
LE OASI WWF IN LOMBARDIA
Sono 17 le aree naturali gestite dal WWF in Lombardia e coprono una superficie complessiva di circa 400 ettari. Le diciassette aree possono essere divise in due tipologie distinte: Riserve Naturali - Piccole Aree Naturali ed Oasi Urbane.
Le Riserve Naturali
Tutte dotate di un Piano di Gestione in base alla L.R.86/83 sulle Aree Regionali Protette, tutelano generalmente ambiti naturali residui della Pianura Padana o particolari tipologie in altri ambiti. Le Riserve Naturali si caratterizzano anche per una forte connotazione didattica, essendo dotati di servizi ricettivi ben strutturati che consentono un notevole afflusso di visitatori pur garantendo la tutela ed il miglioramento ambientale.
Le Piccole Aree Naturali ed Oasi Urbane
12 sono le Oasi Urbane e le Piccole Aree Naturali gestite dal WWF in Lombardia. Esse vanno da pochi metri quadri ad oltre 20 ettari di estensione e sono distribuite principalmente nellarea urbana milanese ed in prossimità di grandi centri abitati.
Nella pianura padana ove il consumo del suolo è più evidente che in altre zone è sicuramente più forte lesigenza di presentare i pochi lembi di natura rimasti e soprattutto di ripristinare, soddisfando contemporaneamente una richiesta di "natura" che proprio qui è più sentita che altrove.
Infatti, spesso le Oasi Urbane lombarde sono ex discariche, ex cave, ex cantieri dismessi ove il WWF, facendo proprie le istanze dei cittadini, ha promosso varie azioni per impedire che al degrado si accumulasse ulteriore degrado.
Il rapporto assiduo con le Amministrazioni Pubbliche, con i comitati di quartiere e in genere con il volontariato è spesso la chiave di volta per garantire il consolidamento del progetto di recupero.
Tutte le aree ad oggi costituite sono regolate da un rapporto convenzionato con il comune/i competente/i territorialmente, oltre che per garantire le risorse economiche necessarie.
Sono anche caratterizzate da una forte partecipazione della cittadinanza che in molti casi ha stimolato il WWF ad intraprendere tutte le iniziative necessarie per la salvaguardia dellarea.
In molti casi, visto che generalmente il grado di naturalità è basso, viene data particolare rilevanza agli aspetti didattici/educativi e conoscitivi, catalizzando lattenzione delle scuole dellobbligo, che le utilizzano come palestre allaperto per toccare con mano il proprio territorio.
Inoltre spesso le Oasi urbane attraverso periodici momenti di aggregazione, diventano ottimi propulsori di iniziative di difesa del territorio, che vanno oltre le necessità strettamente funzionali a difendere langolino di natura sotto casa.
COSE UNOASI URBANA
In Italia si parla molto dellestensione del verde urbano, poco della sua qualità. Lo scopo del WWF è di proporre il recupero di aree marginali e/o dismesse e la riqualificazione del verde preesistente, favorendo così la ricostruzione di ambiti naturali e la conservazione degli elementi storici caratteristici.
In sintesi lOasi Urbana si può perciò identificare attraverso quattro funzioni:
1 - Conservare e riqualificare aree verdi
Simulazione di associazioni vegetali tipiche del contesto ambientale
Creazione di microambienti ad effetto "calamita" per attirare le specie caratteristiche
2 - Recuperare tracciati e segni storici
3 - Recuperare il contatto con la natura
4 - Proporre una fruizione partecipata
Lidea è quella di instaurare un rapporto diverso (non in antitesi) con gli spazzi verdi: non più giardini, finalizzati soltanto al godimento estetico, bensì boschi che dividono quartieri, aree da attrezzare sia per lo svago sia per le attività didattiche.
Le oasi urbane sono anche luoghi adatti per praticare leducazione ambientale e per la sperimentazione di attività compatibili con la protezione: agricoltura biologica, ripristino ambientale, ecc.
Obiettivi
Lobiettivo principale è quello di ricostruire in queste aree lembi di natura tipici degli ambienti caratteristici della zona, mettendo in rilievo gli aspetti più importanti e significativi.
Il recupero dei tracciati e dei segni storici del territorio, il recupero di insediamenti rurali (cascine) come centro di educazione ambientale urbano che sia un riferimento culturale e didattico per il territorio, funzionano come filtro e mediatore fra i vari ambienti e la loro storia.
E inoltre importante promuovere un nuovo approccio alle aree verdi, un approccio qualitativo che permetta di approfondire e apprezzare il patrimonio naturale, favorendo maggior rispetto e consapevolezza per i valori peculiari della natura. Queste zone ripristinate permetteranno di avere la "natura sotto casa".
Le oasi urbane sono quindi dei veri e propri polmoni verdi e costituiscono unimportante momento didattico per le scolaresche e unoccasione di fruizione diversa dal "tradizionale" verde pubblico.
WWF Delegazione Lombardia
Via S. Canzio, 15 20131 Milano
tel. 02-205691/fax 02-20569202
Denominazione | Ambiente | Comune | Pv | Sezione | Telefono | Ettari |
| Fontanile Giardino | fontanile | Cornaredo | MI | Alto Milanese | 0331-454077 | 0,7 |
| Bosco San Pietro | bosco/fontanile | Cornaredo | MI | Alto Milanese | 2 | |
| Foppe di Trezzo | cava argilla | Trezzo sull'Adda | MI | Adda Milanese | 0363-60852 | 5,5 |
| Giardino Naturale | parco urbano | Cassano d'Adda | MI | Adda Milanese | 1 | |
| Il Caloggio | bosco/torrente | Bollate | MI | Groane | 02-9660664 | 1,7 |
| Fosso del Ronchetto | bosco | Seveso | MI | Groane | 4,5 | |
| Bosco Villoresi | bosco | Carugate | MI | Martesana | 02-2136176 | 0,5 |
| Garzaia Carola | garzaia | S. Genesio e uniti | PV | Pavia | 0382-498379 | 4 |
| Oasi S. Giuliano | parco urbano | S. Giuliano | MI | Sud Milano | 02-5230386 | 4 |
| Montorfano | bosco ripariale | Melegnano | MI | Sud Milano | 3 | |
| Parco delle Noci | bosco/stagno | Melegnano | MI | Sud Milano | 4 | |
| Bosco di Castelleone | bosco | Castelleone | CR | Cremasco | 0373-83374 | 10 |
| Sistema Oasi WWF Italia | ||||||
| Vanzago | bosco | Vanzago | MI | Alto Milano | 02-9341761 | 200 |
| Valpredina | bosco | Cenate Sopra | BG | Bergamo | 035-956140 | 37 |
| Monticchie | bosco igrofilo | Somaglia | LO | Basso Lodigiano | 0377-447141 | 24,5 |
| Le Bine | zona umida | Calvatone | CR | Cremona-Mantova | 0348-3850901 | 21 |
| Bassone | zona umida | Como | CO | Como | 031-521387 | 90 |
| totale | 413,4 |

Oasi WWF Lombardia
Il sistema delle aree protette del WWF è essenziale per proteggere la diversità degli ecosistemi, delle specie e delle risorse naturali: le Oasi costituiscono un prezioso strumento educativo e di sensibilizzazione.
