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Si ringrazia vivamente il WWF Lombardia e il sig. Silvio Pirovano, per averci fornito il materiale didattico che ha permesso lo sviluppo di questa pagina. 

LE OASI WWF IN LOMBARDIA

http://www.clarence.com/wwf                                                                     

Sono 17 le aree naturali gestite dal WWF in Lombardia e coprono una superficie complessiva di circa 400 ettari. Le diciassette aree possono essere divise in due tipologie distinte: Riserve Naturali - Piccole Aree Naturali ed Oasi Urbane.

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Le Riserve Naturali

Tutte dotate di un Piano di Gestione in base alla L.R.86/83 sulle Aree Regionali Protette, tutelano generalmente ambiti naturali residui della Pianura Padana o particolari tipologie in altri ambiti. Le Riserve Naturali si caratterizzano anche per una forte connotazione didattica, essendo dotati di servizi ricettivi ben strutturati che consentono un notevole afflusso di visitatori pur garantendo la tutela ed il miglioramento ambientale.

 

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Le Piccole Aree Naturali ed Oasi Urbane

12 sono le Oasi Urbane e le Piccole Aree Naturali gestite dal WWF in Lombardia. Esse vanno da pochi metri quadri ad oltre 20 ettari di estensione e sono distribuite principalmente nell’area urbana milanese ed in prossimità di grandi centri abitati.

Nella pianura padana ove il consumo del suolo è più evidente che in altre zone è sicuramente più forte l’esigenza di presentare i pochi lembi di natura rimasti e soprattutto di ripristinare, soddisfando contemporaneamente una richiesta di "natura" che proprio qui è più sentita che altrove.

Infatti, spesso le Oasi Urbane lombarde sono ex discariche, ex cave, ex cantieri dismessi ove il WWF, facendo proprie le istanze dei cittadini, ha promosso varie azioni per impedire che al degrado si accumulasse ulteriore degrado.

Il rapporto assiduo con le Amministrazioni Pubbliche, con i comitati di quartiere e in genere con il volontariato è spesso la chiave di volta per garantire il consolidamento del progetto di recupero.

Tutte le aree ad oggi costituite sono regolate da un rapporto convenzionato con il comune/i competente/i territorialmente, oltre che per garantire le risorse economiche necessarie.

Sono anche caratterizzate da una forte partecipazione della cittadinanza che in molti casi ha stimolato il WWF ad intraprendere tutte le iniziative necessarie per la salvaguardia dell’area.

In molti casi, visto che generalmente il grado di naturalità è basso, viene data particolare rilevanza agli aspetti didattici/educativi e conoscitivi, catalizzando l’attenzione delle scuole dell’obbligo, che le utilizzano come palestre all’aperto per toccare con mano il proprio territorio.

Inoltre spesso le Oasi urbane attraverso periodici momenti di aggregazione, diventano ottimi propulsori di iniziative di difesa del territorio, che vanno oltre le necessità strettamente funzionali a difendere l’angolino di natura sotto casa.

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COS’E’ UN’OASI URBANA

In Italia si parla molto dell’estensione del verde urbano, poco della sua qualità. Lo scopo del WWF è di proporre il recupero di aree marginali e/o dismesse e la riqualificazione del verde preesistente, favorendo così la ricostruzione di ambiti naturali e la conservazione degli elementi storici caratteristici.

In sintesi l’Oasi Urbana si può perciò identificare attraverso quattro funzioni:

1 - Conservare e riqualificare aree verdi

2 - Recuperare tracciati e segni storici

3 - Recuperare il contatto con la natura

4 - Proporre una fruizione partecipata

lago.jpg (196552 byte)L’idea è quella di instaurare un rapporto diverso (non in antitesi) con gli spazzi verdi: non più giardini, finalizzati soltanto al godimento estetico, bensì boschi che dividono quartieri, aree da attrezzare sia per lo svago sia per le attività didattiche.

