Domenico Carpinoni

Il Carpinoni a Endine

carp2.jpg La Madonna Assunta, San Rocco, San Remigio e San Sebastiano, è collegata nella seconda nicchia sinistra della parrocchiale di San Giorgio. Il dipinto ad olio su tela è datato dalla critica al 1640 circa; San Sebastiano sulla destra, col braccio alzato legato all’albero, conduce l’osservatore verso la Madonna e guarda San Remigio che in abiti episcopali dialoga con la Vergine.

Una Madonna con Bambino in trono e i Santi Remigio e Alessandro è invece collocata nell’ancona centrale della chiesa di San Remigio; l’opera, purtroppo in mediocre stato di conservazione, è autografa del Carpinoni, benché esuli dai suoi consueti schemi compositivi.

 

Il Carpinoni a Monasterolo

La Trasfigurazione, olio su tela collocato sull’altare maggiore della parrocchiale dedicata al SS. SalvatoreCarp1.jpg , porta la data del 1656; risulta che l’opera fu pagata L. 200 dal committente Pietro Giudici. Si tratta di una composizione derivata fedelmente da un’acquaforte incisa da Camillo Procaccini; il raffaellismo accademico della fonte viene interpretato in modo personale dal Carpinoni, attraverso una forte esaltazione del colore. Al centro superiore del dipinto c’è il Cristo tra due figure simmetriche, mentre nella zona inferiore del dipinto stanno seduti tre apostoli; i loro sguardi convergono sul Cristo, guidando l’osservatore. Il contrasto acceso dei colori è reso evidente dall’accostamento verde-giallo-violetto-rosa dei manti delle figure, mentre il paesaggio è solo accennato.

Il Carpinoni a Spinone

La pala d’altare della Madonna del Rosario, olio su tela della metà del Seicento, è ora ubicata nella cappella di sinistra, rispetto all’ingresso, della parrocchiale intitolata ai santi Pietro e Paolo.

carp3.jpg In origine era posta nella omonima cappella laterale della precedente parrocchiale, ora intitolata a san Carlo; ad essa era legata la confraternita della Madonna del Rosario, probabile committente dell’opera, che con propri sindaci amministrava le entrate e disponeva la celebrazione delle messe di legato o di suffragio. Nella collocazione originaria, più consona di quella attuale, il dipinto era arricchito dalla pregevole ancora lignea dorata che lo accoglieva. Al centro della zona superiore dell’opera la Madonna con Bambino è tra San Domenico e Santa Caterina da Siena; in basso San Giovanni Battista guarda l’osservatore indicando la Vergine, alla quale sono rivolti anche san Giovanni, san Lorenzo e sulla destra san Francesco. Quest’ultimo, funge da mediatore tra lo spazio del quadro e quello dell’osservatore; la figura è tratta da un’incisione del Barocci risalente al 1581.

 

 

Palma il Giovane in Val Cavallina

Ranzanico

Palma3.jpg Nella chiesa parrocchiale dedicata a Santa Maria Assunta sono conservate tre opere di Palma il Giovane, due delle quali firmate e la terza attribuita.

Le tre tele, eseguite con ampio impiego di colori preziosi con prevalenza degli azzurri, non conservano le misure originali, ma risultano modificate, con interventi di adattamento riferibili al secolo XVIII; non esistono studi documentati che rivelino con precisione la datazione o chiariscano la vicenda della committenza. Sull’altare, a destra del presbiterio, è situato il Battesimo di Cristo; l’opera, di alta qualità pittorica, è firmata Jacopus Palma F. e mostra con evidenza le modifiche subite.

Anche l’opera della Vergine con San Carlo e San Giacinto, firmata Jacopus Palma, risulta ingrandita in epoca successiva: in alto la Madonna col Bambino, in singolare positura con le braccia aperte, è assisa su di una nuvola sorretta da quattro angioletti recanti un cartiglio; ai lati della Vergine i due santi a creare una composizione piuttosto statica.

La terza opera, la Madonna del Rosario e i santi Domenico e Caterina da Siena, che pure risulta ingrandita rispetto alle misure originali, non è firmata; l’attribuzione a Palma il Giovane appare verosimile, in particolare per le mani e la positura inconfondibile delle figure. In alto compare, su di una nube, la Madonna con il Bambino tra i due domenicani; in basso, tra le numerose figure di testimoni, si celano i committenti che da sinistra e da destra guardano fuori dal quadro, verso l’osservatore.

