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Piatti tipici d'Abruzzo

Regione Abruzzo

L'Abruzzo si affaccia a est sul mare Adriatico e confina con le Marche a nord, con il Lazio a ovest e con il Molise a sud. Le province sono Chieti, L'Aquila (capoluogo di Regione), Pescara e Teramo. I limiti fisici sono ben delineati: a nord dal corso del fiume Tronto, a est dall'Adriatico, a sud da quello del fiume Trigno e a ovest dalla imponente catena dell'Appennino abruzzese.

Il sistema appenninico si manifesta in Abruzzo con la sua maggiore imponenza. Esso inizia con il gruppo dei monti della Laga (monte Gorzano, 2455 m.), al confine con le Marche e con il Lazio; qui il passo di Montereale (1015 m.), che separa la valle del fiume Velino da quella dell'Aterno-Pescara e che segna il limite tra l'Appennino umbro-marchigiano e l'Appennino abruzzese. Proseguendo verso sud, aldilà della depressione segnata dall'alto corso del fiume Vomano, si erge la mole imponente del Gran Sasso d'Italia, il più elevato ed esteso degli Appennini, che raggiunge i 2912 m. di altezza nella cima del Corno Grande; quasi altrettanto imponente, è il più meridionale massiccio dell'allineamento esterno, la Maiella (monte Amaro, 2795 m.).
La valle del fiume Aterno, separa nettamente l'allineamento più esterno dal fascio montuoso centrale; esso include il monte Velino (2487 m.), al confine con il Lazio, il più isolato monte Sirente (2349 m.) e i monti della Meta (monte Petroso, 2247 m.): sul loro versante la Bocca di Forlì (998 m.). La Conca del Fucino era in origine occupata da un vasto lago (155 km²) ma fu interamente prosciugato nella seconda metà dell'Ottocento. Imponenti sono le manifestazioni carsiche sotterranee, testimoniate da un'estesa circolazione di acque risorgenti e dalla presenza di numerose grotte.

Il litorale, lungo circa 170 km., ha quasi ovunque spiagge sabbiose piuttosto strette, con una larghezza media variabile dai 50 ai 100 m., interrotte dalle foci dei corsi d'acqua. Sbarrati quindi dai monti della Laga, dal Gran Sasso, dalla Maiella, essi svolgono gran parte del loro corso ai piedi di questi rilievi. I corsi d'acqua della regione sono numerosi ma brevi; tra quelli che interessano direttamente l'Abruzzo, i principali sono il Sangro (117 km.), che in parte scorre ai piedi dei monti della Meta, attraversando poi tutta la fascia collinare a sud della Maiella, e soprattutto l'Aterno-Pescara, lungo 145 km. ed ha un bacino di ben 3.188 km². Esso nasce col nome di Aterno sui monti della Laga; solca l'intera Conca Aquilana, dove bagna la città dell'Aquila; ricevuto il suo maggiore affluente, il Sagittario, assume il nome di Pescara, attraversa finalmente l'Appennino con una stretta gola e raggiunge l'Adriatico presso l'omonima città.
La regione comprende alcuni dei più interessanti ambienti appenninici e che ha, fortunatamente, provveduto a proteggere. Nel 1923 ha istituito il "Parco Nazionale d'Abruzzo", nel 1991 ha istituito il "Parco Nazionale del Gran Sasso-monti della Laga" e il "Parco Regionale della Maiella" (info: 0872.896018), cui va aggiunto il "
Parco Naturale del Sirente-Velino" (vedi altri...). Gli effetti di tale politica si ripercuotono, favorevolmente, nello sviluppo turistico delle aree montane che, per lungo tempo, sono state trascurate a favore di quelle costiere.
Anche la flora mostra evidenti differenze tra l'Abruzzo appenninico, che è comunque la zona meglio conservata, e quello collinare. La regione mantiene una vegetazione di particolare interesse. Non è così nella fascia costiera dove, solo qualche residuo lembo di macchia mediterranea (lentisco, mirto, erica), resiste all'avanzata delle colture e degli insediamenti. Sulle aree appenniniche di alta quota, superiori ai 2.000 m., è diffusa la cosiddetta "prateria pseudoalpina", che qui annovera molte specie assai rare se non uniche: la stella alpina d'Abruzzo (Leontopodium nivale), l'orchidea alpina, chiamata pianella della Madonna (Cypripedium calceolus), e altre specie tipiche dell'area alpina (ginepro montano, mirtillo nero ecc.).
L'Abruzzo costituisce una regione di particolare interesse anche per la fauna naturale; si ritiene infatti che rappresenti l'estremità meridionale di alcune specie tipiche degli ambienti nordici, giunti sin qui con le glaciazioni e che in seguito si sarebbero in parte modificati per adattarsi alle mutate condizioni climatiche. L'esemplare più rappresentativo è senza dubbio l'orso bruno (orso marsicano), salvato dall'estinzione, così come il camoscio, nel "Parco Nazionale d'Abruzzo". Numerosi sono poi i lupi, le volpi, i gatti selvatici, le lontre ecc. Tra le molte specie di uccelli, domina la maestosa aquila reale.
Nelle fasce pianeggianti e collinari esterne si sono sviluppate con successo le più redditizie coltivazioni dell'olivo e della vite, con produzione anche di vini di qualità.
Nel settore dei servizi, un significativo incremento ha registrato il turismo, sia balneare (Silvi Marina, Roseto degli Abruzzi, Giulianova), sia escursionistico e naturalistico, praticato principalmente nel "Parco Nazionale d'Abruzzo" (Pescasseroli), sia infine quello legato agli sport invernali: l'Abruzzo è infatti la regione appenninica con maggiori stazioni sciistiche, soprattutto per lo sci di fondo (Campo Felice, Campo Imperatore, Ovindoli, Roccaraso, ecc.).

