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Piatti tipici calabresi

Regione Calabria

La Calabria si affaccia sul mar Tirreno a ovest, sul mar Ionio a est e a sud, a nord, segnato dal massiccio del Pollino, confina con la Basilicata e, separata dallo stretto di Messina, con la Sicilia. Comprende le province di Catanzaro (capoluogo regionale), Cosenza, Crotone, Reggio Calabria e Vibo Valentia.
La posizione geografica è stata favorevole per la Calabria agli albori della sua storia quando, più di duemila anni or sono, i greci dominavano i commerci del mare Mediterraneo; in seguito la regione divenne essenzialmente terra di conquista. Infatti, a differenza di altre regioni marittime, come la Liguria, la Calabria non seppe mai trarre vantaggio dai suoi mari: lo conferma anche il fatto che ben quattro dei suoi cinque capoluoghi di provincia sono situati nell'interno.
Sicuramente le caratteristiche fisiche della Calabria non sono particolarmente propizie. Più del 90% del suo territorio è formato da montagne e colline, la vetta massima dei rilievi è quella del Monte Pollino (2267 metri). Le rare pianure sono limitate alle fasce costiere, lunghe e strette, talvolta paludose. In corrispondenza dello stretto di Messina, la coste calabre e quelle siciliane distano appena 3 km.
I due massicci più importanti ed elevati sono la Sila (1928 m.) e l'Aspromonte (1955 m.), situati rispettivamente sul lato orientale e meridionale della penisola calabra. Sul fronte occidentale la Sila è orlata, al di là del Vallo del Crati, dalla cresta dirupata della catena Costiera; lunga una settantina di chilometri, culmina nel monte Cocuzzo (1544 m.) ma costituisce una specie di muraglia compatta che si mantiene sui 1100-1300 m. di quota.
Tra i massicci montuosi e le coste si distende una serie ininterrotta e irregolare di colline costituite da rocce calcaree. Le coste si sviluppano per 780 km.; e, poiché la regione si allunga per circa 250 km., nessun punto della Calabria dista dal mare più di 50 km. Le coste tirreniche si arcuano nel golfo di Squillace e nel golfo di Gioia, che giunge sino allo stretto di Messina, e tra i quali si interpone il capo Vaticano; le coste ioniche hanno le principali rientranze nel golfo di Squillace e nel vasto golfo di Taranto, ripartito con la Basilicata e con la Puglia.
Le pianure costiere terminano in genere sul mare con un rialzo sabbioso o ghiaioso; nella fascia retrostante perciò i corsi d'acqua si impaludano e i suoli richiedono quindi opere di bonifica. Sul Tirreno le principali pianure prendono nome dai rispettivi golfi (piane di Sant'Eufemia e di Gioia); la più vasta area pianeggiante è affacciata però sullo Ionio, ed è precisamente la piana di Sibari, formata dalle alluvioni del fiume Crati e del suo affluente Coscile. La pianura deriva il nome da una fiorente città fondata dai greci nell'VIII secolo a.C.
Il Crati (81 km di lunghezza) è l'unico fiume della Calabria: nasce nella Sila e sfocia nella costa ionica dopo aver attraversato la piana di Sibari.
Tra le poche zone costiere protette vi è la Riserva Naturale del fiume Neto, sullo Ionio, che conserva piante (giunchi, salici) e uccelli tipici delle zone palustri. Maggiore attenzione è stata posta alle aree montane interne. Un parco (ripartito con la Basilicata) tutela il massiccio del Pollino; inoltre, sin dal 1968 è stato istituito il Parco Nazionale della Calabria, che include gran parte della Sila.
A differenza di quanto si verifica di norma nell'Italia centromeridionale, in questa regione ha uno sviluppo relativamente limitato la macchia mediterranea, la tipica associazione di arbusti sempreverdi (erica, mirto, rosmarino, ginepro, alloro, lentisco): essa interessa i lembi generalmente esigui di pianura costiera. Più povera sul lato ionico, è invece rigogliosa sull'umido versante tirrenico, dove forma, alla quota submontana, una fitta boscaglia, comprendente anche lecci, querce da sughero, oleastri. Lungo le fiumare sono invece frequenti gli oleandri.
Tra le più interessanti specie di animali si annoverano daini, caprioli, cinghiali, volpi, gatti selvatici, lupi e, tra gli uccelli, numerosi rapaci, tra cui anche alcuni esemplari di aquile reali.

