titletop.gif (5943 byte)
sicilia.gif (3352 byte)
undertop.gif (1226 byte)
 
homepage.gif (576 byte)

wwf.gif (565 byte)

piatti tipici.gif (706 byte)

Regione Sicilia

La Sicilia è situata nel mar Mediterraneo centro-meridionale, affacciata al mar Tirreno a nord, al mar Ionio a est, al mare di Sicilia a sud; ad essa si aggiungono alcuni gruppi insulari minori. È ripartita nelle province di Agrigento (Pelagie), Caltanissetta, Catania, Enna, Messina (Eolie o Lipari), Palermo (Ustica), Ragusa, Siracusa, Trapani (Egadi e Pantelleria); capoluogo regionale è Palermo. La Sicilia (che per la sua forma triangolare era chiamata dai greci, Trinacria, cioè "terra dai tre capi"), deriva il nome, risalente all'epoca romana, dalle sue due principali popolazioni originarie, i sicani e i siculi.

L'isola forma un triangolo isoscele quasi perfetto, terminando a nord-est con capo del Faro (Messina), a ovest con il capo Boeo o Lilibeo (Marsala, provincia di Trapani), a sud-est con il capo Passero. La superficie insulare ha una morfologia piuttosto complessa e irregolare, e anche l'andamento costiero è molto vario. Il territorio è per quasi due terzi (61%) collinare e per circa un quarto (25%) montuoso; ben poco spazio resta dunque alle pianure, che sono tutte situate lungo i litorali.

La sezione montuosa dell'isola include sei principali rilievi; nella metà orientale della fascia costiera si sviluppano, da est a ovest, tre gruppi montuosi che complessivamente vengono denominati Appennino siculo: i Peloritani (la massima cima tocca appena 1374 m.), i Nebrodi (monte Soro 1847 m.) e le Madonie (Pizzo Carbonara 1979 m.).  Al di là dei contrafforti delle Madonie, la Sicilia occidentale è formata da una serie confusa di rialzi, perlopiù collinari, localmente chiamati "rocche", per la loro forma isolata: così la Rocca Busambra (1610 m.). Il più imponente rilievo della Sicilia è rappresentato dall'Etna. Vulcano attivo, il più elevato d'Europa (3323 m.), esso domina la costa orientale dell'isola; ha una mole imponente, di forma conica con una cima imbiancata di neve per la maggior parte dell'anno.

L'Etna sovrasta la più vasta ed importante pianura siciliana, che ha reso fertile con i suoi stessi depositi vulcanici: la piana di Catania. Formata dalle alluvioni del fiume Simeto e dei suoi affluenti, tra cui il Dittaino, la piana di Catania ha una superficie di 430 km²; altre importanti aree pianeggianti sono poi la piana di Gela, sul mare di Sicilia e la Conca d'Oro, su cui si estende Palermo.

I corsi d'acqua, avendo un'alimentazione legata solo alle piogge, hanno un regime assai irregolare, con piene d'inverno e all'inizio della primavera, epoca in cui non sono rare le esondazioni dagli alvei, e soprattutto magre estive molto marcate. Buona parte dei corsi d'acqua siciliani sono, come in Calabria, delle fiumare, cioè torrenti dai larghi letti ghiaiosi completamente asciutti nei mesi estivi. Il più importante fiume della Sicilia è il Simeto, che nasce sui Nebrodi ed è arricchito da vari affluenti che scendono dall'Etna, bagnando la piana di Catania. È lungo 113 km. Il fiume più lungo è il Salso (144 km.), più esattamente l'Imera-Salso, che ha origine nelle Madonie e attraversa tutta l'isola da nord a sud sfociando quindi nel mar di Sicilia. Il Belice drena la Val di Mazara.

