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La rocca sforzesca di Soncino è una delle più importanti e meglio conservate di tutta la Lombardia. Fu fortificata nel 1041, contro le incursioni ungare; dal 1226 godette del diritto di pedaggio sul ponte e porto dell'Oglio. Tra le sue mura vi perì di ferite Ezzelino da Romano, sconfitto nella crociata indetta contro di lui da papa Innocenzo IV nel 1254. Nel XV secolo vi operò la prima tipografia ebraica italiana.

Soncino - La RoccaLa Rocca è una tipica fortezza quattrocentesca, fu fatta edificare dagli Sforza (1473-1475) su di un preesistente castello. Alla sua progettazione e costruzione, tutta in laterizio, concorsero diversi architetti e ingegneri militari.

La Casa degli Stampatori è ritenuta la sede della stamperia ebraica dei Nathan venuti dalla Germania, che poi contrassegnarono le Bibbie, da loro stampate, col nome di Soncino.

 

LA STORIA

Il borgo di Soncino sorge al centro della pianura lombarda, sulla sponda destra del fiume Oglio che lo separa dalla vicina Provincia di Brescia. Proprio questa sua posizione strategica ne ha sempre fatto un ambito oggetto di conquista da parte delle potenze allora dominanti: la Repubblica Serenissima di Venezia ed il Ducato di Milano. Sicuramente anche il luogo dove sorge Soncino doveva essere, un tempo, ricco d’acque e fitti boschi, oltre a paludi estese che nei documenti altomedievali venivano indicate con il nome di lago Martino. La sua posizione a guado dell'Oglio ne faceva un'importante stazione lungo la strada che da Laus Pompeia (l'attuale Lodi Vecchio) conduceva a Brixia (Brescia), mentre nell'alto medioevo si andava affermando anche l'attraversamento in verticale costituito dall'asta Cremona - Bergamo. Le incursioni ungariche del X secolo accelerarono il processo di fortificazione di Soncino, facendole assumere l'aspetto di fortezza che oggi conosciamo. Il 18 giugno del 1118 il Comune di Cremona acquistò il castello, la curia e la corte di Soncino dai Conti di Bergamo, con lo scopo di farne il baluardo difensivo sul confine settentrionale del suo territorio. Secondo la tradizione, la prima torre, antico nucleo del Palazzo Comunale, venne eretta nel 1128. Le lotte tra i comuni lombardi prima, e poi tra questi contro l'Impero, non coinvolsero il borgo; in tal modo Soncino poté porre le basi per un'organizzazione politica ed economica che nel corso del secolo successivo darà i suoi risultati durante la lunga signoria di Buoso Da Dovara, e che culminerà nei due episodi della conquista della vicina fortezza d’Orzinuovi e della cattura d’Ezzelino da Romano, incarcerato nel 1259 nella torre di Soncino. Il Dovara, durante il periodo del suo dominio, promosse un'addizione urbana che comportò l'inglobamento dei borghi, prima sparsi, l'edificazione delle nuove mura urbiche, terminata nel 1247, e la costruzione del Palazzo del Podestà nel 1264. All'uopo si ricorda l'insurrezione popolare del 1306 contro i nobili ed i podestà cremonesi residenti nel borgo, tant'é che nel 1311 l'imperatore Arrigo VII dichiarò Soncino soggetto direttamente all'Impero. Con la signoria viscontea, le ambizioni autonomistiche dei soncinesi si placarono, grazie anche ad un'abile ed accorta politica filoimperiale, Azzone Visconti riuscì a garantirsi il controllo assoluto di Soncino. Da allora il borgo divenne il principale presidio sul confine nord-orientale, spesso conteso ed occupato dalla vicina Repubblica Veneziana. Con il ristabilirsi della signoria sforzesca, avvenuta nel 1450, Soncino passa stabilmente al Ducato di Milano, assicurandosi così un periodo di pace e prosperità. L'attività industriale divenne florida: vi fiorì la manifattura ed il commercio dei pannilana, venne istituito il Collegio dei Notai e vi venne aperto pure un