Nella regione è documentata la presenza umana sin dal Paleolitico inferiore, con importanti stazioni preistoriche alla Madonna del Freddo e ai Terrazzi Zannini, vicino a Chieti, lungo la valle del fiume Foro e soprattutto nel sito delle Rocche di Popoli, nella conca Peligna. Alcuni giacimenti situati in quest'ultima hanno permesso di ricostruire le diverse fasi dell'attività umana del Paleolitico in Abruzzo. Per il periodo eneolitico le tracce più significative provengono dal villaggio di Ortucchio, nella piana del Fucino, dove si configurarono le prime organizzazioni sociali basate sull'agricoltura e sulla pesca e, in misura minore, sulla caccia. Nella fase protostorica si radicò una fiorente civiltà, denominata picena, il cui raggio di influenza si estendeva a sud, sino ai confini con la Puglia, e all'interno, verso l'area montuosa: la celebre statua dell'età del ferro (guerriero di Capestrano), conservata al museo di Chieti, ne costituisce l'espressione esemplare.
Agli albori della storia, l'Abruzzo presentava una varietà di popoli di differenti origini. I vestini, i marsi, i marrucini, gli equi, i sanniti erano le popolazioni locali più significative, presto soggette alla pressione di Roma e quindi sottomesse nel IV secolo a.C., ma definitivamente romanizzate solo all'alba dell'era cristiana. Nella divisione augustea dell'Italia, l'Abruzzo con il Molise, ad eccezione della provincia di Teramo, fece parte della Regio IV, denominata Sabina et Sannium; questa fu la premessa per il definitivo ingresso nel sistema di Roma, sancito dalla concessione della cittadinanza (nella prima metà del I secolo d.C.). La via Valeria costituiva il principale asse di collegamento tra la regione e Roma, e a essa si aggiungeva una rete di strade costiere e trasversali.
Sull'origine del nome Abruzzo non tutti gli studiosi sono concordi; dai più viene fatto derivare da Aprutium, un antico ducato longobardo corrispondente approssimativamente all'odierna provincia di Teramo. I longobardi, che conquistarono la regione, la aggregarono al Ducato di Spoleto che, quando fu assoggettato dai franchi, venne eretto nel comitato autonomo della Marsica, o Marsia, con sede a Celano. Dal 1140 iniziò la dominazione dei normanni, ai quali si deve l'incorporamento dell'Abruzzo al Regno di Sicilia, mantenuto dalla successiva dinastia di Svevia. A Tagliacozzo si svolse, nel 1268, la decisiva battaglia che, segnando la sconfitta di Corradino di Svevia, assicurò l'Abruzzo agli Angioini, i quali lo unirono come provincia al Regno di Napoli. La dominazione aragonese prima, poi quella spagnola, durata dall'inizio del XVI secolo al 1707, il breve tratto di governo austriaco, e il regno borbonico, compreso tra il 1734 e l'Unità d'Italia, salvo la breve parentesi napoleonica. Dopo l'unificazione, in Abruzzo furono avviati i lavori di prosciugamento del lago Fucino, che misero a disposizione dell'agricoltura un vasto e fertile territorio.