Tra i fenomeni naturali caratterizzanti il territorio della Valle Cavallina emerge, per importanza e ricchezza di varietà, il termalismo, conosciuto e sfruttato fin dai tempi romani, ed oggi ben sviluppato. Tale fenomeno trova la sua origine nel complesso sistema idrogeologico della valle che presenta, pur nella sua breve estensione, uneccezionale diversità di composizione, tradotta in acque con caratteristiche chimiche e organolettiche del tutto particolari.
Le acque sulfuree-clorurato-sodiche delle Terme di Trescore Balneario tra le più ricche di idrogeno solforato in Italia, contengono, oltre allo zolfo, molti altri importanti elementi quali cloruro, sodio, calcio e magnesio che ne arricchiscono le doti curative. Certamente conosciute dai romani e sfruttate a fini terapeutici almeno dal secolo VIII, sgorgano in un luogo che conserva intatte, fra le pregevoli vestigia del proprio passato, le suggestive testimonianze quattrocentesche delle terme fatte "rinnovare" dal Colleoni. Ai Primi dellOttocento, Trescore diventa una delle stazioni termali più conosciute dItalia: lo stesso Garibaldi vi soggiornò nel 1862. Attualmente, a Trescore, in un centro moderno e funzionale, è possibile giovarsi di avanzate tecniche crenoterapiche per curare numerose patologie dellapparato respiratorio, dellorecchio medio, dellapparato osteoarticolare, della cute e dellapparato genitale femminile.Accanto ai due centri specialistici della sordità rinogena e della pneumologica ed ai reparti per le terapie inalatorie e balneofangoterapia, che nel loro complesso consentono di disporre di oltre 500 posti cura, le Terme di Trescore offrono pure la possibilità di un confortevole e rilassante soggiorno presso lHotel San Pancrazio, direttamente collegato con il centro termale e dotato di 78 camere con telefono e servizi. Inevitabile sottolineare i molteplici motivi dinteresse offerti dal territorio circostante, costellato di importanti e significativi monumenti di considerevole rilevanza storica ed artistica: Villa Suardi con lOratorio affrescato nel 1524 da Lorenzo Lotto.
Le acque minerali di Gaverina presso lomonimo comune, sgorgano ad una temperatura di circa 12º gradi, ed
appartengono al gruppo delle acque mediominerale bicarbonato-alcalino-sulfuree. Presso le fonti, attive da oltre un secolo, sono presenti diverse sorgenti, che attraversano formazioni di particolare interesse dal punto di vista idrogeologico ed idrogeochimico: Argilliti di Riva di Solto, Calcare di Zu, Calcare di Zorzino, e in particolare Porfiriti. La particolare composizione delle acque è infatti da attribuirsi soprattutto alla presenza di queste ultime. La società "Fonti di Gaverina" ha istituito nel 1990, in collaborazione con lUniversità degli Studi di Milano, il Centro studi e Ricerche di Medicina Termale e Bioclimatologica, che effettua importanti studi sulle proprietà dellacqua e sui rapporti tra le sue caratteristiche fisico-chimiche, il clima ed i loro effetti sulluomo.
Spinone al Lago
La Valle Cavallina non esaurisce le sue potenzialità con le note località termali appena citate, ma riserva ulteriori elementi di interesse nei pressi del lago di Endine. Presso Spinone infatti si trovano le Fonti di San Carlo, unimportante sorgente di acque medio-minerali bicarbonato-alcalino-solfato-terrose, molto equilibrata e sfruttata commercialmente dal 1900, dapprima con un semplice chiosco, ed ora con un moderno imbottigliamento. Nei dintorni, un agevole percorso porta alla valle del Tuf, dove sgorga una sorgente di acqua minerale sulfurea conosciuta e frequentata da tempo immemorabile e fortemente mineralizzata; la sorgente prende il nome dalle rocce circostanti, caratteristiche della zona.
Monasterolo del Castello
Il quadro della varia e ricca presenza idrotermale della Valle, non sarebbe completo senza ricordare le diverse sorgenti che punteggiano il territorio di Monasterolo. La sorgente Gemma, con acque solfato-bicarbonato-calcico-magnesiache; le sorgenti Smeralda e dei Ferrobatteri, con acque medio-minerali bicarbonato-alcalino-terrose; la sorgente Adamantina, con acque meno mineralizzate, ma più ricche di idrogeno solforato. Meno sfruttate commercialmente, sono tuttavia conosciutissime e molto frequentate sia dagli abitanti della zona sia dai villeggianti, che ne apprezzano le proprietà.
