Personaggi storici
Colleoni Bartolomeo (Solza, Bergamo 1400 - Malpaga, Bergamo 1475).
Condottiero italiano; combatté per la Repubblica di Venezia, alleata degli Sforza, durante le guerre contro i Visconti di Milano. Non esitò ad attuare repentini cambiamenti di parte, che gli valsero numerosi sospetti e vari periodi di prigionia. Dopo la pace di Lodi del 1454, si pose nuovamente al servizio di Venezia e ottenne il comando supremo dell'esercito; poco più tardi, però, venne relegato nel castello di Malpaga per il timore di nuovi tradimenti. Nell'ultima campagna militare a cui partecipò, fu a capo di un esercito di fiorentini esiliati dai Medici con il quale, probabilmente, progettava di conquistarsi una signoria nel Nord Italia. Sconfitto, si ritirò di nuovo a Malpaga, dove visse gli ultimi anni sotto la sorveglianza del governo veneziano.
Garibaldi Giuseppe (Nizza 1807 - Caprera 1882).
Patriota italiano; con le sue imprese e il suo esempio fu uno dei principali artefici dell'unità e dell'indipendenza nazionale e una delle figure più popolari dell'Ottocento romantico in tutto il mondo.
Nel 1833 entrò a far parte della società segreta "Giovine Italia", fondata da Giuseppe Mazzini con l'obiettivo di conseguire l'unità politica della penisola italiana e l'indipendenza dal dominio straniero e di costituire un governo democratico e repubblicano. Venne condannato a morte in contumacia dalle autorità sabaude. Sposò Ana Maria Ribeiro da Silva, detta Anita, che si era unita a lui dal 1839.
Dopo varie peripezie raggiunse New York, dove lavorò per qualche tempo come operaio nella fabbrica di candele di Antonio Meucci e del quale fu ospite.
Organizzò la spedizione dei Mille e salpò da Quarto, presso Genova, il 6 maggio con due brigantini della compagnia Rubattino e, dopo una sosta al forte toscano di Talamone per rifornirsi di armi. Protetto da navi inglesi, raggiunse la Sicilia e sbarcò a Marsala. Il primo scontro con le truppe borboniche sulla via di Palermo fu a Calatafimi: tra il maggio e l'agosto del 1860 i garibaldini - detti, dal loro abbigliamento, "camicie rosse" - riuscirono a occupare tutta l'isola, raccogliendo lungo la strada migliaia di volontari. Nel 1862, Garibaldi, al motto di "Roma o morte", organizzò una nuova spedizione diretta contro lo Stato Pontificio. Quando però Napoleone III rese pubblica la sua decisione di impedire un attacco contro Roma, Vittorio Emanuele si vide costretto a sconfessare l'impresa e inviò contro i volontari garibaldini un reparto dell'esercito regolare. Nella battaglia dell'Aspromonte (29 agosto 1862) Garibaldi, ferito, venne arrestato e imprigionato per alcuni giorni. L'episodio costrinse l'Italia a garantire, con la Convenzione di settembre stipulata nel 1864 con la Francia, il rispetto di Roma papale.
Nel 1866, nella terza guerra d'indipendenza, Garibaldi tornò alla testa dei volontari e il 21 luglio ottenne, a Bezzecca, nel Trentino, l'unica vittoria italiana contro gli austriaci. Ricevuto l'ordine di fermarsi in seguito all'armistizio, telegrafò la famosa risposta: "Obbedisco".
Accolto ovunque, anche a Londra, con straordinarie manifestazioni di ammirazione, non abbandonò mai la sua semplicità di carattere.
Silio Italico (? 25 ca. - Campania 101 d.C.).
Poeta latino. Tramite una lettera di Plinio il Giovane, che ne illustra la sua vita, sappiamo che: fu delatore agli ordini di Nerone e fu da questi eletto console nel 68. Seppe cancellare il suo passato e questa macchia con un lodevole proconsolato in Asia (77) sotto Vitellio. Ritiratosi dalla vita pubblica, si dedicò allo studio delle lettere e professò un vero e proprio culto per Virgilio, di cui raccolse i più disparati cimeli. I 17 libri dei Punica, poema epico sulla seconda guerra punica dall'assedio di Sagunto alla vittoria di Scipione a Zama, sono determinati dal gusto per la curiosità.