L'isola conserva varie zone di grande interesse naturalistico, solo in parte però tutelate. Si ricordano la foresta della Ficuzza nella Rocca Busambra, la riserva attorno al Pizzo Carbonara, nelle Madonie, l'oasi dei cosiddetti Pantani di Vendicari, nella punta sudorientale, la riserva marittima dell'isola di Ustica e, soprattutto, il Parco Regionale dell'Etna, con la sua magnifica varietà di ambienti vegetali a seconda del succedersi dei piani altitudinali (al piano inferiore la macchia mediterranea con lecci, mista alle colture di olivi e vite; poi querce e castagni tra i 1000 e i 1500 m.; successivamente pini, faggi, betulle; infine l'arbusteto tra le scure rocce laviche) e naturalmente gli aspetti vulcanici, non meno straordinari, dei crateri fumanti.

Domina attualmente la formazione tipicamente mediterranea, cioè la macchia, che in Sicilia è veramente rigogliosa, anche con alti arbusti o bassi alberi (mirto, lentisco, carrubo, alloro ecc.) solo dove s'innalzano rilievi alle sue spalle, dai quali riceve più umidità, quindi sul Tirreno in corrispondenza del pedemonte dell'Appennino siculo, e nell'area ionica lungo i contrafforti dei Peloritani. Per contro, dove si accentua l'aridità, e quindi in modo evidente in una larga fascia meridionale, prospiciente il mare di Sicilia, la macchia è ormai degradata in steppa erbosa, con radi arbusti e cespugli frequentemente spinosi; gran parte del suolo è coperta da una graminacea tipica della costa nordafricana, la stipa. La fauna naturale è piuttosto povera, anche per l'inveterata abitudine alla caccia. Si hanno gatti selvatici, istrici, volpi, martore e, tra gli uccelli, alcuni falchi e aquile.
L'uva è in ampia misura destinata al consumo diretto mentre il vino è tradizionalmente perlopiù utilizzato come "vino da taglio" per rinforzarne altri. Ha notorietà internazionale il Marsala, un vino liquoroso che si ottiene nell'omonima zona del Trapanese, all'estremità occidentale dell'isola. Insieme alla Puglia, la Sicilia è l'unica regione del Mezzogiorno con una vera vocazione per la pesca.

Il patrimonio artistico, tra i più rilevanti d'Italia, è stato in gran parte non valorizzato, non alimentando così quel flusso turistico di alto livello che potrebbe invece a pieno titolo attivare. Ottime possibilità avrebbe il turismo, sia per gli eccezionali paesaggi sia per il patrimonio artistico, tra i più rilevanti d'Italia, che greci, romani, arabi e normanni hanno lasciato nell'isola. Basti ricordare Agrigento, Segesta e Selinunte, con i loro resti della Magna Grecia, o anche la Palermo araba e normanna. Ma la salvaguardia del patrimonio storico-artistico è un compito verso il quale, almeno per decenni, il disinteresse regionale è stato tristemente esemplare: il caso più clamoroso sono le innumerevoli abitazioni sorte abusivamente a deturpare i magnifici templi greci di Agrigento.

I primi abitanti della Sicilia, i sicani, gli elimi e i siculi, sono popolazioni di origine incerta, sicuramente non autoctone: nell'età protostorica le isole Eolie furono interessate dal fiorire di numerosi insediamenti, legati al commercio dell'ossidiana e collegati alle culture dell'Egeo. Con questi popoli si incontrarono e si scontrarono i navigatori fenici, approdati per ragioni di commercio sul territorio isolano, e quindi i colonizzatori greci: a questi ultimi risale la fondazione di colonie quali Naxos, Syracusai, Selinunte, Gela, Lipara, avvenuta tra il VI e il IV secolo a.C. Dalla dominazione greca la Sicilia trasse un'impronta fondamentale per lo sviluppo successivo, anche se fu presto contrastata dall'arrivo dei cartaginesi, stanziatisi nell'area occidentale, da dove posero le basi per l'affermazione di un sistema integrato di città. Quando i cartaginesi distrussero l'embrionale organizzazione politica dei greci, solo la città di Siracusa resistette sotto la tirannia di Dionisio e, anzi, estese il suo controllo alla zona dello stretto (IV secolo a.C.) mediante la creazione di un triangolo di centri fortificati (Messina, Taormina, Tindari).

