vaiano.gif (3398 byte)
 
 
homepage.gif

ospitalita.gif (1790 byte)

 

 

 



  
   


   


  

 

Il nome di questa terra, tra le più notevoli del cremasco, si trova con la forma "Vallianum" nel famoso documento che enumera le località dell’Isola Fulcheria di pertinenza dell’Imperatore Federico Barbarossa. Nell’altro documento, pure di capitale importanza, con cui Enrico VI cede ai Cremonesi i suoi diritti su Crema e sull’Isola (1192), è detto "Vajanum".
In un documento del 992 (Cod. Dipl. Lang., n. 868) si trova nominato Valiano. Si tratta di una donazione che un prete di nome Pietro fa in favore della Basilica di S. Ambrogio, conferendole moltissimi beni sparsi su una vasta zona dell’alta Italia.
I possedimenti di tale Pietro si stendono dal lago di Como fin oltre il Ticino e, tra il luoghi elencati, si trova dunque Valiano. Potrebbe essere Vaiano, frazione di Merlino; ma potrebbe essere anche il nome dell’attuale città, perché vi sono nominate altre località relativamente vicine, come Brignano e Cornaleto. Noteremo ancora che, secondo il Vignati (Codex Dipl. Laud.), corrisponderebbero a Vaiano anche i nomi di Valerianum, Valaranum, Valleianum , che si trovano in documenti lodigiani dal 1147 al 1188.
Vaiano è certamente da annoverare tra le più antiche stazioni preistoriche della Lombardia. L’affermazione, che è di capitale importanza per la determinazione delle origini di queste genti, è stata assodata dalle scoperte fatte tra il 1868 e il 1896, le quali, qui come altrove, diedero documenti irrefutabili dimostranti che tali luoghi furono abitati fin dall’Età della Pietra. A Vaiano infatti furono ritrovati; un piccolo vaso di pietra a due anse, basso e schiacciato di forma e di conservazione quasi perfetta e che, nell’impasto d’argilla, sono state rinserrate alcune conchiglie, una lancia di bronzo ma di, probabilmente, epoca molto posteriore e, durante i lavori di scavo del Canale Marzano, vennero alla luce avanzi di palafitte lacustri.
Il villaggio, fin dal suo sorgere, rimane assorbito nell’orbita di influenza della vicina Pieve di Palazzo e che le antiche sorti di Vaiano, si possono compendiare con quelle di Palazzo: prima del sec. X, dominio dei Vescovi di Piacenza; dalla seconda metà del sec. X a quasi tutto il XII, dominio dei Conti di Palazzo, a loro volta vassalli, prima della Contessa Matilde, e poi del Vescovo di Cremona; infine ancora sotto la dominazione dei Vescovi di Piacenza, a cui la Pieve di Palazzo, con buona parte del contado cremasco, si sottopose, essendo riusciti ai Cremaschi, dopo molte discordie e guerriglie, a sottrarsi per sempre alla invisa dominazione di Cremona.

Itinerari Culturali
S.S. Cornelio e CiprianoLa prima chiesa ebbe, fin dalle sue origini, il titolo dei S.S. Cornelio e Cipriano, e questa notizia aiuta a fissarne approssimativamente la data poiché il culto dei due santi martiri cominciò ad entrare nella liturgia romana soltanto dopo il sec. XII.
Avendo effettuato lavori di ampliamento, dopo meno di un secolo, la chiesa non reggeva più e minacciava di crollare e così, nella seconda metà del sec. XVII, (1660) si cominciò a costruire la nuova chiesa e che fu terminata nel 1710.
La nuova costruzione, opera dell’architetto Lucin-Ferrandi, è grandiosa e monumentale; posta su di un terrapieno che la solleva di colpo sopra gli edifici circostanti, con pianta leggermente a croce latina, semplice e ariosa nelle linee, ricca e movimentata di nicchie e di statue nella facciata, con un accento di slancio verticale nella bella torre campanaria cuspidata.
Nel 1967, per ridare l’antico splendore trionfale, solenne e maestoso, tipico del miglior barocco italiano fu deciso,Tizianodall’allora prevosto Don Giovanni Tessadori, di restaurare la chiesa parrocchiale. L’avvenimento più sensazionale di quel periodo, fu la scoperta della firma di Tiziano in calce ad una grande tela a olio, raffigurante un episodio tragico della passione di Gesù: l’incoronazione di spine. Il dipinto, alto m. 2,70 e largo m. 1,90, era appeso da tempo immemorabile sopra la bussola della porta maggiore e, talmente ricoperto da spesse incrostazioni nerastre di polvere e di fumo, da risultare difficilmente leggibile. Dopo il restauro, magistralmente eseguito da Marcello Bonomi, apparve chiaramente la potenza formale e cromatica del dipinto e, in fondo, fu possibile leggere chiara e nitida, la firma del grande pittore veneziano. Il soggetto richiamò subito alla mente un’altra opera di Tiziano, quasi identica; la notissima "Incoronazione" del Louvre di Parigi asportata, dalla chiesa di S. Maria delle Grazie, nel 1810 da Napoleone.
CiverchioEsposta sull’altare di fronte a quello che custodisce la preziosa "Incoronazione" di Tiziano, vi è un’antica tela di Vincenzo Civerchio raffigurante "Il battesimo di Gesù". Questo quadro, originariamente , era la pala dell’altare dedicato a S. Giovanni Battista, come risulta da alcuni documenti dell’archivio parrocchiale ed anch’esso era appeso in un angolo buio dell’abside; trascurato e ricoperto di polvere, annerito dal fumo e leggermente danneggiato venne affidato alle mani esperte di Marcello Bonomi che lo fece tornare agli antichi splendori.
Nessuna firma o sigla indica l’autore del dipinto; ma l’impianto prospettico e spaziale della composizione ne palesano chiaramente l’appartenenza alla scuola lombarda dei primi decenni del sec. XVI, facente capo al Foppa e al Bergognone. Il più qualificato tra i pittori cremaschi attivi in quel periodo e che si potrebbe indicare quale autore di questa tela – sempre restando nel campo delle ipotesi – sarebbe Vincenzo Civerchio (1470-1540), per le sue capacità ricettive e per la molteplicità delle sue esperienze.