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Regione Liguria

La Liguria è affacciata sul mar Ligure a sud e confina con la Francia a ovest, con il Piemonte a nord-ovest, con l'Emilia-Romagna a nord-est e con la Toscana a est. È ripartita nelle province di Imperia, La Spezia, Savona e Genova che è anche capoluogo regionale
La regione occupa il versante tirrenico delle alpi Marittime e dell'Appennino Ligure, che si saldano al colle di Cadibona e formano, dal bacino della Roia a ponente a quello della Magra a levante, un grande arco che racchiude il golfo di Genova. Non esistono zone pianeggianti, in quanto i rilievi giungono sino al mare, sul quale quasi ovunque si gettano a strapiombo. Vi si trovano solo due esigue pianure, formate dai depositi alluvionali allo sbocco di due piccoli fiumi, rispettivamente il Centa e l'Entella: quella di Albenga, in provincia di Savona, e quella di Chiavari, in provincia di Genova. A ovest di Genova si estende la cosiddetta Riviera di Ponente, orlata in più punti da spiagge strette e sabbiose; la fascia litoranea a est della città è chiamata per contro Riviera di Levante, ed è caratterizzata da numerosi e accentuati promontori e da rare ed esigue spiagge.
Il territorio della Liguria è per due terzi montuoso e per il resto collinare. La sezione propriamente alpina, che interessa la parte occidentale della regione, è rappresentata dalle Alpi Marittime, che toccano i 2200 m. con il monte Saccarello; convenzionalmente il Colle di Cadibona, posto ad appena 435 m. di quota, viene indicato come punto di raccordo tra le Alpi e l'Appennino ligure. È dunque appenninica l'intera sezione centrale e orientale della Liguria, che tocca i 1799 m. con il monte Maggiorasca, presso il confine con l'Emilia-Romagna. Numerosi sono i valichi, generalmente agevoli anche nei mesi invernali poiché, data la loro modesta elevazione, non sono quasi mai bloccati dalla neve. Il passo dei Giovi, con un'altezza di 472 m., ha particolare importanza perché mette in comunicazione Genova con Milano e le principali città della Pianura Padana.
La limitata estensione del territorio, che in nessun punto supera la distanza di 30 km dal mare, non consente la formazione di veri e propri fiumi; per la Liguria si può parlare solo di brevi torrenti, impetuosi e sovente rovinosi durante le piene primaverili o autunnali, quasi asciutti d'estate (il Polcevera, l'Entella ecc.). Nascono tuttavia in Liguria alcuni importanti affluenti e subaffluenti del Po, il cui corso interessa soprattutto altre regioni: tra questi ricordiamo la Bormida, affluente del Tanaro, il Trebbia (115 km.) e lo Scrivia (90km.). Infine presso Ventimiglia sfocia la Roia (59 km.), il cui corso però si svolge quasi interamente in Francia.
Le condizioni climatiche della regione sono del tutto eccezionali, il mar Ligure, già molto profondo anche a breve distanza dal litorale, esercita sul clima una straordinaria azione mitigatrice; i rilievi formano una barriera che protegge la regione dai venti freddi provenienti da nord. L'area con il clima più mite è la Riviera di Ponente, protetta dalle Alpi Liguri: la temperatura qui è paragonabile a quella del golfo di Napoli. La Riviera di Levante, che gli Appennini proteggono in misura minore a causa della scarsa altitudine, ha temperature invernali inferiori di qualche grado rispetto a quella di Ponente, ed è anche più piovosa. La media estiva nelle località costiere è sui 23-24°C.
La Liguria, il cui ambiente naturale presentava in origine una straordinaria varietà di specie vegetali, è tra le regioni d'Italia che sono state maggiormente trasformate dall'uomo. I versanti collinari e montani sono stati terrazzati nel corso dei secoli per renderli più adatti alle coltivazioni. Delle essenze profumate e dei fiori, che hanno da sempre reso celebre questa parte d'Italia, ben poco è rimasto. Situazione relativamente migliore presenta la zona delle Cinque Terre, in provincia di La Spezia. Le istituzioni regionali non hanno fatto molto per salvaguardare l'ambiente naturale; tra le aree protette, si ricordano il Parco Regionale del monte di Portofino, la Riserva Naturale dell'isola Gallinara, di fronte ad Alassio, il Parco Naturale dell'isola di Palmaria, nel golfo di La Spezia, e il Parco del monte Beigua, nell'Appennino ligure, la Riserva delle Agoraie e il Parco di S. Stefano Aveto.

