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Città della Lombardia, sulla sinistra del Po, a valle della confluenza dell'Adda. La provincia di Cremona si estende nella bassa pianura lombarda tra il Po a sud, l'Adda a ovest e l'Oglio a est. Nel nome Cremona ci sarebbe una radice celtica "crem", a indicare il rialzo del terreno da cui si dominava il fiume, che, a quei tempi, fluiva al margine dell'attuale centro monumentale. Al centro delle vie di comunicazione dell'Italia settentrionale, fu importante centro dei Galli Cenòmani sino all’affacciarsi delle legioni romane nella valle padana e la conseguente fondazione di due colonie militari a "diritto latino", situate a far strategicamente da catenaccio e a chiudere come in una morsa, il nodo centrale del Po; Piacenza sulla riva meridionale, Cremona su quella settentrionale.
Era l’anno 218 a.C. e prima di diventare una delle più belle città italiane, nei due secoli seguenti, dovrà conquistarsi sul campo la cittadinanza romana (89 a.C.) respingendo più volte le orde galliche e barbariche e resistendo ai cartaginesi di Annibale dilaganti giù dalle Alpi con i loro elefanti. Fu eretta a municipio nel 90 a.C. Teatro delle guerre civili, per aver sostenuto Bruto vide le sue terre distribuite nel 40 a.C. ai veterani dell'esercito di Ottaviano. Prima di essere distrutta da Antonio Primo, fautore di Vespasiano, nel 69 d.C. dopo le battaglie di Bedriaco, la città vantava un complesso monumentale e urbanistico di prim’ordine ed era ricca di templi e di santuari, di mercati, di commerci e di scuole insigni in cui si erano formate, fra l’altro, generazioni di letterati e di poeti tra cui Furio Bibaculo, Quintino e Alfeno Varo e persino, per qualche anno, Publio Virgilio Marone.
Situazioni culturali destinate a ripetersi a Cremona nel Quattrocento e nel primo Cinquecento, quando essa diverrà la città prediletta del ducato milanese e i poeti cortesi ne canteranno le gesta nel castello Sforzesco e negli armoniosi palazzi.
Dall'VIII sec. il suo vescovo vi acquistò preminenza politica, ma dopo un periodo di lotte intestine la città nel 1098 si eresse in libero Comune, concorrente con Milano; ghibellina, fu ben presto in guerra con le città vicine. Nel luglio 1148 a Cremona papa Eugenio III presiedette un concilio che promulgò i provvedimenti presi nel sinodo di Reims (marzo) per la riforma del clero. Nel 1226 vi si tenne un altro concilio per combattere le eresie in Italia e per bandire una crociata per liberare la Terrasanta.
Signoria dei Pallavicino (1249-1266), poi alternativamente in mano ai guelfi Cavalcabò e ai Visconti, passò infine a Francesco Sforza come dote della moglie Bianca Maria Visconti. A Cremona, in occasione di tale matrimonio e dopo i preliminari di Cavriana (31 luglio 1441), fu sottoscritto il trattato di pace (20 novembre 1441), con la mediazione di Francesco Sforza, tra Venezia e Firenze da un lato, e Filippo Maria Visconti dall'altro.
Durante la guerra contro Venezia, che mirava al possesso di Ferrara,  si riunirono a Cremona nel febbraio 1483, Lorenzo de' Medici, Ludovico e Ascanio Sforza, il duca Ercole d'Este, il marchese Federico I di Mantova e Giovanni Bentivoglio.
Sottomessa a Venezia tra il 1499 e il 1509, poi tornata possesso del ducato di Milano, ne seguì le sorti, passando nel 1525 alla Spagna che la tenne fino al 1702. Sotto il dominio austriaco dal 1702, nel 1796 la città fu occupata dall'esercito francese guidato dal Bonaparte. Capitale del dipartimento dell'Alto Po nel Regno Italico, nel 1814 ritornò all'Austria fino al 1859, allorché si unì al Piemonte.

Itinerari Culturali
Benché la vita della Cremona romana sia ampiamente documentata dalle fonti letterarie, scarsi sono i resti archeologici, i più notevoli dei quali sono alcuni mosaici conservati al Museo Civico locale. La città moderna ripete nel tracciato stradale la rete delle strade romane, di cui sono visibili alcuni tratti di massicciata.
Centro artistico di Cremona è la piazza del Comune, armoniosa e monumentale, sulla quale prospettano, col Duomo, gli edifici più insigni della città; il Palazzo Comunale (1206-1246) la Loggia dei Militi (1292) e ai lati della facciata principale della Cattedrale, il Torrazzo (1267 – con i suoi 113 metri è la torre campanaria più alta d’Europa) e il Battistero (1167).
