ossatura della Campania; dipendono amministrativamente dalla regione le isole partenopee di Capri, Ischia, Procida (provincia di Napoli).
Si affaccia al Tirreno tra il fiume Garigliano e il golfo di Policastro, delimitata nell'interno da una linea irregolare che la separa da Lazio, Molise, Puglia e Basilicata. La fascia costiera, dal clima molto mite, dai porti accoglienti e dai terreni perlopiù pianeggianti e assai fertili era per i romani la regione della ricchezza e della felicità. Gli odierni confini tuttavia comprendono una Campania assai più vasta e ben diversa, del tutto simile alle terre appenniniche dell'Italia centrale e meridionale, con le sue montagne aspre e brulle, i valichi difficili e i paesaggi spopolati. L'Appennino campano inizia nel Molise, nella Bocca di Forlì (998 m.), e termina nella Sella di Conza (700 m.), al confine con la Basilicata; qui comincia l'Appennino lucano, che in parte supera i confini, tracciati dall'uomo, della Basilicata ed entra in territorio campano. In Campania prevalgono ovunque le rocce calcaree, con vistosi fenomeni carsici e un'accentuata idrografia sotterranea; sono celebri in particolare le grotte sia nella terraferma, "Grotta dello Smeraldo" vicino ad Amalfi  sia nelle isole, "la Grotta Azzurra" nell'isola di Capri.
Le pianure, che coprono meno di un sesto del territorio sono tutte costiere e di origine alluvionale, rese particolarmente fertili dai terreni vulcanici. A nord si estende la pianura più ampia e dal nome significativo, la Terra di Lavoro, attraversata dal fiume Volturno; a sud è situata la piana del Sele, solcata dal fiume omonimo.

Le coste si sviluppano per 360 km., tra la foce del Garigliano e il golfo di Policastro, presso la cittadina di Sapri. Vi si aprono ben quattro golfi nettamente separati da altrettanti promontori rocciosi. Il primo golfo a nord è quello di Gaeta, che a ovest sconfina in Lazio e sul quale prospetta la Terra di Lavoro; è chiuso dal Capo Miseno ed ha di fronte le isole di Procida e di Ischia. Segue il golfo di Napoli, uno dei più pittoreschi e famosi del mondo, dominato dalla mole del Vesuvio e delimitato a sud dalla lunga e montuosa famosa penisola sorrentina, alla cui estremità si trova la Punta Campanella, a chiusura dei monti Lattari, che morfologicamente proseguono nell'isola di Capri. Più a sud la Costiera Amalfitana, sul lato meridionale della penisola sorrentina, con il suo susseguirsi di celebri località turistiche (Amalfi, Positano, Maiori ecc.), cinge l'ampio golfo di Salerno, che include la piana del Sele e che termina a Punta Licosa. Infine, superato il tratto scosceso in cui il massiccio del Cilento giunge sino al Tirreno, e nel quale si protende il Capo Palinuro, si apre il golfo di Policastro.
La regione è anche particolarmente nota per i suoi apparati vulcanici. Sono state le loro eruzioni a costruire, con ceneri, sabbie e lapilli, buona parte della pianura campana. Alcuni vulcani si possono ritenere ormai spenti, come il Roccamonfina (1005 m.), presso il confine con il Lazio; molteplici manifestazioni di vulcanismo secondario (emissioni di vapore acqueo, fumarole ecc.) hanno invece i Campi Flegrei, vasta zona situata attorno al golfo di Pozzuoli, a ovest di Napoli ed anche nell'isola di Ischia; infine il Vesuvio è l'unico vulcano attivo di tutta l'Europa continentale.
La Campania è solcata da pochi ma relativamente importanti corsi d'acqua. Nasce dal versante orientale dell'Appennino campano l'Ofanto (134 km.), che sfocia nell'Adriatico; tutti gli altri principali corsi d'acqua della Campania sfociano invece nel Tirreno. Se si esclude il Garigliano (158 km.), che segna per breve tratto il confine con il Lazio, i due grandi fiumi della Campania sono il Volturno e il Sele che presentano, tra loro, forti analogie nel percorso, nel sistema di alimentazione e nel regime idrico. Il Volturno, lungo 175 km., nasce presso il confine tra Molise e Abruzzo, ma diventa ricco d'acqua solo in Campania dove riceve le acque del Calore. Il Sele è lungo solo 64 km., ma ha un bacino idrografico molto esteso (3223 km²). Nasce a Caposele dal monte Cervialto e riceve poi il Tanagro, che solca interamente il Vallo di Diano. È dunque grazie ai loro affluenti, cui la disposizione del rilievo ha impedito di aprirsi uno sbocco diretto al mare, se Volturno e Sele sono corsi d'acqua così rilevanti. Entrambi i fiumi sono ampiamente utilizzati per alimentare centrali elettriche e opere irrigue; le acque del Sele sono "catturate" a Caposele e convogliate nell'acquedotto Pugliese.

Ricchissima di bellezze naturali, comprendenti anche rarissime specie botaniche, la Campania ha ancora gravi ritardi nella loro tutela. Nel 1991 sono stati istituiti il Parco Nazionale del Vesuvio e il Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano; sono presenti inoltre alcune oasi di protezione o di osservazione della fauna, create in genere da associazioni ambientaliste (Parco Naturale di Roccamonfina e della foce del Garigliano, Parco Naturale dei Campi Flegrei).