Bianzano

Nella chiesa parrocchiale, intitolata a San Rocco, sul primo altare a destra del presbiterio è conservato un dipintoPalma2.jpg firmato Jacopo Palma il Giovane e datato 1595, rappresentante San Francesco alla Verna. L’olio su tela raffigura in primo piano San Francesco che riceve le stigmate, in secondo piano un frate francescano testimone atterrito dell’avvenimento. Analogamente ad altre opere dell’autore, la figura principale presenta una ricorrente torsione da sinistra verso destra e le mani in scorcio; la tavolozza impiegata si basa sull’azzurro tenue e sul verde.

Per la visita alle chiese di Bianzano e di Ranzanico è necessario rivolgersi alla canonica.

 

 

Lorenzo Lotto a Trescore

La chiesa dedicata alle Sante Barbara e Brigida, all’interno del parco della villa Suardi, è stata costruita per volontà dei cugini Giovan Battista e Maffeo alla fine del secolo XV e, nel 1524, fu interamente affrescata da Lorenzo Lotto, ad eccezione dell’abside (che è opera anonima, ma di importanza notevole per la storia dell’edificio e della famiglia di Giovan Battista Suardi che vi è ritratta).

Il pittore venne a Trescore chiamato direttamente da Giovan Battista, uno degli ispiratori dei soggetti per le tarsie del coro di S. Maria Maggiore di Bergamo, ai quali il Lotto stava in quel tempo lavorando; nella chiesa parrocchiale di Trescore Balneario dipinse anche una cappella con le storie di S. Rocco, andata purtroppo distrutta nel XVIII secolo.

S.Barbara a Trescore BalnearioLa parete di sinistra della chiesa di Villa Suardi, ha come protagonista S. Barbara, protettrice dalla morte improvvisa. Un susseguirsi di scene illustra la storia della santa, il suo rifiuto del matrimonio impostole dal padre, i processi e la carcerazione, i supplizi e la morte ad opera del genitore: il tutto con ricchezza di personaggi, di architetture, di colori. Ai lati sono raffigurati alcuni eretici dei primi secoli del cristianesimo, contro i quali hanno scritto e polemizzato i dottori della Chiesa (in particolare S. Gerolamo e S. Ambrogio), presentati, con la Madonna ed altri Santi, nei giragli formati dai tralci che partono dalle dita del Cristo-vite al centro della parete.

"Ego Sum Vitis, Vos Palmites": la frase evangelica si legge sopra la grande figura e più in alto l’iscrizione, oggi illeggibile ma conosciuta, che ricordava committenti, autore e data di esecuzione.

Sul fondo, S. Maria Maddalena nutrita con l’Ostia consacrata, e S. Caterina martire di Alessandria d’Egitto. L’intero ciclo di affreschi, le tematiche, i simbolismi, sono un’efficace sintesi della predicazione contemporanea contro i rischi della riforma protestante (che aveva particolarmente attaccato il primato del Papa, il culto della Madonna e dei Santi, la presenza reale dell’Eucarestia), di cui erano diffusori gli eserciti tedeschi che periodicamente invadevano il territorio della Valle Cavallina. Lotto3.jpg La chiesa si trovava, fino al secolo scorso, proprio a lato della strada che metteva in comunicazione Bergamo e la pianura con le valli e il nord; la sistemazione attuale del parco, della villa e della chiesa risale al secolo scorso: fu il conte Gianforte Suardi che volle la costruzione del corridoio coperto di collegamento, le aggiunte in cotto sopra la pietra a vista originale, la costruzione del campanile e della piccola sacrestia. All’esterno della chiesa ci sono due tombe della famiglia Suardi, una delle quali, di scuola comancina, è di Lanfranco di Baldino Suardi che fu podestà di Genova, morto nel 1331.

 

 

I Fantoni in Val Cavallina

I Fantoni furono una famiglia di scultori ed intagliatori, originaria di Rovetta, operante dal secolo XV al XIX e attiva principalmente nel bergamasco e, in modo più assiduo, in Val Seriana. Fantoni1.jpgGià nella prima metà del Seicento, all’epoca di Donato, la produzione spazia dall’ancona d’altare intagliata, al mobile, alla scultura vera e propria. L’attività di produzione artistica, legata ad una gestione di tipo familiare, verso la metà del secolo ricevette un forte impulso ad opera di Grazioso, figlio di Donato.