Tutto nacque con Burano, con laffitto del lago, un vero gioiello in terra maremmana. Ne sono seguiti altri, che hanno consentito la tutela di migliaia di ettari di territorio quasi sempre a rischio e che hanno promosso limmagine del WWF come associazione concreta e impegnata in prima persona a gestire ambienti naturali. Ecco cosa sono le Oasi. E dopo Burano seguirono altre zone umide. Tante che attualmente rappresentano più del 40% dellintero Sistema. La gestione non si limitò alla tutela del territorio: le nostre aree furono aperte al pubblico, si attrezzarono capanni e torri di osservazione, sinventarono i primi sentieri-natura, si sperimentarono forme e modalità di fruizione che tenessero conto delle esigenze ambientali e allo stesso tempo fornissero al visitatore strumenti per ammirare e vivere in piena armonia un frammento di Natura. Le giornate, gli orari obbligati e le tariffe dingresso, diventarono una regola, ma anche una forma di educazione, di rispetto, di controllo.
Centro Visite
Proprio leducazione ambientale è stata il secondo e più importante investimento. E dai primi capanni, dai primi percorsi si è passati e cresciuti ad altre forme di "lettura e comprensione" del paesaggio, dei fenomeni naturali e dei problemi ambientali: orti botanici, aree faunistiche, giardini per le farfalle, musei, Centri Visita, materiali e pubblicazioni grazie ai quali si sono promosse attività, soggiorni e iniziative speciali.
Il sistema si arricchì anche di altri ambienti, con operazioni spesso favorite da situazioni particolari come accordi con privati, lasciti o campagne più generali. Tra queste una tappa importante, e non solo per il WWF, è sicuramente la Riserva Marina di Miramare, lunica, insieme allisola di Ustica, a rappresentare, ancora oggi, lambiente marino protetto in Italia. Da questa esperienza nascono le "Oasi Blu" del WWF. Così, fin dai primi passi, si è promossa e sollecitata anche allestero la ricerca scientifica. Sono migliaia i lavori di studenti universitari, ricercatori, "semplici" dilettanti che hanno avuto luogo nelle nostre Oasi. Insieme alle zone umide, lattenzione del WWF si spostò verso gli ambienti più minacciati: a cominciare dalle coste e dalle rive dei corsi dacqua per continuare con le formazioni forestali litoranee, le macchie, i boschi planiziari e le foreste montane.
Quello che scherzosamente, ma con orgoglio, viene chiamato limpero dei Panda ha "conquistato" altri ambienti: dalle aree urbane come il Tevere a Roma, la Bula ad Asti, gli Astroni a Napoli a quelle di campagna come Pian S. Angelo nel Lazio a luoghi teatro di battaglie storiche come Policoro in Basilicata.
In questi trentanni, il ruolo delle Oasi si è adeguato ai tempi e alle necessità: azione diretta per salvare o preservare ambienti o specie minacciate, aule per la didattica e per la crescita culturale, laboratori per la ricerca scientifica, aree per lo svago, presidi e punti di riferimento territoriali, opportunità per attività economiche ecocompatibili.
Le Oasi attualmente sono 95; tanti frammenti dItalia che ci impegneremo a conservare e valorizzare, a farli diventare sempre più "saturi" della Natura, ma anche luoghi per lo svago, per la cultura, per essere un esempio di come va gestito il nostro patrimonio naturale. E cresceranno, con lo stesso identico spirito di Burano, di trentanni fa.
Tra le specie presenti nelle Oasi WWF e segnalate a livello internazionale ricordiamo:
la popolazione di cervo sardo di Monte Arcosu è una delle principali del suo areale di diffusione;
i nuclei di lontra del Sele (Persano), del Fiora (Vulci) e di San Giuliano, sono tra le ultime dItalia e quindi sono fondamentali per mantenere la popolazione italiana tra le principali dellEuropa occidentale;
la coppia di capovaccio dellOasi di San Giuliano è tra le ultime della popolazione superstite dellItalia continentale;
altri nuclei fondamentali della popolazione di pelobate fosco (specie inserita nella lista rossa dellIUCN vivono in alcune Oasi WWF;
il camoscio dAbruzzo, elevato a rango di specie, sta tornando nel suo areale originario attraverso un rilascio nelle Oasi WWF;
il fenicottero ha nidificato per la prima volta nella penisola, nei pressi dellOasi di Orbetello;
sono a rischio anche lorso bruno e il lupo.
Le visite
Le Oasi WWF sono aperte al pubblico. Seguendo giorni e orari prestabiliti e con guide che accompagnano i visitatori. Grande spazio viene dedicato alle scuole che possono entrare durante la settimana e a cui vengono forniti materiali didattici e interpretativi.
Orti Botanici
Sono aree didattiche dove vengono coltivate specie di piante rare o riprodotti i principali ambienti vegetali italiani
Percorsi Natura
Sono i sentieri di visita, dove sono state allestite strutture didattiche come pannelli, bacheche e altri sistemi informativi.
Il WWF in Italia gestisce 95 Oasi e Riserve Naturali, in questa sezione vi vengono presentate le aree protette della Lombardia.
Le aree naturali gestite dal WWF in Lombardia sono 17 e coprono una superficie di 750 ettari; possono essere divise in due tipologie distinte: Riserve Naturali ed Oasi Urbane. Le Riserve Naturali, tutte dotate di un Piano di Gestione in base alla L.R. 86/83 sulle Aree Regionali Protette, tutelano generalmente ambiti naturali residui della Pianura Padana o particolari tipologie in altri ambiti. Sono caratterizzate anche da una forte connotazione didattica, essendo dotate di servizi ricettivi ben strutturati che consentono un notevole afflusso di visitatori. Le Oasi Urbane e le piccole Aree Naturali sono 13 in Lombardia. Esse vanno da pochi metri quadrati ad oltre 20 ettari di estensione e sono distribuite principalmente nellarea urbana milanese ed in prossimità dei grandi centri abitati. Spesso le Oasi Urbane sono ex discariche, ex cave o ex cantieri dismessi ove il WWF ha promosso varie azioni per impedire che al degrado si accumulasse altro degrado. Le Oasi Urbane sono anche caratterizzate da una forte partecipazione della cittadinanza che, in molti casi, ha stimolato il WWF ad intraprendere le iniziative necessarie per la salvaguardia dellarea. In molti casi, visto il basso grado di naturalità, viene data rilevanza agli aspetti didattici/educativi per le scuole.
Le Sezioni Provinciali in Lombardia.