Le oasi urbane sono anche luoghi adatti per praticare l’educazione ambientale e per la sperimentazione di attività compatibili con la protezione: agricoltura biologica, ripristino ambientale, ecc.

Obiettivi

L’obiettivo principale è quello di ricostruire in queste aree lembi di natura tipici degli ambienti caratteristici della zona, mettendo in rilievo gli aspetti più importanti e significativi.

Il recupero dei tracciati e dei segni storici del territorio, il recupero di insediamenti rurali (cascine) come centro di educazione ambientale urbano che sia un riferimento culturale e didattico per il territorio, funzionano come filtro e mediatore fra i vari ambienti e la loro storia.

E’ inoltre importante promuovere un nuovo approccio alle aree verdi, un approccio qualitativo che permetta di approfondire e apprezzare il patrimonio naturale, favorendo maggior rispetto e consapevolezza per i valori peculiari della natura. Queste zone ripristinate permetteranno di avere la "natura sotto casa".

Le oasi urbane sono quindi dei veri e propri polmoni verdi e costituiscono un’importante momento didattico per le scolaresche e un’occasione di fruizione diversa dal "tradizionale" verde pubblico.

WWF   Delegazione Lombardia

Via S. Canzio, 15  20131 Milano

tel. 02-205691/fax 02-20569202

 

Denominazione

Ambiente

Comune

Pv

Sezione

Telefono

Ettari
Fontanile GiardinofontanileCornaredoMIAlto Milanese0331-4540770,7
Bosco San Pietrobosco/fontanileCornaredoMIAlto Milanese2
Foppe di Trezzocava argillaTrezzo sull'AddaMIAdda Milanese0363-608525,5
Giardino Naturaleparco urbanoCassano d'AddaMIAdda Milanese1
Il Caloggiobosco/torrenteBollateMIGroane02-96606641,7
Fosso del RonchettoboscoSevesoMIGroane4,5
Bosco VilloresiboscoCarugateMIMartesana02-21361760,5
Garzaia CarolagarzaiaS. Genesio e unitiPVPavia0382-4983794
Oasi S. Giulianoparco urbanoS. GiulianoMISud Milano02-52303864
Montorfanobosco riparialeMelegnanoMISud Milano3
Parco delle Nocibosco/stagnoMelegnanoMISud Milano4
Bosco di CastelleoneboscoCastelleoneCRCremasco0373-8337410
Sistema Oasi WWF Italia
VanzagoboscoVanzagoMIAlto Milano02-9341761200
ValpredinaboscoCenate SopraBGBergamo035-95614037
Monticchiebosco igrofiloSomagliaLOBasso Lodigiano0377-44714124,5
Le Binezona umidaCalvatoneCRCremona-Mantova0348-385090121
Bassonezona umidaComoCOComo031-52138790
totale413,4

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Oasi WWF Lombardia

Il sistema delle aree protette del WWF è essenziale per proteggere la diversità degli ecosistemi, delle specie e delle risorse naturali: le Oasi costituiscono un prezioso strumento educativo e di sensibilizzazione.

Tutto nacque con Burano, con l’affitto del lago, un vero gioiello in terra maremmana. Ne sono seguiti altri, che hanno consentito la tutela di migliaia di ettari di territorio quasi sempre a rischio e che hanno promosso l’immagine del WWF come associazione concreta e impegnata in prima persona a gestire ambienti naturali. Ecco cosa sono le Oasi. E dopo Burano seguirono altre zone umide. Tante che attualmente rappresentano più del 40% dell’intero Sistema. La gestione non si limitò alla tutela del territorio: le nostre aree furono aperte al pubblico, si attrezzarono capanni e torri di osservazione, s’inventarono i primi sentieri-natura, si sperimentarono forme e modalità di fruizione che tenessero conto delle esigenze ambientali e allo stesso tempo fornissero al visitatore strumenti per ammirare e vivere in piena armonia un frammento di Natura. Le giornate, gli orari obbligati e le tariffe d’ingresso, diventarono una regola, ma anche una forma di educazione, di rispetto, di controllo.

