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Regione Piemonte

Il Piemonte confina con la Francia a ovest, con la Valle d'Aosta e la Svizzera a nord, con la Lombardia ad est, con l'Emilia-Romagna a sud-est, e con la Liguria a sud. È ripartita nelle province di Alessandria, Asti, Biella, Cuneo, Novara, Torino, Verbania e Vercelli; il capoluogo regionale è Torino. È dalla caratteristica geografica predominante, quella di essere situata direttamente ai piedi delle Alpi (piemonte, "ai piedi dei monti"), che deriva il nome; manca infatti nel Piemonte la fascia delle Prealpi.
Il territorio, di cui il 44% è montuoso, è formato da una arcata di montagne che dalle Alpi e dall'Appennino si spinge sino alla Pianura Padana, ed è solcato dai fiumi confluenti nel Po. Fa parte del Piemonte la sezione occidentale dell'arco alpino (Alpi Marittime, Cozie, Graie, Pennine e un tratto delle Lepontine). Sono montagne aspre e dalle vette acuminate che comprendono il Monte Rosa (4634 m.), il massiccio del Gran Paradiso (4061 m.) e altre montagne come il Monviso (3841 m.), dove ha le sue sorgenti il Po; le valli che si aprono verso la pianura sono trasversali e profonde. Nonostante la notevole altitudine di queste montagne, non mancano i valichi di grande transito. I collegamenti con la Francia si svolgono soprattutto attraverso il Col di Tenda (1908 m.), il colle della Maddalena (1996 m.), il colle del Fréjus (2538 m.) e il colle del Moncenisio (2082 m.). Il collegamento con la Svizzera è assicurato dall'importantissimo valico del Sempione (2005 m.), situato però in territorio svizzero. La sezione piemontese dell'Appennino ligure ha invece altitudini e morfologia di tipo collinare; il crinale montuoso è spostato verso la Liguria, che comprende sia i monti più elevati sia i valichi transappenninici.
Più del 38% della superficie territoriale è occupata dall'area collinare e si possono individuarne i quattro principali sistemi: il Canavese, formato da depositi di origine morenica, allo sbocco della Dora Baltea in pianura; le colline del Po, a sud del fiume; il Monferrato, nei dintorni di Asti; le Langhe, a ridosso dell'Appennino ligure, di cui sono in pratica la prosecuzione e che superano i 600 m. Le aree pianeggianti della regione occupano solo poco più del 24% del territorio; vi è compresa la sezione occidentale della Pianura Padana, tra la riva sinistra del Po e il Ticino. Questa sezione è divisa in alta pianura, dai suoli poco coerenti formati da ciottoli e ghiaie e quindi permeabili, e in bassa pianura, dai terreni compatti e impermeabili; al limite tra le due fasce si estende la linea delle risorgive, dove appunto riaffiorano i corsi d'acqua penetrati nel sottosuolo dell'alta pianura. Essendo chiusa tra i monti coperti da ghiacciai e nevai, la regione è tra le più ricche d'Italia di corsi d'acqua. Ad eccezione del Toce, lungo 83 km. e che dopo aver percorso la Val d'Ossola si immette nel Lago Maggiore, tutti i fiumi del Piemonte affluiscono, direttamente o come subaffluenti, nel Po. Tra i suoi maggiori affluenti di sinistra, che nascono tutti sulle Alpi, oltre al Ticino (248 km.), si citano la Dora Baltea (160 km.), la Dora Riparia (125 km.) e il Sesia (138 km.); tra i tributari di destra, provenienti dagli Appennini, il più importante è il Tanaro (276 km.). I laghi della regione, se si esclude la grande quantità di laghetti alpini, sono pochi; oltre al Lago Maggiore o Verbano (212,2 km²), si ricordano il lago d'Orta o Cusio (18,2 km²) e il lago di Viverone o d'Azeglio (5,8 km²).
Il Piemonte è caratterizzato da tre tipi di clima, tuttavia, essendo la regione chiusa agli influssi marittimi, generalmente predomina un clima di tipo continentale, con forti escursioni termiche. Gli inverni sono freddi e asciutti, le estati sono fresche sui rilievi e piuttosto calde nelle pianure. Durante i mesi invernali e autunnali in pianura si formano banchi di nebbia anche molto densi.
Il Piemonte è tra le regioni più boscose d'Italia: è infatti caratterizzato da una relativamente bassa densità di popolazione e da una notevole estensione di territorio montuoso. La superficie a bosco si va progressivamente estendendo in modo spontaneo, a causa dell'abbandono delle colture da parte dell'uomo nelle aree montane e collinari, oggi meno redditizie. Un gran numero di aree sono da tempo poste sotto tutela ambientale. Oltre al Parco Nazionale del Gran Paradiso, si annoverano molte aree protette e parchi regionali come il Parco del Ticino  condiviso con la Lombardia e il Parco dell'Argentera; in provincia di Torino è situato il Parco Naturale della Mandria, che in passato fu una tenuta reale, e in provincia di Novara si trova il Parco Naturale dell'Alpe Veglia.
La varietà delle specie vegetali è ricchissima: dalla flora più propriamente alpina degli ambienti rupestri e di prateria, ai boschi di alta e media montagna con abeti, larici, pini e faggi e a quelli tipici dei climi temperati dell'Europa centrale con castagni e querce, sino alle specie mediterranee e addirittura subtropicali, come le palme, che sono diffuse lungo le sponde del Lago Maggiore, dove il clima è particolarmente mite. Anche la fauna è ricca, soprattutto rispetto al resto d'Italia, che ha depauperato enormemente il proprio patrimonio naturalistico che include stambecchi e camosci, marmotte, caprioli, lepri, volpi, scoiattoli, martore, oltre a numerose specie di uccelli rari.