Milano: Via S. Canzio, 15 - tel. 02205691 fax 0220569202 E-Mail: mc4462@mclink.it
Bergamo: Via Pignolo, 73 tel. 035226038
Brescia: Via Cocchetti, 11 tel. 0302400818
Como: Via Vittorio Emanuele, 98 tel. 031273428
Lecco: V.le Dante, 21 tel. 0341286066
Lodi (Somaglia): P.zza XXV Aprile, 9 tel. 0377447141
Sondrio (Morbegno): Via Pretorio, 16 tel. 0342614058
Mantova: C.so Vitemano, 83 tel. 0376320767
Varese: Torre Civica Monte Grappa tel. 0332830714
Pavia (S. Martino Siccomario): Via Trieste, 24 tel. 0382498379
Cremona: Via Gioconda, 3 tel. 037229718
Le Oasi - Riserve sono state così ripartite:
Nord - Vanzago, Valpredina, Giardino Naturale, Fosso del Ronchetto, Foppe di Trezzo, Fontanile Giardino, Il Caloggio, Bosco Villoresi, Bosco San Pietro, Torbiere del Bassone.
Sud Monticchie, Bosco di Castelleone, Oasi di S. Giuliano, Le Bine, Parco delle Noci, Garzaia Carola, Montorfano.
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NORD
Fauna Le presenze più importanti sono quelle ornitologiche e quelle relative ai mammiferi. Il rilevamento di 113 specie di uccelli, di cui 51 nidificanti, è chiaro sintomo del buono stato dellarea. Sono presenti in numero significativo e in aumento la gallinella dacqua, la folaga, lairone cinerino, la nitticora e la cutrettola capocinerino. Il martin pescatore ha nidificato per la prima volta nel 1982, e sempre nello stesso anno hanno nidificato una coppia di corriere piccolo e di cutrettola. Elemento di spicco è dato dal nucleo di caprioli la cui popolazione è stata introdotta negli anni 50.
Flora La maggior parte della superficie boscata ospita specie tipiche della vegetazione planiziaria, alcune presenti con esemplari centenari: rovere, farnia, carpino bianco, nocciolo ed ontano nero. In prossimità dei laghi e delle lanche è insediata una vegetazione spontanea costituita da ninfea, iris giallo, giglio acquatico e campanellino estivo. Sono state censite 226 specie di cui si segnalano 27 rare, 3 protette e una inclusa nella Convenzione di Washington.
Storia La Riserva Naturale di Vanzago era in precedenza una riserva di caccia. Nel 1973 il Commendator Ulisse Cantoni, proprietario dellarea, la dona al WWF con lascito testamentario. Il WWF avviò immediatamente le pratiche per listituzione della zona protetta e quanto necessario per la sua salvaguardia. Nel 1978 lArea fu dichiarata, dalla Regione Lombardia, "Riserva Naturale Orientale".
Ambiente È una porzione del pianalto padano, tra le incisioni dei fiumi Ticino ed Olona, al margine estremo nord della fascia dei fontanili; verso ovest il grande sviluppo agricolo sino alla valle del Ticino, verso nord e sud territori agricoli, verso est lo sviluppo residenziale.
Sono terreni alluvionali, con uno stato umifero di circa 50 cm. Permeabili. La riserva è costituita da 22 ettari di laghi e lanche, 55 ettari circa di boschi e oltre 64 ettari di coltivi. I bacini dei due laghi sono alimentati dalle acque del canale Villoresi, derivazione del fiume Ticino.
Fauna Nelle limpide acque del Predina la presenza più importante è data dal raro gambero di fiume, specie protetta. Tra le diverse specie di anfibi si segnala il tritone crestato, mentre per la sua straordinaria presenza, la salamandra pezzata è stata adottata come simbolo della riserva. Oltre cinquanta specie di uccelli nidificanti tra cui il falco pellegrino e il rigolo. Nei castagni trovano rifugio alcuni rapaci notturni, quali lallocco, la civetta e il barbagianni. Sono una ventina le specie di mammiferi presenti: tra le più comuni la volpe, il tasso, la donnola, la martora, la faina e ovviamente il capriolo.
Flora La comunità vegetale più caratteristica e diffusa è il bosco di latifoglie mesofile. Nel sottobosco, accanto alla lantana sono abbondanti il biancospino, il nocciolo, alcune ginestre e il corniolo. Nei pressi delle aree dove il suolo è più umido, è visibile un boschetto di pioppo tremolo. Accanto al diffusissimo pungitopo ed al tamaro comune sono visibili la pervinca e gli ellebori, nonché il ciclamino. Presso le sorgenti cresce rigoglioso il sambuco nero.
Storia
Loasi nacque nel 1983, grazie ad una donazione. La riserva è gestita dal WWF con la collaborazione di numerosi volontari. Loasi prende il nome dalla presenza di estrazione di "còte", pietra dura di silice usata per affilare. I terrazzamenti che la caratterizzano hanno origine dai disboscamenti iniziati nel XII secolo per recuperare terre da coltivare. Il piano di ristrutturazione delloasi prevede tra laltro lestensione delloasi dagli attuali 37 ad oltre 90 ettari.Ambiente
La riserva si estende lungo le pendici meridionali del monte Misma tra quota 380 e 1100 circa sul livello del mare, e per 37 ettari è percorsa dal torrente Predina. La parte inferiore della riserva è caratterizzata da terrazzamenti che hanno origine dai disboscamenti qui operati dal XII secolo. Allinterno della riserva vi è un percorso natura, che parte dal giardino presso la casa padronale, un recinto per le tartarughe e unarea dedicata alle farfalle e alle api.
Fauna
Il piccolo stagno è sicuramente il punto più ricco di vita del giardino, infatti un grande numero di specie animali vive in stretta relazione con lacqua: piccoli anfibi, libellule e uccelletti intenti ad abbeverarsi o fare il bagno sono solo alcuni dei possibili incontri dello stagno. Per gli uccelli sono inoltre stati posizionati alcuni nidi artificiali che hanno favorito la presenza di pipistrelli e cince.Flora
Oltre alla farnia, tra gli alberi presenti nelloasi segnaliamo lacero campestre, il ciliegio selvatico e il carpino nero e tra gli arbusti il biancospino, il ligustro, il nocciolo e levonimo, che, con la loro grande produzione di bacche e fiori, costituiscono unirresistibile richiamo per insetti ed uccelli. Nello stagno ritroviamo poi piante acquatiche come la mazzasorda, la ninfea, il giglio dacqua e il giunco. Tuttintorno, sulle sponde, sono presenti alberi e arbusti tipici degli ambienti umidi.Storia
Realizzare a Cassano dAdda uno spazio vivibile, fatto di alberi e fiori spontanei, dove poter vedere ancora farfalle e ascoltare uccelli e grilli; unaula verde dove poter imparare a conoscere i cambiamenti e le caratteristiche del territorio circostante ed imparare a godere ed a usufruire in modo corretto dellambiente: questo è ciò che il WWF ha realizzato in collaborazione con il Comune di Cassano dAdda, i soci WWF ed i numerosi volontari.Ambiente
Si è ricostruito un modello del bosco che ricopriva tutta la pianura padana fino al 100 a.C. circa. Oggi, come 2000 anni fa, lalbero dominante del bosco padano è la farnia. Sono stati poi allestiti un percorso botanico, con delle targhe vicino alle piante ed agli arbusti, che riportano il nome della specie, ed uno stagno.