Banco di Pegni con la chiamata degli Ebrei dalla vicina Orzinuovi. Gli Sforza, Signori di Milano, accolsero la famiglia d’emigrati del medico-rabbino Israel Nathan che, a causa di una delle numerose persecuzioni anti ebraiche, dovette cercare paesi più ospitali, e avendo ricevuto da loro un sostanzioso prestito di denaro, li autorizzarono a svolgere l’attività a Soncino. Ma la creazione del Monte di Pietà, che certamente ostacolò il loro lavoro, li stimolò ad iniziare la nuova attività di stampatori, vedendo in lei la prospettiva economica e la possibilità di diffusione dei Sacri Testi. Nel 1483, solo 28 anni dopo la scoperta di Giovanni Gutemberg (che nel 1455 impiegò per la prima volta caratteri mobili metallici: precisi  e resistenti. La Bibbia fu il primo libro che egli stampò, con un povero torchio nella città tedesca di Magonza), in Soncino viene stampato il loro primo libro di cui si abbia notizia. La stamperia fu attiva nella città per una decina d’anni, poi gli ebrei dovettero lasciare anche questa nuova terra, che li aveva ospitati, a causa dell’opposizione cattolica culminante in un processo che li costrinse a chiudere la stamperia di Soncino e a cercare rifugio e lavoro altrove. La loro attività continuò attraverso nuove imprese tipografiche aperte a Barco, Brescia, Casalmaggiore, Fano, Pesaro e poi fino a Napoli, Salonicco e Costantinopoli. Stamparono non solo in lingua Ebraica ma anche opere letterarie in latino ed italiano e persino testi religiosi cristiani. Ma firmarono sempre le loro produzioni con il nome di Soncino, quale segno di riconoscenza verso la città che li aveva accolti dopo la cacciata dalla Germania. I “Soncino” sono considerati i maggiori tra gli stampatori ebrei e cristiani che hanno pubblicato libri con caratteri ebraici. Tutte le opere stampate a Soncino (circa una trentina) sono in lingua ebraica e d’argomento religioso. I libri più famosi tra i numerosi pubblicati dalla famiglia di Soncino nelle varie città, meta del loro peregrinare sono:
Bibbia
completa del 1488, primo testo completo dell’Antico Testamento in Ebraico, con l’aggiunta delle vocali mediante punti sulle consonanti per rendere più chiaro il testo biblico. E’ in tre volumi con delle decorazioni interne pregevoli.
Bibbia di Berlino, edizione riveduta e corretta di quella del 1488. Stampata a Brescia nel 1494. Prima Bibbia tascabile, usata da Lutero per tradurre l’Antico Testamento dall’ebraico in tedesco. Si trova a Berlino.
Opere volgari del Petrarca, del 1503, dedicate al Principe Cesare Borgia.
La nuova cerchia muraria della città, iniziata già dai Veneziani, venne portata a termine nel 1453 dai duchi di Milano, mentre la nuova rocca venne fatta erigere da Galeazzo Maria Sforza nel 1473 sulla sponda dell’Oglio, la Rocca resta con tutti i suoi elementi architettonici (recinti, ponti levatoi, rivellini, torri, fossati) uno dei più interessanti esempi d’architettura militare del XV secolo. Nonostante le ingenti spese sostenute dal Ducato per fare di Soncino una formidabile fortezza, il borgo capitolerà, unitamente al Ducato, nel 1499. Occupato dai Veneziani, dopo un decennio di pacifico governo della Serenissima, Soncino passerà ai Francesi nel 1509, in seguito alla battaglia d’Agnadello. Dopo tre anni la Lega Santa creata da Papa Giulio II, respingerà i Francesi e riconsegnerà il Ducato Sforzesco a Massimiliano Sforza, figlio primogenito di Lodovico detto il Moro. La vittoria di Marignano del 1515 da parte di Francesco I di Francia sulle truppe svizzere al soldo dei duchi milanesi,comporterà nuovamente il passaggio del Ducato, e quindi di Soncino, ai Francesi. Nel 1525, con la battaglia di Pavia e la successiva prigionia di Francesco I nel torrione di Pizzighettone, vedrà il declino della politica espansionista