Suggestiva valle laterale della Val Cavallina, la Valle dell'acqua è percorsa e scavata dal torrente Bragazzo, tributario di destra del fiume Cherio; il monte Pranzà a nord (m 1099 s.l.m.), la Cima Corna Clima a nord-ovest (m 855 s.l.m.) il Pizzo Casgnola a sud (m 790 s.l.m.) sono i maggiori rilievi che contribuiscono a delimitarne il bacino idrografico. Situata per buona parte nel territorio comunale di Luzzana, la Valle dell'acqua, con il suo andamento
nord-ovest/sud-est, rappresenta ancora uno dei tanti piccoli angoli nascosti di questo territorio; il suo particolare andamento e la presenza quindi di versanti esposti sia al solivo che al vago ha favorito nel tempo lo sviluppo di una ricca e varia vegetazione.
La valle si presenta per buona parte ricoperta da aree boscate, a tratti fitte e impenetrabili, ricche di carpini (carpino nero), rovelle, ginepri, ornielli e aceri di monte, nonché roveri, castagni, frassini e carpini bianchi. La presenza di una via di comunicazione carrozzabile che porta alla suggestiva chiesetta di S. Antonio e la possibilità di risalire ulteriormente la valle fino alla testata e allo spartiacque, percorrendo il sentiero n. 611 che si imbocca poco oltre la chiesa stessa, rappresenta un'opportunità per passeggiate piene di fascino (valle della Corna) e alla portata di qualsiasi escursionista. Sarà sempre affascinante, dal periodo primaverile all'inizio dell'estate, poter osservare nelle radure diverse orchidee nostrane e liliacee, quali l'asfodelo montano (Asphodelus albus) e il giglio rosso (Lilium bulbiferum) o tra le felci, nei luoghi più umidi, la caratteristica scolopendria (Phyllitis scolopendrium).
Tra le specie animali, ricche e numerose in queste condizioni ambientali favorevoli, oltre ad una caratteristica avifauna (scriccioli, pettirossi, capinere, codirossi, averle) per citarne i più facilmente riconoscibili, appare utile segnalare tra i carnivori la presenza di volpe, faina e donnola; tra gli ungulati il capriolo e tra i roditori la significativa presenza del ghiro e dello scoiattolo, favoriti sicuramente dall'abbondanza di fonti alimentari (castagne e nocciole). Non vanno dimenticati inoltre i rappresentanti di una fauna a torto considerata minore, tra i quali possiamo citare la salamandra pezzata e il tritone, ma soprattutto la presenza del gambero di fiume (Astacus pallipes). Tale crostaceo, ormai rarissimo in Lombardia, è rigorosamente protetto dalla normativa regionale e sopravvive solamente in acque poco o niente inquinate, e per questo motivo è ormai relegato in alcuni fiumi e torrenti particolarmente conservati. In Val Cavallina, oltre al bacino del Bragazzo, è presente in diversi altri torrenti e ruscelli, sia sulle pendici del Misma che del Torrezzo.
Sicuramente l'aspetto più caratteristico e suggestivo di questa zona rimane quello rappresentato dall'alveo del torrente Bragazzo che, dai 601 metri della sorgente ai 290 dello sbocco nel Cherio, percorre la valle per una lunghezza di circa 3 Km. Erodendo progressivamente nel tempo i calcari marnosi della formazione del Sass de la Lüna nel quale scorre, il Bragazzo si è scavato un alveo in roccia dando vita ad una serie di caratteristiche forme di erosione fluviale (cascatelle, buche, affossamenti, frequenti salti d'acqua, tratti in forra) contrapposte a situazioni di depositi calcareo travertinosi favoriti dall'abbondante sviluppo di alghe e muschi.
La buona qualità delle acque, testimoniata dall'abbondante presenza di larve di efemerotteri e di tricotteri, favorisce la presenza di trote e del già citato gambero. Sicuramente affascinante risulta la sua risalita (in stagione asciutta), un itinerario attraente e ricco di angoli suggestivi, ma solo per persone esperte e dotate di un minimo di attrezzatura adeguata.