 Centro Visite

Proprio l’educazione ambientale è stata il secondo e più importante investimento. E dai primi capanni, dai primi percorsi si è passati e cresciuti ad altre forme di "lettura e comprensione" del paesaggio, dei fenomeni naturali e dei problemi ambientali: orti botanici, aree faunistiche, giardini per le farfalle, musei, Centri Visita, materiali e pubblicazioni grazie ai quali si sono promosse attività, soggiorni e iniziative speciali.

Il sistema si arricchì anche di altri ambienti, con operazioni spesso favorite da situazioni particolari come accordi con privati, lasciti o campagne più generali. Tra queste una tappa importante, e non solo per il WWF, è sicuramente la Riserva Marina di Miramare, l’unica, insieme all’isola di Ustica, a rappresentare, ancora oggi, l’ambiente marino protetto in Italia. Da questa esperienza nascono le "Oasi Blu" del WWF. Così, fin dai primi passi, si è promossa e sollecitata anche all’estero la ricerca scientifica. Sono migliaia i lavori di studenti universitari, ricercatori, "semplici" dilettanti che hanno avuto luogo nelle nostre Oasi. Insieme alle zone umide, l’attenzione del WWF si spostò verso gli ambienti più minacciati: a cominciare dalle coste e dalle rive dei corsi d’acqua per continuare con le formazioni forestali litoranee, le macchie, i boschi planiziari e le foreste montane.

Quello che scherzosamente, ma con orgoglio, viene chiamato l’impero dei Panda ha "conquistato" altri ambienti: dalle aree urbane come il Tevere a Roma, la Bula ad Asti, gli Astroni a Napoli a quelle di campagna – come Pian S. Angelo nel Lazio – a luoghi teatro di battaglie storiche come Policoro in Basilicata.

In questi trent’anni, il ruolo delle Oasi si è adeguato ai tempi e alle necessità: azione diretta per salvare o preservare ambienti o specie minacciate, aule per la didattica e per la crescita culturale, laboratori per la ricerca scientifica, aree per lo svago, presidi e punti di riferimento territoriali, opportunità per attività economiche ecocompatibili.

Le Oasi attualmente sono 95; tanti frammenti d’Italia che ci impegneremo a conservare e valorizzare, a farli diventare sempre più "saturi" della Natura, ma anche luoghi per lo svago, per la cultura, per essere un esempio di come va gestito il nostro patrimonio naturale. E cresceranno, con lo stesso identico spirito di Burano, di trent’anni fa.

Tra le specie presenti nelle Oasi WWF e segnalate a livello internazionale ricordiamo:

 

Le visite

Le Oasi WWF sono aperte al pubblico. Seguendo giorni e orari prestabiliti e con guide che accompagnano i visitatori. Grande spazio viene dedicato alle scuole che possono entrare durante la settimana e a cui vengono forniti materiali didattici e interpretativi.

Orti Botanici

Sono aree didattiche dove vengono coltivate specie di piante rare o riprodotti i principali ambienti vegetali italiani

Percorsi Natura

Sono i sentieri di visita, dove sono state allestite strutture didattiche come pannelli, bacheche e altri sistemi informativi.

 

 

Il WWF in Italia gestisce 95 Oasi e Riserve Naturali, in questa sezione vi vengono presentate le aree protette della Lombardia.