francese in Italia a vantaggio dell'Impero prima e della monarchia spagnola poi. Buona parte dei preparativi attuati da Francesco II Sforza, fratello di Massimiliano, avvennero a Soncino, dove il Duca aveva preso dimora presso i frati di S.Maria delle Grazie. Purtroppo la sua reintegrazione al titolo ducale, avvenuta nel 1529, fu soltanto un episodio effimero e con la morte dell'ultimo Sforza, avvenuta nel 1535, segnerà la definitiva scomparsa del Ducato Milanese, che verrà poi inglobato nell'Impero.Nonostante l'instabilità politica di quegli anni, Soncino vide la nascita di quel grandioso complesso artistico che è la chiesa di S.Maria delle Grazie. Costruita a partire dal 1501, venne terminata nel 1530 con lo straordinario complesso pittorico che ancor'oggi l'adorna, voluta dallo stesso Duca come grandioso ex-voto alla Vergine. Con il diploma imperiale del 5 novembre del 1536, Carlo V, quale successore al Ducato milanese, infeuda Soncino a Massimiliano Stampa, già consigliere dell'ultimo Sforza e castellano di Milano. Gli Stampa resteranno marchesi di Soncino sino al 1876, nonostante i ripetuti tentativi del Consiglio Generale di liberarsi dal giogo feudale. Il lungo periodo di tranquillità che seguì procurò al borgo una certa prosperità economica, grazie al fiorire di manifatture e traffici commerciali. Nonostante ciò, il borgo rimase tagliato fuori della storia. Il conte di Fuentes vi istituì un presidio per contrastare il brigantaggio ed approntò un progetto d’ammodernamento delle mura che però non venne realizzato. Nel 1630 il borgo venne flagellato dalla peste che ridusse la popolazione, tanto che dieci anni dopo gli abitanti di Soncino e del territorio ammontavano a circa 3.000 unità. All'inizio del XVIII secolo la guerra di successione spagnola coinvolse direttamente Soncino che venne più volte bombardato ed assediato. Nel 1707 passava, con il Ducato di Milano, sotto il dominio austriaco, che si rivelerà particolarmente felice per il borgo: la cultura e le attività economiche tornarono a rifiorire. Tuttavia le riforme attuate dal governo austriaco procureranno gravi danni proprio alla cultura, con le soppressioni di numerosi ordini religiosi e la chiusura delle chiese, oltre alla perdita di un ingentissimo patrimonio librario. Il giorno 11 maggio del 1796 Napoleone occupò il borgo, conseguenza di ciò fu la soppressione del capitolo della Pieve del convento di S.Giacomo (con la torre campanaria dall’insolita forma eptagonale cioè a sette lati) e dei domenicani. A ciò si aggiunse un terremoto, avvenuto nel maggio del 1802, che causò gravi danni a molta parte del borgo. Con il declino dell'impero napoleonico, Soncino era un'importante cittadina del Regno Lombardo-Veneto, ma la sua economia si era andata modificando: ora l'attività dominante era quella agricola, affiancata dalle nuove produzioni industriali legate all'allevamento del baco da seta. Alla fine del XIX secolo Soncino contava ben cinque filande dove erano impiegate quasi cinquecento donne. Il 14 giugno 1859 gli Austriaci abbandonarono Soncino ed il borgo entrò a far parte del Regno d'Italia. Nel 1876 Massimiliano Cesare Stampa, ultimo Marchese di Soncino, muore ed il passaggio della rocca al Comune segnerà l'avvio dei tempi moderni. L’aspetto attuale è conseguente all’opera di restauro iniziata nel 1886 dall’architetto Luca Beltrami il quale tese al ripristino della primitiva struttura del fortilizio.

IL NOME
Il toponimo è attestato nel 920 come "Castri Soncini" e nel 959 come "de Sencine", mentre in un documento del 1144 troviamo "Sencinum". Il toponimo pare un derivato aggettivale, col suffisso-inus, dal fitonimo latino sonchus “cicerbita”, specie d'insalata.

Testo e foto sono stati inviati dalle alunne dell'Istituto "Sacra Famiglia".