Essa troverà ulteriore ampliamento attraverso i numerosi figli di quest’ultimo, i quali organizzeranno il lavoro con tale sistematicità, da garantire ai Fantoni produttività ed espansione ininterrotte fino alle soglie del secolo XIX.

Grazioso diede inizio all’aggiornamento dei modelli iconografici della bottega, collezionando disegni di varia provenienza, ora custoditi dal museo fantoniano di Rovetta.

Andrea, primogenito di Graziosi, capobottega già dal 1682, perfezionò l’organizzazione gerarchica del lavoro; egli fu l’esponente più importante della famiglia, riuscendo a fare convivere la severità dell’impianto iconografico con una raffinata fantasia decorativa.

Tra le opere fantoniane conservate in Val Cavallina risulta di notevole importanza un ciborio in legno naturale, collocato nella chiesa dell’Assunta di Bianzano. Fu eseguito nel 1680, originariamente per la parrocchiale di san Rocco, come attestato da un documento d’archivio.

A Gaverina

Fantoni2.jpg (17550 byte)Nel repertorio fantoniano è ricorrente il ciborio, simile a quello di Gaverina, con il Cristo Risorto posto a coronamento; tale impianto continua e riconferma la tradizione cinquecentesca del trionfo eucaristico, già presente nel programma iconografico dell’altare maggiore. Il trasferimento del ciborio dalla vecchia alla nuova parrocchiale ha comportato varie modifiche; l’eliminazione di due angeli che sostenevano il complesso, con il conseguente abbassamento e spostamento dei santi in nicchie non originarie, per rendere meno evidenti i vuoti lasciati dal furto di due statuette, ha prodotto una alterazione nell’armonia compositiva del complesso.

Il ciborio tardo-seicentesco, in legno policromo con preminenza di dorature, ha la forma di tempietto; è arricchito da colonnine tortili, decorate con tralci, da santi nelle nicchie e sullo sportello del tabernacolo e da un’ultima cena in bassorilievo. Nelle nicchia più alta del ciborio era prevista l’esposizione del Santissimo, per la quale, dalla metà del Settecento in poi, entrerà diffusamente in uso l’apparato mobile detto del triduo, generalmente di grandiose proporzioni.

A Monasterolo

Il tema della Pietà, assieme ai Compianti o Sepolcri, ricorre nella scultura fantoniana dal 1690 al 1781 ed è caratterizzato dalla struttura a composizione piramidale che permane con iconografia sostanzialmente invariata.

Fantoni3.jpg Nella parrocchiale di Monasterolo è il gruppo scultoreo della Pietà, attribuito ad Andrea Fantoni; in legno policromo, è ottimamente conservato e inserito in un’ancona marmorea con colonnine tortili.

La Madonna, dall’espressione sofferente, è seduta e tiene in grembo il Cristo deposto, dall’incarnato cadaverico e dalle membra irrigidite, resi con evidente realismo. Attorno alla pietà sono raccolti gli oggetti del martirio; due putti, disposti simmetricamente, inquadrano la scena. Anche il medaglione di marmo bianco sul paliotto dell’altare maggiore è di Andrea Fantoni; si tratta di un bassorilievo raffigurante l’adorazione dei pastori, avente sullo sfondo architetture classicheggianti e ai lati due cherubini.

A Vigano San Martino

L’interno della parrocchiale, dedicata a san Giovanni Battista, è di notevole interesse quale caratteristico esempio di spettacolarità barocca; ha infatti il pregio di una particolare coerenza stilistica complessiva, rimarcata dagli stucchi illusionistici degli altari laterali, dei marmi e da gli intagli in legni policromi.

Questa chiesa, benché di modeste dimensioni, conserva intatte quelle caratteristiche di originalità (nonostante poche integrazioni successive al secolo XVIII) che in quasi tutte le parrocchiali della bergamasca sono andate perdute in seguito ad incessanti interventi di ampliamento, modifica e rinnovamento. L’altare maggiore e il ciborio sono opera fantoniana del 1762, in discreto stato di conservazione. Il primo è in marmo con tarsie policrome e madreperla su fondo nero, mentre il secondo, trattato a finto marmo, ha colonnine con capitelli corinzi e statuette lignee allegoriche con il Cristo risorto alla sommità; due angeli adoranti laterali sono ora collocati in sacrestia.

Pregevoli anche altre opere lignee presenti, tra le quali spicca il Crocefisso dell’altare laterale e il pulpito che ricalca un modellino presente nel museo fantoniano di Rovetta; purtroppo su tali opere non vi sono ancora studi ed attribuzioni certe.