All'altitudine minore si stende la macchia mediterranea sempreverde, ricca di lecci, allori, oleandri, mirti, rosmarino, erica e ulivi, a cui si sono aggiunte specie esotiche subtropicali, come palme, cedri, araucarie, agavi e bougainvillee. Allontanandosi dalla costa, si trovano pinete e castagneti, che si spingono sino agli 800 m. di quota; segue la fascia in cui cresce il faggio, che arriva sino ai 1500 m.; infine si trova il piano montano, con boschi di larici e abeti. L'area occupata dal bosco supera il 50% della superficie totale, ma si tratta molto spesso di bosco povero.
L'aspetto più interessante della fauna riguarda l'ambiente marino, benché sia molto depauperato da un eccessivo sfruttamento e ancor più dagli scarichi altamente inquinanti delle industrie; s'impone così la necessità di realizzare riserve marine nelle zone relativamente più ricche di specie (come il golfo di Portofino e le Cinque Terre).
Il settore agricolo, il cui reddito globale è comunque tutt'altro che trascurabile, si è indirizzato su alcune specifiche produzioni di alta qualità e di tipo commerciale: un'olivicoltura molto affermata, le primizie ortofrutticole anche in serra nella piana di Albenga (carciofi, asparagi, albicocche ecc.), che vengono poi inviate alle grandi città della Pianura Padana, i vini rinomati prodotti nelle Cinque Terre, e soprattutto i fiori e le piante ornamentali coltivati nelle serre della zona di Sanremo e destinati con successo anche all'esportazione.

La struttura economica della Liguria è nettamente diversa da quella di qualsiasi altra regione dell'Italia settentrionale. La regione vive essenzialmente di due risorse, il clima e il mare; l'economia si basa sulla villeggiatura e sul turismo balneare, oltreché sulle attività portuali.
La Liguria, meta di turisti stranieri già a partire dalla seconda metà del XIX secolo, ha attualmente nel settore turistico il fattore trainante della propria economia, grazie anche ai collegamenti autostradali e ferroviari con le principali città della Pianura Padana.