Rinascimentale è il portico della Bertazzola nella piazza del Comune; cinquecenteschi i palazzi Fodri, Ugolani Dati, Affaitati, riccamente decorati in cotto.
Il Duomo sorse sull’area più elevata della città, là dove s’erano avvicendati per secoli edifici di culto prima romani e poi medievali. Come documenta la lapide visibile sopra la porta d’accesso allaDuomo dell'Assunta - interno sagrestia dei canonici, la fondazione risale al 1107, anche se un disastroso terremoto, dieci anni dopo, compromise irreparabilmente le strutture già iniziate costringendo i costruttori ad una rifondazione a breve termine la quale ricevette nuovo e decisivo impulso dal ritrovamento, fra le macerie, delle spoglie mortali di Imerio, il Santo prediletto dai Cremonesi con il loro patrono Omobono (1129). L’interno della Cattedrale appare interamente e riccamente ricoperto di opere d’arte di pittori famosi come Boccaccio Boccaccino, Gian Francesco Bembo detto il Vetraro, Altobello Melòni, Gerolamo Romanino e il Pordenone e i grandi arazzi con le "Storie di Sansone" datati e firmati da Jan Raes a Bruxelles nel 1629. Quanto alle pale d’altare, con l’eccezione della bellissima "Madonna Schizzi" (dal nome del canonico che vi si fece ritrarre con i Santi Paolo e Donnino nel 1520-1522) opera del friulano Pordenone, esse rappresentano un’antologia dell’arte cremonese, da Antonio e Bernardino Campi che vi predominano, ai Gatti, ai Ricca, al Cattapane, al Malosso, al Genovisino, quest’ultimo autore di un bellissimo altare dedicato a S. Rocco in riconoscenza allo scampato pericolo della peste (1649). Sulle volte dei transetti sono poi visibili le presenze dell’arte trecentesca che Duomo - Absidedel resto affiora qua e là nel tempio, dietro le ricostruzioni  dei grandi rifacimenti, com’è il caso dei bellissimi Bonifacio Bembo che si vedono ogni volta che nel transetto di sinistra si toglie dall’altare di S. Michele la omonima pala di Giulio Campi; le mirabili tarsie di Giovanni Maria Platina realizzate tra il 1477 e il 1489 su disegni architettonici di Bernardino De Lera e pittorici di artisti come Antonio della Corna e il Cicognara. Di straordinaria ricchezza, due croci d’oreficeria, quella detta di San Facio, che non è duecentesca come si legge sui libri, ma rinascimentale, e quella detta "grande" per via dei suoi quasi tre metri d’altezza, opera di Ambrogio Pozzi e Agostino Sacchi (1478).
Nella seconda metà del XIII sec. fu costruita anche l'altissima torre campanaria, il torrazzo, esempio geniale di torre-guglia padana, nata dalla spontanea fusione del tiburio romanico lombardo con la torre borgognona, entrata a far parte dell'iconografia lombarda con le abbazie cisterciensi; le ricerche pittoriche trionfano nella scenografica guglia in marmo, che sembra sia da attribuire all'architetto cremonese Francesco de’ Pegorari, indiscusso creatore del campanile di San Gottardo a Milano. Tra la fine del XII sec. e l'inizio del XIII fu costruito il battistero, a pianta ottagonale, la costruzione romanica, a pianta ottagonale, risale al1167.
Al periodo gotico appartiene la chiesa di Sant'Agostino, ideata tra il 1339 e il 1345 da Teodosio Guarneri, completamente trasformata nei secoli; internamente si ricordano "la Madonna in trono e santi" del Perugino (1494), che tanta suggestione esercitò sui pittori lombardi. Eccezionale il corredo figurativo della chiesa: dalla cappella Cavalcabò dipinta da Bonifacio Bembo attorno alla metà del Quattrocento a quella decorata sullo scorcio del secolo da Giovan Pietro da Cemmo. Tra le altre opere d’arte della chiesa spiccano, la pala di Pietro Perugino (1494), i bassorilievi marmorei di Bonino da Campione (è una sua opera, in Duomo, il sarcofago Schizzi del 1357) e alcune grandi tele manieristiche ("il Cristo sotto il torchio" di Andrea Mainardi all’altare maggiore) e barocche.
