La Valcamònica o Val Camònica, percorsa dal fiume Oglio, è una valle della Lombardia orientale. Si origina dal passo del Tonale e si allunga per 90 km. in direzione sud-ovest terminando con il bacino del lago d'Iseo che, a sua volta, si affaccia sulle colline della Franciacorta. Percorsa da una importante linea tettonica separa il gruppo prealpino delle Alpi Orobie a ovest, dal massiccio cristallino Adamello-Presanella a est. I centri principali sono Lovere, Edolo, Breno, Darfo, la stazione termale di Boario Terme e, nella sezione superiore della valle, la rinomata località Ponte di Legno, luogo di villeggiatura estiva e di sport invernali. Comunica a nord-ovest con la Valtellina (passi dell'Aprica e Gavia) e a nord-est con la Val di Sole (passo del Tonale). Questa valle deve il suo nome all'antichissimo popolo dei camuni, di origine retica o euganea, ed ospita le più ricche testimonianze dell'arte preistorica d'Italia. Su molte pareti rocciose della Valcamonica e su grandi massi isolati, soprattutto nell'area circostante la località di Luine (Boario Terme), dove sono state rinvenute le più antiche rappresentazioni di stile naturalistico e a Capo di Ponte (Naquane, Zurla, Cimbergo), sul versante orientale della valle, dove è stato istituito il Parco Nazionale delle Incisioni Rupestri. I camuni lasciarono, nel corso di circa quattro millenni, oltre 300.000 incisioni rupestri raffiguranti scene di vita, di caccia, di pascolo del bestiame, di preghiera, sfilate di guerrieri, scene di duelli, aratura e lavori dei campi. La sua presenza è testimoniata a partire dall'età del Ferro, periodo a cui risale una serie di iscrizioni redatte in alfabeto nord-etrusco, in una lingua non indoeuropea affine al retico. La conquista romana della regione avvenne, tra il XVII e il XIV a.C., per opera di Augusto. Il più importante ciclo di incisioni rupestri, dell'intero arco alpino, è attribuito alla cultura dei camuni e si sviluppa, in particolare, in due aree della valle: a Luine (Boario Terme), sede delle più antiche raffigurazioni di stile naturalistico, databili ancora al Paleolitico, e a Capo di Ponte. Nello sviluppo dell'arte camuna sono stati individuati quattro stili: stile I e II, databili al Neolitico (V-IV millennio a.C.), le cui rare testimonianze rappresentano figure umane stilizzate; lo stile III A, databile all'età del Rame (III millennio a.C.), rappresentato da ampie composizioni monumentali realizzate perlopiù su massi e raffiguranti armi, aratri, carri trainati da buoi, la cui ordinata chiarezza sembrerebbe riflettere una nuova organizzazione della società camuna in senso patriarcale. Alla fine dello stile III-B (III mill. a.C., età del bronzo) proseguono le rappresentazioni di armi e appaiono le prime scene a carattere narrativo che caratterizzano lo stile IV (sec. VIII-I a.C., età del ferro),periodo che fu di maggior sviluppo ed anche il più ricco; nella sua fase centrale, tra il 700 e il 450a.C., si contano ben ottantamila figure (oltre i due terzi dell'intero patrimonio iconografico). Numerosissime le rappresentazioni di lavoro nei campi, scene di caccia e di guerra, lavori artigianali, abitazioni, scene di culto, con gusto del particolare realistico, accresciuto senso del volume e fedeltà anatomica. Di quest'epoca sono le testimonianze epigrafiche della lingua camuna, in caratteri nord-etruschi e in una lingua affine al retico. |