Fauna La fauna del Fosso del Ronchetto è relativamente numerosa di specie, in confronto alle ridotte dimensioni dellarea. Tra i mammiferi è nota la presenza del ghiro, del moscardino, dellavicola rossastra, del topo selvatico e della talpa. Tra le numerose specie di uccelli segnalate, citiamo il picchio rosso, il colombaccio, la cinciallegra, il codibugnolo, la gazza, la civetta e lallocco. Ben sette specie di anfibi sono state segnalate finora: la raganella, il rospo smeraldino, il tritone crestato, il tritone punteggiato, la rana verde, la rana agile e la rana di Lataste.
Flora Si possono distinguere tre prati: il prato degli aceri a bassa quota, il prato degli stagni a sud, e il prato della rovere a nord. Il bosco è costituito da un ceduo di robinia, farnia e castagno. Ci sono inoltre soggetti di ciliegio selvatico, carpino bianco, olmo campestre e betulla. A tratti troviamo poi un ricco strato arbustivo costituito da sambuco, nocciolo, biancospino, berretta da prete e rovi.
Storia Lidea di salvaguardare il Fosso del Ronchetto nasce dalla constatazione che questarea è ormai una delle poche rimaste in uno stato di quasi naturalità della zona. La Sezione Groane del WWF e il circolo Legambiente di Seveso hanno perciò ideato un progetto di recupero naturalistico ed ambientale per lintera zona, al quale il Comune ha aderito con grande impegno. È stata così possibile la salvaguardia dellarea ed il suo ripristino grazie ai volontari ed ai cittadini di Seveso.
Ambiente Il Fosso del Ronchetto è unarea di quattro ettari e mezzo che si trova a cavallo tra laltopiano delle Groane e la Valle del Seveso, costituita da un canalone circondato da prati naturali dal quale prende il nome. Il suolo è sabbioso incoerente; più in basso, nei prati, è più sciolto, permeabile, meno acido. Parte dei prati naturali, essendo stati in passato coltivati, hanno una maggior fertilità rispetto ad altre zone dellaltopiano delle Groane.
Fauna Frequentando la riserva nei periodi adatti si possono fare interessanti osservazioni. Presso gli stagni ci si può imbattere in aironi cinerini, nitticore, gallinelle dacqua o nel martin pescatore. Allinterno dei boschetti nidificano capinere, merli, pettirossi, usignoli e numerosi altri uccelli. Sono molto frequenti anche gli anfibi: presso gli stagni sono abbondanti le rane verdi, mentre i rospi, le rane rosse, le raganelle e i tritoni sono più difficili da osservare.
Flora Nonostante la piccola estensione, le Foppe si caratterizzano per la presenza di habitat molto diversi tra loro, cosa che si traduce innanzitutto in una notevole ricchezza di vegetali. Presso gli stagni si possono osservare: tife, giunchi, carici e ninfee dalla splendida fioritura. Nelle zone in cui il terreno resta umido per parte dellanno si sviluppano soprattutto: salici bianchi, pioppi neri e qualche raro pioppo bianco. Dove la zona è meno umida si sviluppano boschetti di robinia con esemplari sparsi di betulla, ciliegio selvatico, carpino e orniello.
Storia Dal 1993 le Foppe in località Fornace Radaelli sono una riserva naturale del Parco Adda Nord; il WWF Sezione Adda Milanese ne gestisce una parte, grazie ad un accordo con la proprietà. In passato questarea era sfruttata da una vecchia fornace limitrofa per ricavarne argilla per produrre mattoni.
Ambiente Nel milanese con il termine "foppa" si indica una buca, ma in questo caso il nome è al plurale proprio perché, a seguito della intensa escavazione dargilla, larea nei pressi della vecchia fornace in cui venivano prodotti mattoni è appunto caratterizzata da numerose "foppe".
Nei punti di minor permeabilità del suolo si sono formati diversi stagni, ben presto colonizzati da piante acquatiche. Negli spazi circostanti sono cresciuti alberi e arbusti, grazie ai semi trasportati dal vento, che hanno dato origine a boschetti, ora separati tra loro da piccole radure.
Fauna Lo stagno è il punto più ricco di vita delloasi; sono state introdotte specie ittiche autoctone: spinarello, cobite, ghiozzo e numerosi anfibi. È da evidenziare anche la presenza di numerose specie di uccelli tra cui il martin pescatore e la ballerina bianca.
Flora Vi è un bosco planiziale dalto fusto con molte essenze autoctone e un sottobosco molto ricco (anemone, mughetto, pulmonaria), e, in prossimità dello stagno, un bosco igrofilo e numerose piante acquatiche come il potamogeto, le ninfee, la calta e libisco acquatico. Sono presenti vari arbusti: corniolo, biancospino e fusaggine.
Storia Loasi Fontanile Giardino è stata istituita nel 1991; posta nel Comune di Cornaredo, la zona umida è inserita in un parco pubblico al centro dellabitato ed è stata ripristinata con la collaborazione del Comune, che ha provveduto al ripristino e allinstallazione delle strutture avvalendosi della collaborazione di numerosi volontari e cittadini di Cornaredo.
Ambiente Vi è un fontanile parzialmente attivo, da cui prende il nome loasi, caratterizzato dalla testa consolidata con una struttura muraria risalente allinizio del XVII° secolo. Il Comune di Cornaredo, per mantenere costanti i livelli idrici, ha provveduto ad installare delle pompe. Lungo il perimetro della testa e per un tratto dellasta sono in corso interventi di rinaturalizzazione e ripristino ambientale. Sono stati riprodotti un bosco, una brughiera, uno stagno ed altri ambienti tipici della pianura padana quasi scomparsi.
Fauna Lo stagno ospita diverse specie di anfibi, rane rospi e tritoni, ed alcuni pesci come i cavedani, le alborelle e le carpe sono stati rinvenuti nei corsi dacqua. Il giardino delle farfalle accoglie molte specie di lepidotteri: farry blue, zigene, falene .Numerose specie di uccelli sono presenti nelloasi sia di passaggio che per nidificarvi, tra queste segnaliamo la presenza dellaverla piccola, del picchio e di numerosi passeracei.
Flora La flora è quella tipica della pianura padana: un bosco a querco carpineto planiziale con farnia e carpino, ed un tipico bosco igrofilo con salici, ontano nero e pioppi. Nello stagno sono presenti diverse specie acquatiche: ninfee, tife ed iris. Vi è poi una fascia di arbusti e piccoli alberi con acero campestre, carpino bianco, corniolo, sanguinella e nocciolo. Nella zona nord ovest delloasi si è mantenuta una zona a prato.
Storia Il progetto delloasi "Il Caloggio" risale al 1991, quando, in base ad una convenzione a tre tra Provincia di Milano, Parco delle Groane e WWF Sez. Groane. Larea, di proprietà della locale ASL, è stata sottoposta a numerosi interventi per ripristinare lambiente originari di queste zone: una zona precedentemente occupata da orti ed alberi da frutto è stata sostituita con lo stagno ed il bosco planiziale. Si è privilegiata la funzione didattica dellarea, creando un ecosistema piuttosto diversificato rispetto alle ridotte dimensioni dellarea (17.100 mq.).
