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Regione Toscana

La Toscana si affaccia a ovest sul mar Tirreno e confina con la Liguria a nord-ovest, con l'Emilia-Romagna a nord, con le Marche e l'Umbria a est, con il Lazio a sud. Il capoluogo della regione è Firenze e le province sono Arezzo, Grosseto, Livorno, Lucca, Massa Carrara, Pisa, Pistoia, Prato, Siena. La regione deriva il suo nome, nonché la sua più profonda impronta culturale, dai primi abitatori in età storica, gli etruschi, che i romani chiamarono dapprima etrurii e poi tusci.

La Toscana ha la forma di un grande triangolo, che prospetta a ovest sul mar Tirreno. È nettamente marcato a nord dall'Appennino tosco-emiliano. Nell'Appennino si aprono numerosi valichi, taluni fondamentali per le comunicazioni tra l'Italia settentrionale e quella centrale; tra i principali si ricordano i passi della Cisa (1041 m.), dell'Abetone (1388 m.), della Porretta (932 m.) e della Futa (903 m.). Tra le dorsali montuose si aprono ampie valli attraversate da fiumi e che hanno contribuito a formarle con i loro depositi alluvionali; la valle Lunigiana dal fiume Magra, l'alta valle Garfagnana dal fiume Serchio e l'alta valle Casentino dall'Arno.
Tra i principali rilievi vanno annoverate le Colline Metallifere (1060 m.) e il monte Amiata (1738 m.). Nel territorio circostante queste elevazioni, cui si possono anche aggiungere i monti del Chianti (monte San Michele 892 m.), si stendono i famosi colli toscani, che digradano con dolci ondulazioni, intercalate dai caratteristici poggi, verso i corsi dei fiumi: tipici i paesaggi del Senese, della zona a sud-ovest di Firenze.
Lungo la costa i due unici tratti di pianura di una certa estensione sono la Versilia, che si sviluppa dalla foce del Magra alla foce dell'Arno, e la Maremma o pianura dell'Ombrone Grossetano, estesa tra Piombino e il confine con il Lazio, dove in parte prosegue. Più vaste sono le pianure interne; le principali sono quelle formate dall'Arno, in particolare il Valdarno Inferiore; relativamente estesa è anche la Valdichiana, o pianura di Arezzo, che occupa il fondo di un antichissimo lago. Tuttavia, pur nella loro ridotta superficie, le pianure toscane rappresentano un'area di forte attrazione e di grande sviluppo urbano.
Tra la foce del Magra e il promontorio dell'Argentario, si distende la costa con i suoi 330 km. che è in genere bassa, sabbiosa e poco accidentata; la sola insenatura di rilievo è il golfo di Follonica, situato tra il promontorio di Piombino e Punta Ala. Il porto di Livorno è il più attivo della regione.
Tra i suoi corsi d'acqua, l'Arno è il fiume toscano per eccellenza perché la sua vallata costituisce l'area su cui, storicamente ed economicamente, gravita da sempre la regione. A sud è l'Ombrone (161 km.), che nasce sui monti del Chianti e sfocia nel Tirreno a sud-ovest di Grosseto. Gli unici laghi di un certo rilievo sono: Massaciuccoli, in provincia di Lucca, legato ai ricordi di Giacomo Puccini, il quale visse qui per lungo tempo ed è sepolto nella vicina località di Torre del Lago, e il lago o laguna di Orbetello, in provincia di Grosseto.

Tra le aree protette, si ricordano quelle della Maremma, dei monti dell'Uccellina, di Migliarino-San Rossore-Massaciuccoli, dell'Arcipelago toscano, delle foreste casentinesi, delle Alpi Apuane, della foresta dell'Abetone, nonché il rifugio faunistico di Orbetello.
Quanto alla vegetazione, la Toscana assomma specie tipiche dell'area montana, persino alpine, e specie spiccatamente mediterranee: ne deriva un panorama naturale assai vario. Tutta la fascia immediatamente retrostante la costa, caratterizzata da colline che raggiungono un'altitudine di 300-400 m., è occupata da specie mediterranee: tipica formazione vegetale è la macchia sempreverde, sia con arbusti (mirto, rosmarino, lavanda, erica, corbezzolo, lentischio ecc.) sia con alberi (leccio, pino domestico e marittimo). La Toscana è la regione italiana con la più estesa superficie di territorio tenuta a bosco; tuttavia si tratta perlopiù di boschi che non consentono un'abbondante produzione di legname e sono scarse le aree di conifere alpine. I tappeti erbosi dei pascoli montani ricoprono le poche zone situate al di sopra dei 1.700 m. di quota; l'estremo nord dell'Appennino, tra il passo della Cisa e il monte Corno alle Scale, rappresenta il limite meridionale per alcuni fiori alpini, come la genziana purpurea.

La fauna, un tempo ricca e varia, è stata decimata da secoli e secoli di attività venatoria: la Toscana è infatti la regione con il più alto numero di cacciatori. La Maremma ospita ancora il cinghiale e pochi esemplari di caprioli e cervi; più numerosi sono, soprattutto nelle aree montane, i tassi, le lepri e le volpi. Tra gli uccelli, di passo o stanziali, si annoverano più numerose le starne, le beccacce e le tortore; soprattutto è interessante la fauna della laguna di Orbetello, che comprende varie specie di trampolieri e altri uccelli acquatici come folaghe, germani ecc..

Nella regione, a suo tempo definita il "granaio dell'Etruria", l'agricoltura ha sempre avuto una grande importanza. Tipici della regione sono i vigneti (il Chianti e i suoi vini sono famosi in tutto il mondo) e gli oliveti, che danno olio di alta qualità.