Con la fine della seconda guerra punica e la conquista della Sicilia ad opera di Marcello (212 a.C.), l'isola passò sotto la dominazione dei romani. Ma nella sostanza furono scarsi gli apporti culturali della prima fase della romanizzazione, così che la regione conservò per lungo tempo peculiari caratteri ellenistici. Lo prova il fatto che nessuna importante città siciliana fu fondata dai romani. Nelle campagne più che nelle città è visibile l'eredità romana, come dimostra il proliferare di piccoli centri, tra le quali primeggia quella di Piazza Armerina.

L'autentica revisione delle strutture economiche e giuridiche isolane fu operata dagli arabi, che giunsero in Sicilia nella prima metà del IX secolo: a loro si deve la frantumazione dei latifondi in unità minori, la costruzione di un capillare sistema idrico, la salvaguardia dei boschi nell'interno. Con gli arabi si propagò la religione islamica, trionfante dappertutto tranne che nelle valli più riparate, dove permasero presenze greco-cristiane.

Dall'XI secolo, la Sicilia normanna subentra alla Sicilia araba, che è caratterizzata dal ritorno sotto la giurisdizione della chiesa di Roma e dall'instaurazione del sistema feudale nelle campagne. La regione divenne una terra di netto predominio aristocratico, sia nelle campagne che nelle città, con fenomeni di accaparramento del potere tali che portarono, nella zona occidentale, alla divisione della sovranità tra due sole famiglie, i Chiaromonte e i Ventimiglia. Né valse la conquista spagnola a scalfire l'egemonia dei baroni, in quanto furono modeste le funzioni di governo che la Spagna attribuì, sin dal 1415, ai suoi viceré di Sicilia. Il governo spagnolo terminò nel 1713, quando alla pace di Utrecht, che chiudeva la guerra per la successione di Spagna, fu attribuita ai Savoia, il cui dominio, finendo nel 1720, fu troppo breve per lasciare tracce significative. Dopo quindici anni di dominazione austriaca, la Sicilia fu annessa al Regno di Napoli nel 1735, contemporaneamente all'ascesa dei Borbone sul trono partenopeo. Pur ospitando un viceré, Palermo vide affievolirsi l'antico privilegio di capitale che dovette da allora condividere con Napoli.

Nel XVIII secolo, un energico viceré, cresciuto alla cultura dell'Illuminismo più radicale, il marchese Carlo Caracciolo, avviò un nuovo intervento politico, volto ad arginare lo strapotere dei baroni e a costruire le basi di un efficiente sistema fiscale e amministrativo. Nell'età napoleonica la presenza dei Borboni e, soprattutto, la protezione navale garantita dagli inglesi, mantennero la Sicilia indipendente dalla dominazione francese: Ferdinando IV nel 1812, pressato dagli inglesi, concesse la costituzione ai siciliani, abolendo i privilegi feudali. A tale riforma si collega l'origine della mafia, braccio armato dei baroni che la utilizzavano come un potere, intimidatorio e violento, parallelo a quello dello stato. Il testo del 1812 fu una costituzione dai tratti troppo aristocratici per poter divenire punto di riferimento dei liberali insorti nel 1820-1821 e tanto meno dei rivoluzionari democratici del 1848: va ricordato che la sommossa di Palermo, nel febbraio di quell'anno, fu la prima delle tante insurrezioni europee del biennio 1848-49.

Unita al Regno d'Italia dall'impresa militare di Garibaldi, nel 1860, la Sicilia dovette confrontarsi con i sistemi economici delle altre aree nazionali: lo sviluppo delle zolfatare portò alla crescita di alcune città portuali come Catania, mentre si posero le prime strutture di interesse generale.