Una delle più note chiese cremonesi è quella di S. Pietro al Po, edificata nel 1064, rifatta da Bernardino De Lera nel tardo Quattrocento e infine resa nelle forme attuali da Francesco Dattaro nel 1573. L’interno si presenta interamente decorato con affreschi di artisti cremonesi, da Antonio Campi, al Trotti, al Cattapane ecc. Tra le pale d’altare, notevoli soprattutto il Presepio di Bernardino Gatti e l’ancona di Lattanzio Gambara, un bresciano formatosi a contatto diretto coi Campi. Da non trascurare l’enorme, splendido affresco di Bernardino Gatti (1552) per l’ex Refettorio del monastero, ricco di 226 figure celebrate dagli antichi storici tra le più suggestive che si potessero ammirare a Cremona.
Nella grande piazza Marconi si trova il Palazzo dell’Arte, dove hanno sede la scuola internazionale di liuteria, il Museo Civico di Scienze Naturali e l’importante Museo "A. Stradivari", ricco di cimeli provenienti dalla bottega del più famoso liutaio cremonese, di cui si conserva un prezioso strumento del 1715 in Palazzo Comunale. Infatti è di antica tradizione la fabbricazione di strumenti musicali (violini, pianoforti), un tempo assai famosa per merito di valentissimi liutai (Stradivari, Amati, Guarneri).
Da visitare anche il Museo Civico Ala-Ponzone (il primo atto ufficiale delle raccolte fu nel 1876) ospitato nel Palazzo degli Affaiati che lo fecero costruire a Francesco Dattaro tra il 1561 e il 1570. Gli Affaiati, famiglia di banchieri di notorietà europea, raggiunsero l’apice della fortuna con Gian Carlo che, oltre ad essere il finanziere di Carlo V, salvò dall’assedio olandese la ricca città di Anversa (1542) meritandosi per questo dall’imperatore la donazione di cospicui possedimenti delle Fiandre. All’estinguersi della famiglia Affaiati, il Palazzo segnò tutta una serie di trasferimenti di proprietà fino agli Ugolani Dati che nel 1838 lo lasciarono ai Fatebenefratelli che lo trasformarono in Ospedale. Tale rimase fino al 1925 quando, acquistato dal Comune, fu adattato dapprima a sede delle civiche raccolte (1928) e poi della Biblioteca (1938).
La Pinacoteca, nelle cui sale sono rappresentati degnamente tutti i pittori cremonesi dei sec. XV-XVIII (Bonifacio e Benedetto Bembo, Boccaccio e Camillo Boccaccino, Bernardino e Gervasio Gatti), offre una visione di opere di scuola italiana (Caravaggio, Filippo Mazzola, Bernardo Strozzi, ecc.) e straniera (Jan Provost, Hendrik met de Bles). Anche la pittura moderna è degnamente rappresentata con opere di Giuseppe Dotti, Giovanni Segantini, Emilio Gola e Antonio Mancini.
La bella chiesa romanica di S. Michele (XII sec.) è tra le più antiche della città fu restaurata nell'800; al suo interno, a tre navate su colonne, si possono ammirare dipinti dei Bembo e dei Campi.

A circa tre chilometri a sud-est della città, fuori porta Romana, la chiesa di S. Sigismondo. Sorge sul luogo dove avvennero le nozze Sforza-Visconti nel 1441 e fu proprio per volontà della duchessa Bianca Maria che nel 1463 venne posta la prima pietra dell’edificio; solo nel 1492 si dava però inizio all’erezione della facciata e dal 1535 in poi, prendeva l’avvio una delle più complete e affascinanti decorazioni affrescate del Cinquecento eseguite da Camillo Boccaccino, Giulio Campi e dei Gatti, il chiostro è dei primi del '500.
A Casalbuttano, 14 Km. a nord, centro agricolo di antico insediamento romano, nella piazza principale si può ammirare la chiesa di S. Giorgio della prima metà del seicento.
A Castelleone, che sorse nel XII secolo con funzioni di borgo fortificato,  si trova il Santuario della Madonna della Misericordia (1515-1525), la parrocchiale dei SS. Giacomo e Filippo (1517-1551) costruita da Agostino de' Fondutis, sulla strada per Salvirola si erge solitaria la chiesa di S. Maria di Bressanoro (842) il cui interno è impreziosito da due interessanti palinsesti  pittorici: gli "episodi della vita di Cristo" e gli "episodi della vita della Madonna".

Nella gastronomia e nei piatti tipici, la fanno da padrone il torrone e la mostarda di frutta e verdura candita; poi ci sono i tortelli di zucca; i "marubini", specie di ravioli e ogni sorta di insaccati di maiale tra cui il cotechino alla vaniglia e il salame all'aglio.