Ambiente La riserva naturale "Il Caloggio" è unex area coltivata caratterizzata da un fontanile inattivo e da un piccolo bosco ceduo di robinia, tra il torrente Nirone e un canale secondario del Villoresi. Le fasce boscate sono state oggetto di interventi di conversione con lutilizzo di specie tipiche dellambiente di groana come la betulla, lolmo campestre e la roverella. Nelloasi vi è poi uno stagno ad uso naturalistico e didattico ed un "giardino delle farfalle" dove la presenza di specie erbacee e basso arbustive attirano varie specie di lepidotteri.
Fauna Le presenze faunistiche non sono particolarmente rilevanti visto lesiguità dell'area per la giovane età dellimpianto. Il contesto ambientale, particolarmente antropizzato, consente comunque la presenza di diverse specie di uccelli come le cince, lusignolo di fiume, la capinera, il codibugnolo e la ballerina bianca.
Flora È stato ricreato il bosco misto del clima continentale temperato ed un sottobosco con le essenze di nocciolo, sambuco, corniolo e biancospino. Intorno allo stagno vi è un bosco continentale delle zone umide caratterizzano da salici e ontani. Nel bosco di querce sono presenti anche il frassino ed il tiglio.
Storia Nel 1993 attorno al progetto del Bosco Villoresi si è costituito il gruppo WWF di Carugate, Comune entro il quale sorge loasi su unarea di circa 5.000 mq. Con il progetto lintento era quello di creare una zona boschiva caratterizzata da vegetazione originaria di questi luoghi e favorirne un uso didattico mediante lallestimento di un "sentiero natura" e di tre programmi specifici per le scuole dellobbligo.
Ambiente È stata ricostituita una fascia boscata con essenze caratteristiche del bosco igrofilo e planiziale. Larea si presenta con caratteristiche disomogenee dovute alluso che si è fatto del terreno negli ultimi anni. Vi incontriamo un bosco trentennale di robinie con sottobosco vario, un giovane bosco misto tipico del clima temperato ed una zona incolta in via di piantumazione.
Fauna Tra le diverse specie di uccelli e mammiferi caratteristiche di questi ambienti spiccano particolarmente gli anfibi con la presenza del tritone crestato, il tritone punteggiato ed il rarissimo tritone alpestre.
Flora Si segnalano diverse specie di flora nemorale come lanemone, la scilla ed il sigillo di Salomone, e diverse altre specie protette tipiche dellambiente di pianura.
Storia Area rurale periferica dove è in corso un intervento di ripristino ambientale: è stata recuperata la testa di un fontanile, è stata ricostituita una piccola zona umida ed una fascia boscata con essenze caratteristiche della Pianura Padana. La gestione è convenzionata con il Comune di Cornaredo.
Ambiente Larea, precedentemente abbandonata è oggetto da diverso tempo di unintervento di restauro ambientale che comporta la ricostruzione di diverse tipologie e caratteristiche della Pianura Padana.
Fauna Le torbiere del Bassone costituiscono un prezioso luogo di sosta, rifugio e riproduzione di numerosissime specie di uccelli, circa un centinaio le specie censite negli ultimi anni, a dimostrare limportanza di questa zona; tra le specie nidificanti vi sono: tuffetto, gallinella dacqua, porciglione, picchio rosso maggiore, torcicollo, colombaccio, tortora; inoltre tra le specie di passo, occasionali e svernate sono state riscontrate: il falco di palude, la gru, il falco pescatore, il voltolino, il corriere piccolo, il piro piro piccolo e numerosi passeracei. Interessante anche la presenza di alcuni mammiferi come il tasso e di alcune specie di rettili, tra cui la testuggine dacqua e di anfibi, come la rana di Lataste, specie rara e protetta dalla Convenzione di Berna.
Flora Il maggior motivo di interesse dellarea è la vegetazione igrofila di torbiera, che grazie alle condizioni favorevoli predomina nellarea. I rilievi sono in gran parte ricoperti da boschi con prevalenza di farnia, carpino bianco e robinia. È molto ricca la componente arbustiva che annovera elementi di buon pregio come il biancospino, il nocciolo e lo spino cervino. Solitamente abbondante anche la copertura erbacea. Nelle depressioni, sui suoli periodicamente inondati, si sviluppa un bosco igrofilo a dominanza di ontano nero.
Storia Istituita il 13 aprile del 1976 in accordo con lamministrazione provinciale di Como, interessa i Comuni di Como, Casnate con Bernate, Senna Comasco. Nelle ricerche di archivio storico è stato riscontrato che la zona nel 1700 era caratterizzata da terreni a carice e canneto. I sedimenti torbosi che riempivano le depressione vennero poi sfruttati, per la fornitura di combustibile, fino allultimo conflitto mondiale.
Ambiente Il Bassone è una lunga depressione, chiusa da un cordone morenico, situata nella fascia facente parte dellAnfiteatro morenico del Lario Comasco. Nella depressione si sono formati laghetti e stagni, alimentati dalle acque di due rogge che attraversano la torbiera e di un fontanile. Il resto del territorio è a prato e coltivi ed un bosco misto con prevalenza di ceduo.
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SUD
Fauna Laspetto di maggior rilievo faunistico di "Monticchie" è la presenza di unimportante garzaia, colonia edificante di circa 6000 coppie Ardeidi: Nitticora (Nytticorax), Garzetta (Egretta garzetta) e Airone cinerino (Ardea cinerea). Quest'ultimo vi nidifica dal 1988.
Inoltre lavifauna è rappresentata dal Cuculo (cuculus canorus), dalla Poiana (Buteo buteo), dal Gruccione (Merops apiaster), dal Picchio rosso maggiore (Picoides major) e, nel periodo invernale, dal Picchio verde (Picus viridis) e da migliaia di esemplari di Colombaccio (Columba palumbus). Nellarea sono presenti 26 specie di mammiferi, tra i quali la Donnola (Mustela nivalis), il Tasso (Meles meles) e la Lepre (Lepus europaeus).
Lambiente umido è favorevole alla Rana di Lataste (Rana Latastei), alla Natrice dal collare (Natrix natrix), alla Natrice (natrix natrix), alla Natrice tassellata (natrix tassellata) e al Tritone punteggiato (triturus vulgaris), il Ramarro (lacerta viridis) ed il rarissimo Orbettino (Anguis fragilis). Infine una buona qualità nelle acque sorgive è testimoniata dalla presenza del gambero di fiume (Austropotapallipes).