La Calabria è la seconda produttrice in Italia di agrumi e di olive; più ridotta è la viticoltura, che fornisce uve da tavola e anche vini di qualità, tra cui ad esempio il Cirò. Cospicue restano le risorse forestali: l'utilizzo delle aree boschive è affidato a un'apposita azienda, la Forestale. Benché depauperati, i boschi della Calabria forniscono buoni quantitativi di legname da lavoro e altri prodotti.
Grandi speranze vengono riposte nel turismo, sia balneare sia montano. Hanno un rilievo predominante le località balneari situate sul Tirreno (tra cui, nella cosiddetta Riviera dei Cedri, Praia a Mare, Diamante, Amantea e, più a sud, Tropea, presso capo Vaticano), favorite dai più agevoli collegamenti con il resto d'Italia; Gambarie nell'Aspromonte e Camigliatello Silano sulla Sila hanno anche una discreta attrezzatura per gli sport invernali.
   In Calabria è documentata la presenza dell'uomo fin dal Paleolitico e rimangono anche molteplici reperti per le successive epoche; sempre più significativi per la prima età del Ferro e che hanno, nella necropoli di Torre del Mordillo, il loro più completo sito archeologico. Alle popolazioni protostoriche che popolavano le coste della Calabria si sovrappose la presenza di coloni ellenici, a partire dall'VIII secolo, avanguardia di un movimento di emigrazione permanente che toccò l'apice nei due secoli seguenti: sorsero così le fiorenti colonie della Magna Grecia, quali Reggio, Sibari, Crotone. Le zone interne furono intanto occupate dai bruzi, da cui derivò il toponimo adottato in età classica per designare il territorio odierno della regione, con esclusione della penisola salentina, chiamata Calabria. Nelle guerre sostenute dai romani contro Pirro e Annibale, le genti calabre si schierarono con i cartaginesi, riuscendo così a rinviare di qualche decennio il loro passaggio sotto il dominio di Roma. Inserita nella regione augustea chiamata Lucania et Brutium, la Calabria rimase ai margini della storia dell'impero romano, per poi acquisire identità e sviluppo sotto Teodorico e durante la prima diffusione del monachesimo.
L'occupazione longobarda separò le province settentrionali, annesse al Ducato di Benevento, da quelle meridionali ma, nel 885, tornata sotto il governo di Bisanzio, la regione riottenne la sua unità. Si aprì così all'influenza della cultura greco-bizantina e del monachesimo di San Basilio. I normanni, insediatisi nel 1060, operarono la conversione della Chiesa locale al rito latino e alla fedeltà pontificia. Tra il Basso Medioevo e l'età moderna, svevi, angioini e aragonesi, che si succedettero nel governo della Calabria, inserita nel Regno di Napoli, esercitarono funzioni pressoché esclusivamente fiscali e militari, lasciando di fatto il governo della società locale nelle mani del ceto nobiliare, composto per lo più di grandi signori feudali. Anche i Borbone, al potere, con l'interruzione napoleonica, dal 1735 al 1860, confermarono una linea di continuità, che ebbe tuttavia una parziale smentita nella seconda metà del Settecento: dopo il devastante terremoto del 1783, si avviarono infatti tentativi di riforme antifeudali e antiecclesiastiche, orientati a dare sviluppo all'agricoltura e ai commerci, e a far crescere la società civile. Nel 1799, periodo della repubblica giacobina di Napoli, in Calabria furono reclutate le bande legittimiste del cardinale Ruffo, protagoniste del moto reazionario che stroncò l'esperienza repubblicana. Durante il governo di Gioacchino Murat, la Calabria espresse uno spiccato atteggiamento antifrancese. Restaurati i Borbone nel 1814, in Calabria si formarono le prime associazioni repubblicane, attive nei gruppi massonici e quindi nelle società mazziniane. Lo sbarco di Garibaldi a Melito di Porto Salvo, il 20 agosto 1860, diede impulso a un'insurrezione antiborbonica che fiancheggiò e sostenne l'azione militare dei Mille. Dopo l'unità, la Calabria fu teatro, nel 1862, dell'episodio dell'Aspromonte quando Garibaldi e i suoi volontari furono fermati dall'esercito italiano prima che muovessero su Roma.
Durante la seconda guerra mondiale lo sbarco degli Alleati nel settembre del 1943 servì a mettere la regione al riparo dai conflitti militari e dalla guerra civile.

La maggior parte della popolazione parla il dialetto calabrese, nella regione la lingua albanese (arbëreshe) è parlata in 34 centri, fra comuni e frazioni: 25 si trovano in provincia di Cosenza, 3 in provincia di Crotone e 6 in quella di Catanzaro. Nella maggioranza di queste comunità il 70% degli abitanti parla la lingua antica mentre il 30% parla il dialetto o l’italiano con poche conoscenze della lingua arbëreshe.