La fascia rivierasca che va da Finale Ligure alla Francia costituisce un'area di notevole interesse paleoantropologico, in quanto sono state qui rinvenute tracce di insediamenti umani che risalgono al Paleolitico (grotta dei Balzi Rossi, zona delle Arene Candide, grotta della Basura a Toirano) e che, con i ritrovamenti nel Finalese relativi all'era neolitica, offrono la più preziosa documentazione di tutta l'Italia nordoccidentale dell'epoca.
Nelle ere protostoriche la regione fu popolata da etnie celtiche e, soprattutto, da liguri, uno dei principali gruppi dell'Italia primitiva. I liguri, che occupavano un vasto territorio che si estendeva dall'Appennino settentrionale alle Alpi meridionali e alla valle del Rodano, furono divisi e dispersi dalle ondate migratorie dei celti: gli abitanti della costa si difesero arroccandosi tra il mare e le montagne e si dedicarono alla navigazione e ai commerci marittimi. Acquisirono così una coesione che permise loro di contrastare l'espansione romana, iniziata al tempo delle guerre puniche, nel III secolo a.C.
La romanizzazione della zona litoranea si completò dopo circa un secolo. Nell'Italia augustea la Liguria fece parte della Regio IX, i cui confini andavano dal mare al Po, dal Trebbia alla Lunigiana. La costruzione della litoranea via Iulia Augusta realizzò la concezione romana della strada orizzontale, dal tracciato coerente con le esigenze di comunicazioni a lunga distanza che interrompeva la supremazia dei percorsi marittimi.
Ai secoli di pace, assicurata dall'impero romano, seguì il periodo delle incursioni barbariche e dei saccheggi, che in Liguria furono compiuti prima dagli eruli e poi dai goti; successivamente la regione passò sotto la dominazione bizantina, che la protesse dall'avanzata dei longobardi fino al 641 d.C., anno in cui re Rotari occupò Genova e ne distrusse le mura. Tra il IX e il X secolo, l'appartenenza al regno dei franchi orientali, in cui la Liguria era inserita, non servì a proteggerla dalle devastanti incursioni dei saraceni e dei normanni.
A partire dall'XI secolo la rinascita politica ed economica fu dovuta al fiorire della civiltà comunale: Genova fu la prima città a costituirsi in Comune autonomo, sancito dal patto federativo del 1099; la città, forte della nuova realtà comunale, avviò un processo di espansione e di predominio nel territorio ligure, cimentandosi al contempo con la concorrente repubblica marinara di Pisa nel controllo dei commerci in Francia e in Oriente. La conquista dell'entroterra potè dirsi compiuta alla fine del XIV secolo, quando i confini della Repubblica di Genova si stabilizzarono nella fascia compresa tra Nizza e Portovenere, con ampie diramazioni appenniniche verso Ovada e Gavi. Da allora fino al XIX secolo la Liguria, come stato territoriale, dovette tutto a Genova, le cui casate nobiliari (Grimaldi, Spinola, Doria, Fieschi, Clavesana) influenzarono la vita sociale di tutto il territorio costiero, con l'eccezione del Finalese, appartenente al marchesato del Carretto.
La Regione visse così le alterne vicende di Genova, la cui storia fu scandita da tre grandi fasi: l'ascesa militare e mercantile come repubblica marinara nel tardo Medioevo; il periodo d'oro della repubblica aristocratica; il declino politico tra il Seicento e il Settecento.

Dopo la parentesi della Repubblica Ligure (1797-1805), voluta da Napoleone in accordo con i gruppi giacobini locali, Genova e la Liguria divennero territorio dell'impero francese fino a che, con il Congresso di Vienna (1814-1815), non furono consegnate ai Savoia. Durante il Risorgimento, sul ceppo della tradizionale ostilità antisabauda mise radici il movimento democratico repubblicano, nel quale si riconobbe una parte dei ceti professionali urbani, e che fu incarnato dalla figura del genovese Giuseppe Mazzini. Da Quarto, presso Genova, mosse la spedizione dei Mille guidata da Garibaldi (1860), il più rilevante contributo militare e politico dei democratici all'unità nazionale. In quel periodo iniziò un movimento demografico che portò all'abbandono delle zone di montagna: fu l'effetto del successo della coltura dell'olivo, culminata tra la fine del Settecento e la fine dell'Ottocento, il cui alto valore, tipico di ogni coltura specializzata, trasformò radicalmente numerose zone della Liguria occidentale.
Sulle Riviere di Ponente e di Levante una novità fu rappresentata dalla ferrovia, che seguiva il percorso dell'Aurelia, la strada il cui ripristino fu iniziato da Napoleone e completato nel 1830. Con il treno cominciò la stagione del turismo, inizialmente elitario e prevalentemente costituito da stranieri, alla ricerca di oasi climatiche lungo la costa (Sanremo, Bordighera, Alassio, Santa Margherita e Rapallo), così che la Liguria verso la fine dell'Ottocento poteva considerarsi la prima regione turistica d'Italia. La presenza di strutture industriali e aeroportuali espose la Liguria a pesanti bombardamenti durante la seconda guerra mondiale, epoca in cui la regione fu percorsa da un forte movimento antifascista di resistenza armata all'occupazione tedesca.

Il 28 del mese, in tutto il territorio regionale, si svolge "Cantine aperte" in cui le aziende aderenti al "Movimento del Turismo del vino" aprono al pubblico le proprie cantine.