La morfologia del Piemonte non favorisce l'agricoltura; le zone più fertili sono situate nella bassa pianura, dove affiora l'acqua dei fontanili e dove è stata realizzata una fitta rete di canali d'irrigazione. Tra i cereali, buona e con alte rese per ettaro è la produzione di frumento e di mais; ma la vera specializzazione dei cereali è quella del riso, che prospera nelle province di Vercelli e di Novara, e di cui il Piemonte fornisce oltre il 50% della produzione nazionale. È presente inoltre una vasta gamma di prodotti ortofrutticoli (le nocciole del Cuneese); ma le campagne piemontesi, in particolar modo le colline delle Langhe e del Monferrato, sono famose soprattutto per la produzione di pregiate uve da vino   e di spumanti.
Un ruolo relativamente modesto ha anche il turismo, che registra il numero di presenze alberghiere più basso tra tutte le grandi regioni d'Italia. Una disaffezione tuttavia che è assolutamente ingiustificata. Oltre agli splendidi paesaggi delle Alpi e del Lago Maggiore, con località molto famose (Sestrière, Bardonecchia, Stresa con le isole Borromee ecc.) e che meritano da sole un soggiorno nella regione, il Piemonte può vantare un patrimonio storico e artistico di tutto rispetto, anche per le numerose testimonianze legate alla casa reale dei Savoia (ville e palazzine reali a Moncalieri, a Stupinigi ecc., e tombe sabaude nella basilica di Superga). Torino, la prima capitale del Regno d'Italia, ha ricchi musei e gallerie d'arte; tra questi, il Museo egizio ospita raccolte e reperti conosciuti in tutto il mondo ed è uno dei musei italiani maggiormente visitati.
Le zone del Biellese e del lago di Viverone hanno conservato cospicui giacimenti di reperti preistorici e che risalgono al Neolitico. La regione fu abitata dai celti e dai liguri, ed entrò parzialmente nell'orbita di Roma dopo la seconda guerra punica; solo durante il regno di Augusto (25 a.C.), si insinuò nelle impervie valli delle Alpi e rafforzò la rete delle comunicazioni. Lungo le strade romane sorsero alcune tra le principali città e, nel nuovo ordinamento dato da Augusto all'Italia, il Piemonte fu diviso tra regione ligure e regione transpadana. Dopo la caduta dell'impero romano d'Occidente, la regione fu dominata (568) dai longobardi. La successiva conquista del territorio da parte dei franchi guidati da Carlo Magno (774) favorì un intenso scambio con la cultura transalpina e con quella lombarda. Durante il periodo carolingio si affermò il potere di famiglie feudali il cui ruolo assunse un'importanza sempre più decisiva nella regione. Tra la fine dell'XI e il XII secolo, l'area pedemontana venne divisa da re Berengario II in quattro territori, mentre i centri di Novara, Vercelli ed Asti si organizzarono in Comuni. Al movimento comunale si affiancò e si contrappose un insieme di domini feudali, tra i quali emersero i marchesi del Monferrato e di Saluzzo, che estesero i loro domini nelle colline del Monferrato e delle Langhe; intanto, a Torino e nella Valle di Susa, esercitavano il potere i marchesi di Torino e i loro discendenti conti di Moriana e di Tarantasia, divenuti nel XIII secolo anche conti di Savoia. La via Francigena, importante percorso di comunicazione tra Roma e la Francia, per tutta l'età medievale fu un asse di civiltà, con innumerevoli abbazie e conventi sorti soprattutto in Val di Susa. Il nome Piemonte fu adottato, per la prima volta, nella prima metà del XIII secolo, per indicare un territorio molto ristretto compreso tra Dora Riparia, Po e Sangone, che acquisì una vera e propria fisionomia politica nel XV secolo, passando da Signoria a Principato; a partire da questo secolo, la storia del Piemonte si andò sempre più identificando con quella del Ducato dei Savoia. Questo, coinvolto nelle vicende delle guerre di supremazia tra Francia e Spagna, risollevò le sue sorti con Emanuele Filiberto e Carlo Emanuele I (1553-1630). Nel 1714 anche il Monferrato entrò a far parte dello Stato Sabaudo e divenne Regno di Sardegna nel 1720 sotto Vittorio Amedeo II. Dopo la guerra di successione polacca (1738) e quella austriaca (1748) il Piemonte assunse una conformazione geografica simile all'attuale, grazie al fatto che i confini orientali del dominio si attestarono sulla linea del Ticino.
Grazie anche al ruolo politico svolto dalla dinastia e dalla classe dirigente di parte democratica e di parte liberale, il Piemonte ebbe una funzione di guida nel Risorgimento italiano. La capitale della regione, Torino, fu capitale del Regno d'Italia fino al 1865 e, in quanto tale, sede del primo parlamento italiano. Il Piemonte guidò i processi di industrializzazione iniziati negli ultimi anni dell'Ottocento. Accanto alla tradizionale industria tessile si svilupparono i nuovi settori dell'industria meccanica, chimica, edile, alimentare e furono istallati i primi impianti per la produzione dell'energia idroelettrica. La modernizzazione dell'economia si accompagnò a un'intensa attività politica e sindacale, nella quale si radicarono le moderne correnti della cultura liberale e socialista, legate a figure quali Piero Gobetti e Antonio Gramsci. I fermenti delle loro idee ripresero ad alimentare la cultura antifascista durante la Resistenza, aspramente combattuta in tutto il Piemonte, nelle valli alpine, nelle colline delle Langhe e del Monferrato, oltre che nelle fabbriche delle città.