Flora Verso la fine degli anni 60, labbandono delle attività agricole ha favorito la progressiva sostituzione di prati, pioppeti e risaie (caratteristiche di un suolo umido e argilloso) con canneti intervallati da fasce di alberi ed arbusti tipici delle zone umide padane. La precedente situazione vegetazionale, influenzata dalla presenza di acque sorgive, si è evoluta nellattuale bosco igrofilo planiziale. Questo è costituito, nelle zone più umide, da vegetazione bassa e da bosco con essenze dolci. Nella prima predomina il canneto misto, formato da Cannuccia di palude (Phragmites australis) e Tifa (Typha latifolia); nel bosco, invece, sono molto diffusi lalneto a Ontano nero (Alnus glutinosa) e il saliceto, con Salice bianco (salix alba), Salicone (salix caprea) e Salice Cenerino (Salix cinerea). In corrispondenza della costa (terrazzo morfologico), nella quale la presenza di umidità è minore, si sviluppano maggiormente la Farnia (Quercus robur), lOlmo campestre (Ulmus minor) e lAcero campestre (acer campestre).
Il sottobosco è costituito dal Sanguinello (Cornus sanguinea) e dal Sambuco nero (Sambucus sigra). Tra molte specie erbacee, è interessante la presenza del campanellino estivo (Leocojum aestivum) e dellEquiseto (Equisetum telmateja) nota come coda di cavallo. Le sorgenti e i relativi canali, ospitano due a varietà di Callitrice (Callitriche stagnalis e Callitriche palustris) e di Lenticchia dacqua (Lemna minor e Lemma trisulca).
Storia Sede di importanti diete imperiali (famose quelle indette dallimperatore Federico il Barbarossa nel 1154 e nel 1158), Roncaglia, lattuale Somaglia, sorgeva sulla sponda sinistra del fiume PO, come baluardo a difesa dei territori feudali di milanesi. Per molto tempo il suo paesaggio fu caratterizzato dalla presenza di fitti ambienti boscosi e di unarea paludosa che alcune pergamene, a partire dal 1164 d.C., definivano Lacus de Barisiis: questo raccoglieva le acque e i vecchi corsi dei fiumi Lambro, Po e Brembiolo. In questarea si praticavano la pesca, la caccia ed il pascolo del bestiame. Tali terreni sono stati poi oggetto di una progressiva bonifica che ha strappato alle zone paludose in ampie fasce di terreno coltivatile. Il territorio di Somaglia conserva tracce significative della propria storia secolare in diversi complessi di cascine e mulini, nella chiesa parrocchiale e nel castello Cavazzi recentemente restaurato. La riserva tutela un territorio che si estende per 250 ettari, dei quali 24,5 ettari di bosco igrofilo planiziale e 225,5 ettari (fascia di rispetto) di ambiente agricolo ricco di canali. Per i suoi pregi naturali Monticchie fu inclusa nel 1969 tra le zone di ripopolamento e cattura e, dieci anni più tardi, tra le oasi di protezione della fauna. Su sollecito dellamministrazione comunale e della locale sezione del WWF, la zona è stata messa sotto vincolo della regione Lombardia: inizialmente come biotopo soggetto a tutela e, in seguito, come riserva naturale regionale (1988). La gestione è al Comune di Somaglia che la attua in collaborazione con il WWF.
Ambiente La fascia delle risorgive e dei fontanili occupa una larga fetta di territorio, a nord del fiume Po, tra il Ticino e lAdda, ed è molto importante per gli aspetti naturalistici e le relazioni che legano questi ultimi allintervento agricolo degli uomini.
I suoli che caratterizzano la Pianura Padana (detriti strappati alle Alpi dallerosione glaciale del Quaternario) non sono uniformi: l"alta pianura" è formata da materiale ghiaioso e ciottoloso più grossolano, mentre la bassa pianura risulta formata da un suolo più fine e limoso-argilloso. Il tipico paesaggio a gradoni (terrazzo alluvionale) della bassa pianura ha avuto origine dal succedersi dei periodi dei periodi glaciali ed interglaciali. La risalita in superficie delle acque sotterranee (sorgenti di terrazzo), è favorita dal minimo dislivello esistente tra il piano dellalveo fluviale ed i territori circostanti delle barriere impermeabili del suolo che indirizzano lacqua verso la superficie.
Lequilibrio dellecosistema biotico delle zone umide, risultato di una lenta evoluzione millenaria, è totalmente dipendente dalla presenza dellacqua superficiale e sotterranea.
Fauna Un ambiente naturale ricco e diversificato diviene unirresistibile attrazione per numerosissimi animali che vi trovano cibo, rifugio e possibilità di riprodursi. Il "bosco didattico" della Provincia di Cremona ospita una variata fauna, rappresentata da quasi tutte le classi zoologiche. Si fanno notare, tra tutti, gli uccelli che spesso vi nidificano, incoraggiati anche dalle cassette-nido predisposte nei punti adatti. Tra i mammiferi si deve registrare la presenza del Tasso, della Faina, della Donnola, di molti roditori, tra cui il Moscardino, e di alcuni Toporagni.
Flora Ricca copertura vegetale costituita da farnie, cerri, castagni, carpini, frassini, noccioli, ginepri, lantane, cornioli: piccolo campionario floristico che, nellinsieme, costituisce la spia di una situazione naturalistica complessa ed assai vicina allassetto originario. Anche questi elementi sono stati considerati nella ricomposizione del manto boschivo, conducendo una sorta di ricostruzione storica dello stesso, volta alla restituzione di una flora e di una vegetazione potenziali di questo settore della pianura cremonese.
Storia - Fin dal 1987 la Provincia di Cremona ha avviato i lavori di allestimento di una "stazione sperimentale per la conservazione della flora di pianura", con intenzioni rivolte dapprincipio alla riproduzione ed alla propagazione delle specie arboree ed arbustive padane, ma ben presto affiancate dal desiderio di offrire al mondo della scuola uno strumento didattico accessibile in ogni momento dellanno ed al pubblico più sensibile uno spunto di crescita culturale di taglio naturalistico. La scelta del luogo in cui intervenire cadde su una ex cava di sabbia e ghiaia, dismessa ormai da quasi un ventennio, situata in località "Monticelli" in territorio di Castelleone (CR), sulla quale vennero intrapresi i lavori preliminari di approntamento dellarea e di riqualificazione naturalistica. Dal 1992 è avviato un progetto riguardante la riproduzione di cloni autoctoni di pioppo bianco e pioppo nero, selezionati nellambito della pianura lombarda.
Ambiente Dai nuclei di vegetazione igrofila (salici, ontani neri, viburni, frangole, ecc.) raccolti intorno ad alcune pozze dacqua, si passa via via, ad associazioni più svincolate dalla costante disponibilità idrica del terreno (pioppi, frassini, olmi, noccioli, sanguinelli, biancospini, ecc.), fino ad arrivare al bosco climax, vale a dire fino allo stadio vegetazionale più stabile ed in equilibrio con le caratteristiche climatiche e di suolo proprie delle nostre latitudini, rappresentato dal querco-carpineto. Numerose specie erbacee, caratteristiche dei singoli ambienti, formano il naturale corredo floristico del luogo. Lintera zona circostante emerge come un ambiente assai vario e diversificato, connotato da boschi, zone umide, rami fluviali abbandonati, ghiaieti ed in parte da terre coltivate prati ed arativi già piuttosto diffuse e stabilizzate nel tempo.
Fauna Il contesto molto urbanizzato e la struttura del parco garantisce la presenza della fauna caratteristica delle aree verdi pubbliche molto frequentate.
