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Regione Marche

La regione delle Marche si affaccia a est sul mare Adriatico; confina con l'Emilia-Romagna e con la Repubblica di San Marino a nord, con la Toscana e con l'Umbria a ovest, con l'Abruzzo e per un breve tratto con il Lazio a sud. È ripartita nelle province di Ancona, Ascoli Piceno, Macerata e Pesaro-Urbino; il capoluogo regionale è Ancona. Il nome della regione di origine storica, deriva dal tedesco Mark e indica un insieme di territori di frontiera, "di marca" appunto, istituiti nel Medioevo, rimasti a lungo divisi e col tempo aggregati in una sola unità amministrativa.
Il litorale, quasi ovunque diritto e non adatto ai porti, si sviluppa per 175 km. In alcuni tratti la larghezza della fascia costiera si restringe addirittura a poche decine di metri. I fiumi sono numerosi; scendono ripidi all'Adriatico, pressoché paralleli l'uno all'altro e a volte con gole incassate. Hanno tutti un bacino idrografico esiguo, così come modesta è la lunghezza del loro corso, in genere inferiore ai 100 km. ed hanno regime torrentizio. Si ricordano il Foglia (90 km.), che sfocia presso la città di Pesaro, il Metauro (110 km.), che raggiunge il mare all'altezza della cittadina di Fano, e il Tronto (115 km.), che segna per un certo tratto il confine con l'Abruzzo.
L'ambiente naturale, che un tempo poteva vantare belle distese forestali, è stato quasi ovunque trasformato dalle coltivazioni e dai pascoli; di recente, sulla costa, il turismo balneare di massa ha contornato il litorale di un'unico cordone edilizio, lasciando solo poche tracce del paesaggio originario. Tra le aree protette, si ricordano il Parco Naturale del monte Conero, il Parco Nazionale dei monti Sibillini, istituito nel 1994 e condiviso con l'Umbria, il Parco Nazionale dei monti della Laga condiviso con l'Abruzzo e la Riserva delle grotte di Frasassi, un complesso carsico dell'Appennino, situato poco a nord di Fabriano (Ancona).
Due sono le associazioni vegetali prevalenti: la macchia mediterranea sempreverde (con lecci, corbezzoli, lentischi, allori ecc.), che si estende dal litorale sino alle colline più basse dell'entroterra. A essa segue, nelle aree submontane, il bosco rado di querce. Il faggio è invece l'albero tipico della fascia di montagna. Nelle poche zone che si trovano al di sopra dei 1900 m., crescono alcune specie simili a quelle alpine: per esempio la genziana e la cosiddetta "stella alpina" degli Appennini, più piccola di quella delle Alpi. Modesta presenza ha ormai anche la fauna naturale (volpi, lupi, gatti selvatici in numero molto ridotto). Relativamente numerosi sono invece gli uccelli, soprattutto quelli di passo: in particolare la macchia mediterranea, che ricopre il promontorio del Conero, è un'accogliente oasi e un'importante stazione di sosta per gli uccelli migratori, mentre il Parco dei Sibillini ospita l'aquila reale e altri rapaci.
La tradizionale agricoltura mista permane ancora in varie zone, ma la specializzazione delle colture è ormai preponderante sia nella cerealicoltura e nelle legnose (ulivi e viti)
Il turismo balneare è il vero punto di forza dell'economia regionale, anche se necessita di un'adeguata protezione dal sovraffollamento estivo; a nord la Riviera delle Marche si salda ormai pressoché con quella romagnola. Località come Gabicce Mare (Pesaro) e Fano (Urbino) o Senigallia (Ancona) sono oggi tra le più frequentate dell'Adriatico.
Nel territorio marchigiano è stata reperita una ricca documentazione preistorica e protostorica, che ha contribuito in gran misura a renderci note le linee fondamentali delle più antiche vicende umane di questa regione: si evidenziano la presenza di alcune necropoli dell'età del Ferro, gli influssi celtici e le ragguardevoli tracce lasciate dagli etruschi e dai greci. In età preromana l'area corrispondente all'odierna regione delle Marche era abitata nella fascia costiera dai galli senoni e a sud dell'Esino dai piceni, un importante nucleo di civiltà che mantenne una propria autonomia almeno fino al I secolo a.C., quando vennero anch'essi completamente romanizzati.
Divisa al tempo del riordinamento di Augusto tra l'Ager gallicus (Umbria) e l'Ager picenus (Piceno), l'area marchigiana acquisì una durevole organizzazione politica nel III secolo d.C., allorché vennero fissate due distinte province, la Flaminia et Picenum annonarium, con capoluogo Ravenna, a nord dell'Esino, e il Picenum suburbicarium, con epicentro a Spoleto.
Le Marche pontificie non conobbero né contrasti né trasformazioni di rilievo durante i secoli XVII e XVIII, fino all'occupazione di Ancona (1796) da parte dei francesi e alla proclamazione, per iniziativa dei giacobini, della repubblica anconetana, che nel 1798 venne incorporata alla Repubblica Romana. Le Marche furono annesse al Regno d'Italia nel 1808.
Con la Restaurazione venne ripristinato lo Stato della Chiesa, ma ciò non fu sufficiente a spegnere le aspirazioni di rinnovamento, fertile terreno per la diffusione delle società segrete e quindi delle organizzazioni democratiche promosse da Mazzini. Dopo l'occupazione militare austriaca (1849-1857), le Marche furono coinvolte nella seconda guerra d'indipendenza: la battaglia di Castelfidardo (1860), combattuta tra l'esercito piemontese e le truppe pontificie, aprì la strada all'annessione al Regno d'Italia, ratificata da un plebiscito. Nel periodo successivo all'unità d'Italia, rimase viva la tradizione repubblicana nel nord della regione, mentre in altre zone le correnti del cattolicesimo animavano nuove iniziative politiche e sindacali. Nel 1914, alla vigilia della prima guerra mondiale, Ancona fu al centro di un violento moto di protesta, chiamato la settimana rossa, di tono preinsurrezionale, guidato da socialisti, repubblicani e anarchici per protestare contro l'eccidio poliziesco compiuto durante una manifestazione antimilitarista. Nel corso della seconda guerra mondiale il movimento di Resistenza al nazifascismo operò nelle zone appenniniche e preappenniniche.

Il 28 del mese si svolge, in tutto il territorio regionale, la manifestazione denominata "Cantine aperte". Tel. 071.7108019.