Le aree naturali gestite dal WWF in Lombardia sono 17 e coprono una superficie di 750 ettari; possono essere divise in due tipologie distinte: Riserve Naturali ed Oasi Urbane. Le Riserve Naturali, tutte dotate di un Piano di Gestione in base alla L.R. 86/83 sulle Aree Regionali Protette, tutelano generalmente ambiti naturali residui della Pianura Padana o particolari tipologie in altri ambiti. Sono caratterizzate anche da una forte connotazione didattica, essendo dotate di servizi ricettivi ben strutturati che consentono un notevole afflusso di visitatori. Le Oasi Urbane e le piccole Aree Naturali sono 13 in Lombardia. Esse vanno da pochi metri quadrati ad oltre 20 ettari di estensione e sono distribuite principalmente nell’area urbana milanese ed in prossimità dei grandi centri abitati. Spesso le Oasi Urbane sono ex discariche, ex cave o ex cantieri dismessi ove il WWF ha promosso varie azioni per impedire che al degrado si accumulasse altro degrado. Le Oasi Urbane sono anche caratterizzate da una forte partecipazione della cittadinanza che, in molti casi, ha stimolato il WWF ad intraprendere le iniziative necessarie per la salvaguardia dell’area. In molti casi, visto il basso grado di naturalità, viene data rilevanza agli aspetti didattici/educativi per le scuole.

Le Sezioni Provinciali in Lombardia.

Milano: Via S. Canzio, 15 - tel. 02205691 fax 0220569202                         E-Mail: mc4462@mclink.it

Bergamo: Via Pignolo, 73 – tel. 035226038

Brescia: Via Cocchetti, 11 – tel. 0302400818

Como: Via Vittorio Emanuele, 98 – tel. 031273428

Lecco: V.le Dante, 21 – tel. 0341286066

Lodi (Somaglia): P.zza XXV Aprile, 9 – tel. 0377447141

Sondrio (Morbegno): Via Pretorio, 16 – tel. 0342614058

Mantova: C.so Vitemano, 83 – tel. 0376320767

Varese: Torre Civica Monte Grappa – tel. 0332830714

Pavia (S. Martino Siccomario): Via Trieste, 24 – tel. 0382498379

Cremona: Via Gioconda, 3 – tel. 037229718

lombardia.jpg (13911 byte)                   Le Oasi - Riserve sono state così ripartite:                          

Nord - Vanzago, Valpredina, Giardino Naturale, Fosso del Ronchetto, Foppe di Trezzo, Fontanile Giardino, Il Caloggio, Bosco Villoresi, Bosco San Pietro, Torbiere del Bassone.

SudMonticchie, Bosco di Castelleone, Oasi di S. Giuliano, Le Bine, Parco delle Noci, Garzaia Carola, Montorfano.

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NORD

Vanzago  cartina

Fauna Le presenze più importanti sono quelle ornitologiche e quelle relative ai mammiferi. Il rilevamento di 113 specie di uccelli, di cui 51 nidificanti, è chiaro sintomo del buono stato dell’area. Sono presenti in numero significativo e in aumento la gallinella d’acqua, la folaga, l’airone cinerino, la nitticora e la cutrettola capocinerino. Il martin pescatore ha nidificato per la prima volta nel 1982, e sempre nello stesso anno hanno nidificato una coppia di corriere piccolo e di cutrettola. Elemento di spicco è dato dal nucleo di caprioli la cui popolazione è stata introdotta negli anni ’50.

pan di cucolo.jpg (61423 byte)Flora La maggior parte della superficie boscata ospita specie tipiche della vegetazione planiziaria, alcune presenti con esemplari centenari: rovere, farnia, carpino bianco, nocciolo ed ontano nero. In prossimità dei laghi e delle lanche è insediata una vegetazione spontanea costituita da ninfea, iris giallo, giglio acquatico e campanellino estivo. Sono state censite 226 specie di cui si segnalano 27 rare, 3 protette e una inclusa nella Convenzione di Washington.

Storia La Riserva Naturale di Vanzago era in precedenza una riserva di caccia. Nel 1973 il Commendator Ulisse Cantoni, proprietario dell’area, la dona al WWF con lascito testamentario. Il WWF avviò immediatamente le pratiche per l’istituzione della zona protetta e quanto necessario per la sua salvaguardia. Nel 1978 l’Area fu dichiarata, dalla Regione Lombardia, "Riserva Naturale Orientale".