Flora S
ono state messe a dimora le specie caratteristiche dei boschi igrofili e dei boschi di pianura. In particolare sono state utilizzate: Farnie (Quercus pedunculata), Carpini (Carpinus betulus), Olmi (Ulmus minori), ecc. e le essenze: Salice Bianco (Salix alba), Saliconi (Salix cinerea), Ontano nero (Alnus glutinosa), Pallon di Maggio (Viburn opalus), Frassino di Palude (Fraxinus oxyphilla), Pioppo Bianco (Populus alba).
Storia Nellautunno del 1992, in seguito ad un accordo tra il Comune di San Giuliano e il WWF, è nato un rapporto di reciproca disponibilità e collaborazione tra queste due realtà nellintento di realizzare un parco urbano al servizio della cittadinanza. I criteri che hanno ispirato la presente proposta si basano in gran parte sullesperienza acquisita dalla nostra Associazione nella gestione diretta di Oasi naturali e nella realizzazione di Oasi urbane già effettuate in altri Comuni della provincia di Milano. Il WWF intende cogliere questoccasione non solo per riqualificare unarea restituendo ad essa un equilibrio ambientale attualmente compromesso, ma anche promuovere nel Comune di San Giuliano una progettazione autonoma fondata sul recupero della propria specificità locale con lintento di sottrarlo dal rango di quartiere suburbano della metropoli milanese.
Ambiente La presenza di una roggia che scorre lungo il lato Ovest del parco, suggerisce la realizzazione di una fascia a carattere prettamente naturalistico costituita da piante igrofile. Il ripristino della roggia ha consentito, altresì, di ricreare lungo le sue sponde microclimi e piccoli ecosistemi che si sviluppano in presenza di abbondante quantità dacqua e consentono linsediamento di numerose specie di animali.
Fauna Per la fauna cè unalta diversità di specie, soprattutto fra gli invertebrati; fra i vertebrati si segnala la presenza della Rana di Lataste, endemica della Pianura Padana, di oltre cento specie di uccelli, di una piccola colonia di Airone cinerino e di 24 specie di mammiferi.
Per quello che riguarda gli invertebrati, sono state eseguite indagini specifiche su due gruppi particolari, i Molluschi terrestri e dacqua dolce e i Coleotteri idroadefagi. "Le Bine" viene considerato come uno degli ambienti più ricchi di specie di Coleotteri idroadefagi dItalia e sono state rinvenute alcune specie estremamente significative quali: Hygrotus decoratus, Hydroporus dorsalis, Agabus undulatus, Liybius subaeneus, Dytiscus mutinensis.
Per quel che riguarda lavifauna ricordiamo lintroduzione di Cigno reale, Fagiano comune e la scomparsa nel 1985 di Beccamoschino. Dal 1990, inoltre, è presente a "Le Bine" la Nutria, che costituisce un problema per il forte impatto sulla vegetazione e per il probabile disturbo alla nidificazione di alcune specie ornitiche.
Flora La riserva conserva ancora alcuni aspetti tipici della vegetazione delle paludi perialveali, nonostante la presenza di numerose specie esotiche e dellazione antropica. Il paesaggio è caratterizzato prevalentemente da vegetazione stagnale sommersa, vegetazione a idrofite emergenti e da vegetazione boschiva igrofila.
Si possono distinguere le seguenti tipologie vegetazionali:
vegetazione a idrofite sommerse o galleggianti caratterizzata da piante ancorate al fondo con foglie e fiori galleggianti, tra le macrofite più comuni si segnalano il Potamogeton lucens. Il secondo aspetto è rappresentato dal lamineto con Nymphaea alba, Nuphar luteum.
vegetazione a idrofite emergenti fascia dominata da Phragmintes australis (cannuccia di palude). Un altro aspetto è costituito dal tifeto dominato da Thipha angustifolia. Boscaglia igrofita ad Amorpha fruticosa.
vegetazione boschiva ripariale composta in prevalenza da Salix alba, Salix triandra, Populus nigra, Alnus glutinosa.
vegetazione prativa costituita in prevalenza da Trifolium repens.
Storia Il WWF Italia, in base ad una convenzione con il Parco Naturale Regionale Oglio Sud, costituisce nel 1987 la riserva naturale, dopo che nel 1973 era stata istituita lOasi faunistica.
Le principali tappe della Riserva "Le Bine":
1973 istituzione dellOasi di protezione della fauna;
1987 istituzione della riserva naturale regionale e affidamento della gestione al WWF;
1987/89 interventi di rivitalizzazione della zona umida con ampliamento degli specchi dacqua;
1990 accordo con la proprietà per luso di una parte della cascina "Le Bine" come centro visite e foresteria;
1992 primo obbiettore in servizio civile a "Le Bine";
1993 ristrutturazione di quattro locali della cascina in uso al WWF; in questo modo è stato possibile organizzare un primo centro visite e richiedere un secondo obbiettore;
1994/96 intervento di rinaturalizzazione di un terreno di sei ettari nellarea di rispetto;
1996 viene nominato un coordinatore della riserva per sviluppare maggiormente e in modo più continuativo le attività didattiche e naturalistiche.
1997 grazie al notevole incremento delle attività viene richiesto lintervento di un terzo obbiettore.
Ambiente La palude, tutelata dallistituzione della riserva naturale da parte della Regione Lombardia, si è formata in seguito ad un intervento di rettificazione dellOglio effettuato alla fine del XVIII secolo per facilitare la navigazione sul fiume. Successivamente, il meandro abbandonato, si è impaludato favorendo linsediamento di animali e piante palustri, ormai molto rari. La cascina, tipica della pianura lombarda, si raggiunge percorrendo la strada bianca imboccata allingresso dellarea protetta, ospita, nella parte affidata al WWF, il Centro visite della riserva.
Percorrendo il sentiero natura si passa a fianco dello stagno didattico e dopo poche centinaia di metri si arriva allarea, di circa sei ettari, dove è stato realizzato, tra il 1995 ed il 96, un importante intervento di rinaturalizzazione. Nel tratto dove passava il meandro è stato modellato uno stagno di circa 1200 piante di specie rare come la Moretta tabaccata. Larea di interesse naturale passa da 21 a 28 ettari. Ci vorranno alcuni anni perché larea si stabilizzi, ma già da ora Aironi, Corrieri piccoli, rane, pesci e Libellule hanno colonizzato il nuovo spazio .
Fauna Larea sta diventando laboratorio scientifico dove vengono sperimentate varie tecniche di restauro e ripristino ambientale, dove si allevano specie in pericolo di flora e fauna e dove vengono condotte indagini conoscitive per monitorare levolversi dellambiente.
Erpetofauna tipica (raganella, rana esculenta, rospo smeraldino, biscia dacqua), ornitofauna (airone cinerino, germano reale, codone, moretta tabaccata, moriglione, gallinella dacqua, voltolino, beccaccino).
Flora Gli ambienti naturali caratteristici del piano padano come il bosco planiziale, il bosco idrofilo, il prato umido e lo stagno sono stati ricostruiti nonostante leseguibiltà dello spazio disponibile.