Lasciato l'abitato di Luzzana, lungo la strada che porta alla Chiesetta di S. Antonio, dove il torrente costeggia per un tratto la strada, è possibile parcheggiare; da questo punto, in un paio d'ore si può risalire il torrente munendoci prima di un buon paio di stivali, meglio da pescatore e di una corda con gancio in ferro per poter passare le cascatelle più impegnative (tavoletta I.G.M. 1:25000 foglio Trescore Balneario 33II SE); passata la Chiesetta è possibile risalirlo ancora per poche centinaia di metri; oltre, risulta molto difficoltoso e quasi impraticabile per l'abbondanza di rovi e materiale alluvionale (rami, tronchi e detriti) presenti nell'alveo.
I laghi della Val Cavallina
"Cera una volta un lago". Potremmo cominciare così la descrizione del lago di Endine, lelemento geografico più suggestivo della Val Cavallina, e rispetteremmo anche una verità scientifica. Infatti, circa dieci millenni or sono, quando la valle fu definitivamente abbandonata dai ghiacci che lhanno conformata, i laghi di Endine e di Gaiano erano fusi in un unico bacino lacustre lungo una decina di chilometri. Successivamente, nella parte alta di questo lago, lapporto detritico dei corsi dacqua ha operato lavanzata di due estesi delta fluviali che, fondendosi, hanno collegato le sponde opposte. Da quel momento, il lago di Endine veniva definitivamente separato dal minuscolo e suggestivo lago di Gaiano. E curioso notare che nei pressi di Spinone, in modo analogo, si sta formando un terzo lago: il delta del torrente Torrezzo, sul quale sorge labitato di Monasterolo, è già manifestamente proteso verso la sponda opposta che dista appena un centinaio di metri; questo fa prevedere che in un futuro, non certo imminente, possa avvenire il contatto tra le due sponde. Visti in una prospettiva evolutiva ancora più ampia i laghi della Val Cavallina, come tutti i laghi del resto, sono destinati a scomparire per il progressivo riempimento sedimentario dei propri bacini. Il Cherio, da ultimo, scorrerà pigramente sul fondo di una vallata paesaggisticamente meno pittoresca e varia dellattuale.
Ma torniamo al presente godendo delle forme, dei colori ed anche del fascino che in ogni stagione questo paesaggio lacustre sa offrire anche allosservatore meno attento e sensibile. Nelle acque del lago si riflettono, con suggestivi effetti cromatici, non solo lintera vegetazione boschiva e prativa delle pendici montuose, ma anche gli aggregati urbani che costellano le sponde. Lasciando unimpronta evidente della sua presenza, luomo ha in buona parte modificato questambiente abbassandone il grado di naturalità, ottenendo generalmente effetti gradevoli ed equilibrati.
Le strade litoranee, che offrono la possibilità di ammirare sotto diverse angolature questo cangiante paesaggio,
hanno tuttavia interrotto bruscamente la continuità delle fasce vegetazionali che connettono gradualmente lambiente terrestre con quello acquatico. Fortunatamente lembi abbastanza integri e significativi di questa stratificazione naturale sono ancora osservabili sulle rive occidentali del lago di Gaiano e sulla parte settentrionale del lago di Endine dove è sufficiente addentrarsi nella frescura del bosco di ripa, spingendosi magari fino al limite della zona palustre su un suolo oramai molle ed intriso di acqua, per osservare una gran varietà di uccelli dal canto talora frastornante.
Tarabusi, Cannareccioni, Folaghe e Gallinelle, per citarne alcuni, hanno trovato qui un habitat ideale per le loro esigenze alimentari e di nidificazione; Svassi e Germani si avventurano invece volentieri al largo muovendosi a loro agio sulle acque tranquille. Il resto delle sponde lacustri è generalmente marcato da una sottile, ma densa cortina di Cannuccia di palude dal caratteristico pennacchio piumoso.
Tra i culmi oscillanti occhieggiano il Vilucchione, la profumata Menta acquatica e lo splendido e giallo Giaggiolo
acquatico, mentre gli squarci tra i canneti consentono di ammirare distese di Ninfee dai grossi ed inconfondibili fiori bianchi. In un ambiente così ricco di vita vegetale che dà ricetto ad una altrettanto abbondante avifauna, non meraviglia che anche le acque siano popolate di pesci: Persici, Scardole, ma soprattutto "bonissime et delicatissime tenche, anguille e luzzi", come ricordato dalle antiche cronache. Queste presenze costituiscono oggi, come in passato, una preziosa risorsa biologica che evidenzia la vitalità e la complessità di questo ecosistema.