Ambiente È una porzione del pianalto padano, tra le incisioni dei fiumi Ticino ed Olona, al margine estremo nord della fascia dei fontanili; verso ovest il grande sviluppo agricolo sino alla valle del Ticino, verso nord e sud territori agricoli, verso est lo sviluppo residenziale.

Sono terreni alluvionali, con uno stato umifero di circa 50 cm. Permeabili. La riserva è costituita da 22 ettari di laghi e lanche, 55 ettari circa di boschi e oltre 64 ettari di coltivi. I bacini dei due laghi sono alimentati dalle acque del canale Villoresi, derivazione del fiume Ticino.

 

Valpredina  cartina

Fauna – Nelle limpide acque del Predina la presenza più importante è data dal raro gambero di fiume, specie protetta. Tra le diverse specie di anfibi si segnala il tritone crestato, mentre per la sua straordinaria presenza, la salamandra pezzata è stata adottata come simbolo della riserva. Oltre cinquanta specie di uccelli nidificanti tra cui il falco pellegrino e il rigolo. Nei castagni trovano rifugio alcuni rapaci notturni, quali l’allocco, la civetta e il barbagianni. Sono una ventina le specie di mammiferi presenti: tra le più comuni la volpe, il tasso, la donnola, la martora, la faina e ovviamente il capriolo.

potamogeto.jpg (48909 byte)FloraLa comunità vegetale più caratteristica e diffusa è il bosco di latifoglie mesofile. Nel sottobosco, accanto alla lantana sono abbondanti il biancospino, il nocciolo, alcune ginestre e il corniolo. Nei pressi delle aree dove il suolo è più umido, è visibile un boschetto di pioppo tremolo. Accanto al diffusissimo pungitopo ed al tamaro comune sono visibili la pervinca e gli ellebori, nonché il ciclamino. Presso le sorgenti cresce rigoglioso il sambuco nero.

Storia – L’oasi nacque nel 1983, grazie ad una donazione. La riserva è gestita dal WWF con la collaborazione di numerosi volontari. L’oasi prende il nome dalla presenza di estrazione di "còte", pietra dura di silice usata per affilare. I terrazzamenti che la caratterizzano hanno origine dai disboscamenti iniziati nel XII secolo per recuperare terre da coltivare. Il piano di ristrutturazione dell’oasi prevede tra l’altro l’estensione dell’oasi dagli attuali 37 ad oltre 90 ettari.

Ambiente – La riserva si estende lungo le pendici meridionali del monte Misma tra quota 380 e 1100 circa sul livello del mare, e per 37 ettari è percorsa dal torrente Predina. La parte inferiore della riserva è caratterizzata da terrazzamenti che hanno origine dai disboscamenti qui operati dal XII secolo. All’interno della riserva vi è un percorso natura, che parte dal giardino presso la casa padronale, un recinto per le tartarughe e un’area dedicata alle farfalle e alle api.

 

Giardino Naturale  cartina

Fauna – Il piccolo stagno è sicuramente il punto più ricco di vita del giardino, infatti un grande numero di specie animali vive in stretta relazione con l’acqua: piccoli anfibi, libellule e uccelletti intenti ad abbeverarsi o fare il bagno sono solo alcuni dei possibili incontri dello stagno. Per gli uccelli sono inoltre stati posizionati alcuni nidi artificiali che hanno favorito la presenza di pipistrelli e cince.

Flora – Oltre alla farnia, tra gli alberi presenti nell’oasi segnaliamo l’acero campestre, il ciliegio selvatico e il carpino nero e tra gli arbusti il biancospino, il ligustro, il nocciolo e l’evonimo, che, con la loro grande produzione di bacche e fiori, costituiscono un’irresistibile richiamo per insetti ed uccelli. Nello stagno ritroviamo poi piante acquatiche come la mazzasorda, la ninfea, il giglio d’acqua e il giunco. Tutt’intorno, sulle sponde, sono presenti alberi e arbusti tipici degli ambienti umidi.