Nelle pianure litoranee e nelle zone più basse dei rilievi rivolti al mare, con il loro clima caldo e il lungo periodo asciutto, la formazione più diffusa è la macchia mediterranea, molto rigogliosa, sia ad arbusti sia arborata (leccio, olivastro, carrubo, lentisco, mirto, ginestra, erica, timo, oleandro ecc.); si conserva ancora particolarmente fitta nel Cilento, che ha anche alcune pinete originarie, mentre altrove è stata in larga misura sostituita con colture legnose, come vite, olivo e agrumi. Sui rilievi collinari, soprattutto su quelli vulcanici dell'Antiappenino, si hanno associazioni di castagni e querce; alle quote più elevate infine la specie prevalente è il faggio.

La Campania si colloca tra le regioni d'Italia che maggiormente partecipano alla produzione del reddito agricolo nazionale, senza dimenticare la bontà dell'olio di oliva e dei vini.

Il turismo, anche se in crescita, resta localizzato in poche aree di antiche e consolidate tradizioni come, le isole di Capri e di Ischia, le celebri zone archeologiche di Pompei, Ercolano e Paestum, Amalfi e le altre località balneari e climatiche della penisola sorrentina. Recente è il rilancio del turismo d'arte e di cultura a Napoli e il numero di visitatori registrati negli alberghi è in continuo aumento.

Dalla metà del II millennio a.C. la Campania fu abitata dagli ausonii (o aurunci) e dagli osci. Nell'VIII secolo, coloni greci si stabilirono sulla costa campana fondando "Palaepolis" o "Parthenope" poi "Naepolis" (Napoli), "Poseidonia" (Paestum), "Elea" (Velia) e Cuma la quale assunse una posizione di rilievo. Nella fertile pianura dell'interno si ebbe invece l'espansione meridionale degli etruschi ed è a loro che si deve la nascita di una elementare struttura politica, fatta da una lega di dodici città e presieduta da Capua (Santa Maria Capua a Vetere). I sanniti invasero la regione nella seconda metà del V secolo a.C. e la tennero fino a che i romani non ne fecero un obiettivo della loro espansione. Dalle tre guerre sannitiche (343-290 a.C.) derivò l'occupazione della regione da parte di Roma, che fondò le colonie di Cales, Suessa, Pozzuoli, Literno e integrò gli abitanti al suo dominio, cosicché poté contare sulla loro fedeltà durante la seconda guerra punica. In quella circostanza solo Capua e pochi altri centri minori si allearono con Annibale, contrariamente a quanto avvenne nel Sud d'Italia. La Campania "felix", prediletta dai patrizi e dagli imperatori per la bellezza dei luoghi, e che sulle coste e sulle isole costruirono le loro dimore di villeggiatura fu, dalla ripartizione regionale augustea, unita al Lazio.
Con l'occupazione longobarda del territorio di Benevento (570), la Campania perse la sua unità: parte del suo territorio fu acquisito dal Ducato di Benevento che accorpò le province di Capua e Salerno, mentre sul restante territorio si esercitava l'autorità dell'impero bizantino. Sulla costa, Amalfi acquisì prestigio con le attività marittime che ne fecero, tra il IX e il X secolo, uno dei principali centri commerciali del Mediterraneo.
Il rimodellamento politico del territorio fu dovuto alla dominazione dei normanni, giunti nell'anno 1030, quando un duca di Napoli, per l'aiuto prestato contro i Longobardi, concesse nel 1038 al normanno Rainulfo Drengot la contea di Aversa, primo nucleo dei loro possedimenti nell'intera Italia meridionale e che, nel giro di pochi decenni, divennero i padroni della Campania. Sotto la monarchia normanno-sveva la Campania fu compresa nel Regno di Sicilia, e quindi divenne dominio prima degli Angioini e poi degli aragonesi. Il successivo governo degli spagnoli (1503-1713), esercitato attraverso la figura di un viceré residente a Napoli, si articolò in un equilibrio di rapporti sociali tra gli organi di governo e le ampie autonomie di cui beneficiavano i grandi proprietari terrieri e i ceti borghesi della capitale.
Dopo la breve parentesi austriaca (1707-1734) la Campania fu conquistata dai Borbone di Spagna; il nuovo sovrano di Napoli Carlo di Borbone intraprese moderate riforme nel campo della fiscalità, della moneta e della giustizia, servendosi della collaborazione del potente ministro Bernardo Tanucci. Nella seconda metà del Settecento a Napoli, sede universitaria e una tra le principali città europee per numero di abitanti e attività mercantili, si organizzò un vivace gruppo di intellettuali illuministi, tra cui Antonio Genovesi e Gaetano Filangieri, che per primi analizzarono le arretratezze della società meridionale e denunciarono i mali del sistema feudale, imperante nelle campagne. La breve esperienza della repubblica giacobina di Napoli (1799) fu contrassegnata dai generosi tentativi di smantellare le istituzioni dell'antico regime, così come fece di lì a poco Gioacchino Murat: nominato da Napoleone re di Napoli dal 1806 al 1815, a lui si deve l'inizio della legislazione antifeudale. Reintegrati i Borbone con il congresso di Vienna, non si spensero le idee di rinnovamento costituzionale e liberale, diffuse nelle società segrete, in particolare nella Carboneria. Da un'insurrezione nell'esercito presero origine i moti liberali del 1820, che portarono alla breve esperienza della monarchia costituzionale, interrotta l'anno successivo dall'esercito austriaco che ripristinò l'assolutismo.