Il turismo è un'attività determinante nell'economia della Toscana; il reddito che produce pone la regione ai primi posti su scala nazionale. Ogni anno si registrano, negli alberghi, nei villaggi turistici e nei campeggi oltre sette milioni di presenze di cui un terzo sono presenze straniere. Sono due i principali flussi turistici: quello rivolto all'arte, che si concentra intorno ai musei e ai monumenti di Firenze, Pisa, Siena e di tante altre città, grandi e piccole e quello rivolto alle località balneari, che riguarda particolarmente Viareggio e la Versilia, ma anche le isole dell'Arcipelago toscano e il Grossetano. Un relativo sviluppo ha oggi anche l'agriturismo. La regione dispone altresì di celebri stazioni termali, a cominciare da Montecatini Terme, in provincia di Pistoia; in espansione il turismo montano nelle zone più elevate dell'Appennino, specie nel centro sciistico dell'Abetone.

È alla dominazione degli etruschi che si fa risalire la prima identità territoriale della Toscana; il più evoluto e potente popolo italico del I millennio a.C. e da questi prese il nome la regione. Il termine Etruria e quello successivo di Tuscia si estendeva però anche ad alcune zone del Lazio. Il territorio corrispondente all'odierna Toscana fu per gli etruschi l'ultima roccaforte entro la quale si difesero, ritirandosi dall'Italia e dal Mediterraneo, sotto la pressione dei greci e dei cartaginesi che provenivano dal mare, e dei galli e dei romani che provenivano da terra. Con la conquista romana, ultimata tra il IV e il III secolo a.C., la Toscana tornò a inserirsi in un sistema di relazioni che trascendeva l'ambito regionale e al quale i nuovi assi di comunicazione fornirono le basi essenziali: riconfigurato dalle grandi strade (l'Aurelia, la Cassia, la Clodia, la Flaminia), l'assetto territoriale vide diversi centri etruschi perdere di prestigio e nel contempo l'affermarsi di nuovi poli come Pisa, Pistoia e Lucca. Alla fine dell'età repubblicana la regione attraversò un periodo di crisi, che viene addebitata a molteplici fattori, come l'imperversare delle guerre civili, il dilagare della malaria, il diffondersi del latifondo e la contrazione del mercato del grano. Con il riordino amministrativo operato da Augusto, la Toscana rafforzò la sua identità storico-geografica, divenendo la Regio VII dell'impero: tale rimase fino ai tempi di Diocleziano, che la aggregò all'Umbria e stabilì nella città di Florentia la sede del governo.
Durante la dominazione dei longobardi (568-774), si sviluppò in particolar modo la zona attraversata dalla strada interna che dall'Appennino emiliano scendeva verso Lucca per il passo della Cisa e poi seguiva il corso dell'Arno e dell'Elsa per dirigersi a Siena. Con la discesa in Italia dei franchi la strada sarebbe divenuta un tratto della via Francigena, strumento essenziale per l'amministrazione dell'impero e asse di scorrimento dei pellegrini diretti a Roma.
L'espansione fu infranta dalla peste nera del 1348, i cui effetti devastanti non solo modificarono gli equilibri demografici e produttivi, ma influenzarono anche gli orientamenti politici.
Con la stabilizzazione dei Medici, traguardo conseguito sotto Cosimo (1537-1574), il loro dominio assunse una dimensione compiuta includendo il territorio della Repubblica di Siena (1557), ma accettando l'autonomia di Lucca. I Medici, che ebbero il titolo di granduchi nel 1570, difesero, pur nel clima aspro della Controriforma, quell'impronta cosmopolita, culturalmente libera, di mecenatismo consapevole dei valori dell'arte come della scienza, con cui Lorenzo il Magnifico aveva governato Firenze nel XV secolo. Lo stato toscano legò le sue sorti a quelle della famiglia, ne visse le fasi di declino così come quelle di splendore, e ne seguì le connessioni internazionali sottolineate tanto dai legami con Roma, rimasti sempre molto stretti, quanto da quelli con l'impero, entro i cui labili confini la Toscana era inscritta.
Al momento dell'estinzione dei Medici nel 1737, la Toscana percepì la sua fragilità istituzionale. Per un gioco di contrappesi continentali, la Toscana fu attribuita alla dinastia dei Lorena così compensati della perdita del loro antico patrimonio: fu la premessa per l'inserimento della regione nell'orbita imperiale, sancito dal matrimonio tra Francesco Stefano e l'imperatrice austriaca Maria Teresa. La Toscana riprese il proprio processo di crescita in virtù di un robusto riformismo, che toccò l'apice sotto Pietro Leopoldo, granduca dal 1765 al 1780. Per sei anni, dal 1801 al 1807, Napoleone accettò l'esistenza di quell'unità politica regionale, costituendola in Regno d'Etruria, prima di annetterla all'impero francese.
La Toscana divenne culla della cultura neoguelfa, ma dopo le rivoluzioni del 1848 prevalsero le correnti laiche; nel 1859, nel vivo della seconda guerra d'indipendenza, venne allontanato l'ultimo dei Lorena, premessa per il voto plebiscitario di annessione al Piemonte nel 1860. Del nuovo Regno d'Italia la Toscana fu parte significativa, soprattutto per l'apporto della cultura politica del moderatismo, che ebbe in Bettino Ricasoli il suo principale esponente. Terra in cui era diffuso l'associazionismo contadino, influenzato dalla cultura cattolica e dalle idee socialiste, nell'inquieto clima del primo dopoguerra. La Toscana fu anche uno dei punti di forza della reazione del partito degli agrari, che appoggiarono il movimento fascista dandogli un tono movimentista e rivoluzionario.

Il 28 di maggio, su tutto il territorio regionale, le aziende aderenti al "Movimento del Turismo del vino" aprono al pubblico le proprie cantine. Tel. 0577738312-0577738400.