Storia – Realizzare a Cassano d’Adda uno spazio vivibile, fatto di alberi e fiori spontanei, dove poter vedere ancora farfalle e ascoltare uccelli e grilli; un’aula verde dove poter imparare a conoscere i cambiamenti e le caratteristiche del territorio circostante ed imparare a godere ed a usufruire in modo corretto dell’ambiente: questo è ciò che il WWF ha realizzato in collaborazione con il Comune di Cassano d’Adda, i soci WWF ed i numerosi volontari.

Ambiente – Si è ricostruito un modello del bosco che ricopriva tutta la pianura padana fino al 100 a.C. circa. Oggi, come 2000 anni fa, l’albero dominante del bosco padano è la farnia. Sono stati poi allestiti un percorso botanico, con delle targhe vicino alle piante ed agli arbusti, che riportano il nome della specie, ed uno stagno.

 

Fosso del Ronchetto  cartina

tarabuso.jpg (45682 byte)Fauna – La fauna del Fosso del Ronchetto è relativamente numerosa di specie, in confronto alle ridotte dimensioni dell’area. Tra i mammiferi è nota la presenza del ghiro, del moscardino, dell’avicola rossastra, del topo selvatico e della talpa. Tra le numerose specie di uccelli segnalate, citiamo il picchio rosso, il colombaccio, la cinciallegra, il codibugnolo, la gazza, la civetta e l’allocco. Ben sette specie di anfibi sono state segnalate finora: la raganella, il rospo smeraldino, il tritone crestato, il tritone punteggiato, la rana verde, la rana agile e la rana di Lataste.

Flora – Si possono distinguere tre prati: il prato degli aceri a bassa quota, il prato degli stagni a sud, e il prato della rovere a nord. Il bosco è costituito da un ceduo di robinia, farnia e castagno. Ci sono inoltre soggetti di ciliegio selvatico, carpino bianco, olmo campestre e betulla. A tratti troviamo poi un ricco strato arbustivo costituito da sambuco, nocciolo, biancospino, berretta da prete e rovi.

Storia – L’idea di salvaguardare il Fosso del Ronchetto nasce dalla constatazione che quest’area è ormai una delle poche rimaste in uno stato di quasi naturalità della zona. La Sezione Groane del WWF e il circolo Legambiente di Seveso hanno perciò ideato un progetto di recupero naturalistico ed ambientale per l’intera zona, al quale il Comune ha aderito con grande impegno. È stata così possibile la salvaguardia dell’area ed il suo ripristino grazie ai volontari ed ai cittadini di Seveso.

Ambiente – Il Fosso del Ronchetto è un’area di quattro ettari e mezzo che si trova a cavallo tra l’altopiano delle Groane e la Valle del Seveso, costituita da un canalone circondato da prati naturali dal quale prende il nome. Il suolo è sabbioso incoerente; più in basso, nei prati, è più sciolto, permeabile, meno acido. Parte dei prati naturali, essendo stati in passato coltivati, hanno una maggior fertilità rispetto ad altre zone dell’altopiano delle Groane.

 

Foppe di Trezzo  cartina

Fauna – Frequentando la riserva nei periodi adatti si possono fare interessanti osservazioni. Presso gli stagni ci si può imbattere in aironi cinerini, nitticore, gallinelle d’acqua o nel martin pescatore. All’interno dei boschetti nidificano capinere, merli, pettirossi, usignoli e numerosi altri uccelli. Sono molto frequenti anche gli anfibi: presso gli stagni sono abbondanti le rane verdi, mentre i rospi, le rane rosse, le raganelle e i tritoni sono più difficili da osservare.

tifa.jpg (49786 byte)Flora – Nonostante la piccola estensione, le Foppe si caratterizzano per la presenza di habitat molto diversi tra loro, cosa che si traduce innanzitutto in una notevole ricchezza di vegetali. Presso gli stagni si possono osservare: tife, giunchi, carici e ninfee dalla splendida fioritura. Nelle zone in cui il terreno resta umido per parte dell’anno si sviluppano soprattutto: salici bianchi, pioppi neri e qualche raro pioppo bianco. Dove la zona è meno umida si sviluppano boschetti di robinia con esemplari sparsi di betulla, ciliegio selvatico, carpino e orniello.