Le essenze arboree e arbustive messe a dimora sono naturalmente tutte specie autoctone e sono state collocate cercando di simulare la struttura che le diverse associazioni hanno nel loro ambiente naturale. Nelloasi predomina la vegetazione umida (carici, giunchi, tife, salici bianchi, pioppi neri), bosco (farnie, noci, rose canine, aceri).
Storia Lintervento promosso dal Comune di Melegnano, dai volontari del quartiere e dal WWF si propone di r
ecuperare unarea degradata attraverso interventi di riforestazione e ripristino degli ambienti più caratteristici del paesaggio padano.
La zona alla fine degli anni 80 è stata interessata da vari interventi che hanno compromesso le poche presenze arboree oltre che diversi tratti del terreno, attraverso sversamenti di rifiuti tossici e laccumulo del materiale di risulta proveniente da un cantiere edile. In seguito, i circa quattro ettari dellarea, sono stati interessati da un intervento di bonifica per consentire dattivare gli interventi di ripristino e restauro.
Ambiente Pur in un contesto ambientale molto urbanizzato; quartiere residenziale, cavalcavia e strade consentono un contatto diretto con la campagna circostante, è stato deciso di dare al parco un forte connotato di naturalità. Anche il paesaggio agricolo non è stato trascurato ricostruendo piccoli lembi di prato da sfalcio bordato da filari e siepi caratteristiche.
La riserva tutela un territorio che si estende per una superficie totale di 3,8 ettari, di cui 3,5 ettari di bosco planiziale e igrofilo, mentre sono poche le superfici adibite a prato 0,8 ettari, ed a zone umide 0,5 ettari.
Fauna La riserva naturale Garzaia Carola ospita una delle pochissime colonie di aironi presenti nel Pavese. In essa si riproducono tre delle cinque specie di aironi nidificati in Italia: la Nitticora, la Garzetta e lAirone cinerino. Il numero di coppie nidificanti di queste tre specie è stato censito con cadenza annuale, a partire dal 1976; sul finire dellestate, le Garzette e le Nitticore abbandonano la garzaia e intraprendono il viaggio di migrazione verso lAfrica. Torneranno la primavera seguente. Delle altre tre specie di aironi nidificanti in Italia, anche la Sgarza ciuffetto e lAirone rosso sono migranti, mentre lAirone cinerino è presente per tutto il corso dellanno in Pianura Padana. Tuttavia, anche la presenza di Nitticore e Garzette svernati nella nostra provincia rappresenta un evento sempre meno eccezionale.
In primavera il bosco viene invaso dalla rumorosa presenza di alcune centinaia di Aironi che giungono dallAfrica per nidificare. La loro presenza non può passare inosservata e anche lavvistamento di numerose altre specie di uccelli legate agli ambienti umidi non è infrequente. Tuttavia, la maggior parte delle specie animali presenti nella riserva naturale, ben di rado si possono avvistare e lasciano solo timidi indizi della loro presenza.
Flora Essa costituisce, lunico lembo di vegetazione naturale in una vasta area e circondata a perdita docchio da colture intensive, soprattutto campi di mais e pioppeti.
La riserva naturale è costituita da due piccoli nuclei di bosco di ontano nero interconnessi da un rimboscamento di essenze autoctone. Sebbene il bosco umido occupi gran parte della superficie della riserva, in una piccola porzione dellarea protetta dominano i Saliconi Salix caprea e, dove il suolo è più umido anche tifa typha latifolia, canna palustre e la solidago sono abbondanti.
Storia Riserva naturale parziale zoologica istituita il 31 maggio 1989. La riserva naturale Garzaia Carola, pur essendo di estensione limitata, assume grande importanza se si considera la sua posizione geografica. La funzione di questa piccola "isola protetta" è di consentire la riproduzione degli aironi e delle altre specie presenti e di preservare lambiente naturale che le ospita. Inoltre, la sua vicinanza con labitato di San Genesio e con la città di Pavia fa di questa riserva naturale un laboratorio natura di facile accessibilità e di grande importanza sociale. Sulla base di queste caratteristiche, la Garzaia Carola è stata scelta tra molte altre per la realizzazione di un itinerario didattico attrezzato, fruibile dalla primavera del 1994.
Ambiente Gli aironi nidificano in colonie. Tali colonie dette garzaie, sono situate in ambienti umidi e sono generalmente circondate da un corso dacqua. La maggior parte delle garzaie della provincia di Pavia è concentrata in Lomellina, dove la vasta estensione di risaie fornisce agli aironi cibo in abbondanza (essenzialmente rane, girini, crostacei e vermi). Il bosco umido occupa gran parte della riserva.
Fauna A cinque anni dellavvio del progetto si è constatata una discreta rinnovazione spontanea e un consolidamento della struttura forestale con un incremento notevole della fauna tipica, in particolare di quella ornitica. NellOasi di Montorfano le presenze più importanti sono il Gabbiano comune e la gallinella dacqua.
Flora La messa a dimora delle piante è stata realizzata con la collaborazione di numerosi volontari. Sono state identificate tre fasce nelle quali sono state piantate specie differenti:
fascia di ripa: Populus nigra, Populus alba, Almus glutinosa, Salix alba, Salixtriandra, Salix cinerea, Salix purpure .
fascia soggetta a periodiche esondazioni: Quercus robur, Carpinus betulus, Prunus padus, Prunus avium, Corylus avellana, Malus syluestris, Viburnum opulus, Crataegus oxyacantha, Evonimus europaeus, Cornus sanguinea, Sambucus nigra, Rhamnuscatharticus, Frangula alnus, ecc . oltre a diverse specie della zona ripariale;
fascia non soggetta a periodiche esondazioni: Fraxnus spinosa, Cornus mas, Viburnum lantana, Berberis vulgaris.
Storia Lintervento promosso dal Comune di Melegnano e dal Paro Agricolo Sud Milano si propone di recuperare la naturalità del corso dacqua, in un tratto di confluenza della Vettabbia con il Lambro, attraverso interventi di riforestazione incentivando, nel contempo, la fruizione dellarea. Il restauro dellambiente ripariale della pianura padana prevede la riqualificazione dei due corsi dacqua sia per gli aspetti della qualità idrica che quelli degli ambiti fluviali naturali e agricoli. Tutta la zona prima del 92 era fortemente degradata dalla presenza di materiale inerte ed era priva quasi totalmente di vegetazione. Il piano di ripristino iniziato nel 93 prevede la graduale riforestazione per consentire il reinsediamento della associazioni caratteristiche per queste aree.
Ambiente Il progetto ribalta la concezione, assai diffusa nel campo dellingegneria idraulica, di irreggimentare i corsi dacqua in sponde geometriche rigide e propone un diverso rapporto tra città e acque mediante il recupero della naturalità del fiume, restituendo alle rive le proprie caratteristiche ambientali. È stato allestito un "sentiero natura" ciclopedonale, che attraversa tutta larea ed è attrezzato con bacheche didattiche in legno ed altri sussidi.