Storia – Dal 1993 le Foppe in località Fornace Radaelli sono una riserva naturale del Parco Adda Nord; il WWF Sezione Adda Milanese ne gestisce una parte, grazie ad un accordo con la proprietà. In passato quest’area era sfruttata da una vecchia fornace limitrofa per ricavarne argilla per produrre mattoni.

Ambiente – Nel milanese con il termine "foppa" si indica una buca, ma in questo caso il nome è al plurale proprio perché, a seguito della intensa escavazione d’argilla, l’area nei pressi della vecchia fornace in cui venivano prodotti mattoni è appunto caratterizzata da numerose "foppe".

Nei punti di minor permeabilità del suolo si sono formati diversi stagni, ben presto colonizzati da piante acquatiche. Negli spazi circostanti sono cresciuti alberi e arbusti, grazie ai semi trasportati dal vento, che hanno dato origine a boschetti, ora separati tra loro da piccole radure.

 

Fontanile Giardino  cartina

Fauna – Lo stagno è il punto più ricco di vita dell’oasi; sono state introdotte specie ittiche autoctone: spinarello, cobite, ghiozzo e numerosi anfibi. È da evidenziare anche la presenza di numerose specie di uccelli tra cui il martin pescatore e la ballerina bianca.

scilla.jpg (49671 byte)Flora – Vi è un bosco planiziale d’alto fusto con molte essenze autoctone e un sottobosco molto ricco (anemone, mughetto, pulmonaria), e, in prossimità dello stagno, un bosco igrofilo e numerose piante acquatiche come il potamogeto, le ninfee, la calta e l’ibisco acquatico. Sono presenti vari arbusti: corniolo, biancospino e fusaggine.

Storia – L’oasi Fontanile Giardino è stata istituita nel 1991; posta nel Comune di Cornaredo, la zona umida è inserita in un parco pubblico al centro dell’abitato ed è stata ripristinata con la collaborazione del Comune, che ha provveduto al ripristino e all’installazione delle strutture avvalendosi della collaborazione di numerosi volontari e cittadini di Cornaredo.

Ambiente – Vi è un fontanile parzialmente attivo, da cui prende il nome l’oasi, caratterizzato dalla testa consolidata con una struttura muraria risalente all’inizio del XVII° secolo. Il Comune di Cornaredo, per mantenere costanti i livelli idrici, ha provveduto ad installare delle pompe. Lungo il perimetro della testa e per un tratto dell’asta sono in corso interventi di rinaturalizzazione e ripristino ambientale. Sono stati riprodotti un bosco, una brughiera, uno stagno ed altri ambienti tipici della pianura padana quasi scomparsi.

 

Il Caloggio  cartina

Fauna – Lo stagno ospita diverse specie di anfibi, rane rospi e tritoni, ed alcuni pesci come i cavedani, le alborelle e le carpe sono stati rinvenuti nei corsi d’acqua. Il giardino delle farfalle accoglie molte specie di lepidotteri: farry blue, zigene, falene….Numerose specie di uccelli sono presenti nell’oasi sia di passaggio che per nidificarvi, tra queste segnaliamo la presenza dell’averla piccola, del picchio e di numerosi passeracei.

Flora – La flora è quella tipica della pianura padana: un bosco a querco carpineto planiziale con farnia e carpino, ed un tipico bosco igrofilo con salici, ontano nero e pioppi. Nello stagno sono presenti diverse specie acquatiche: ninfee, tife ed iris. Vi è poi una fascia di arbusti e piccoli alberi con acero campestre, carpino bianco, corniolo, sanguinella e nocciolo. Nella zona nord ovest dell’oasi si è mantenuta una zona a prato.

Storia – Il progetto dell’oasi "Il Caloggio" risale al 1991, quando, in base ad una convenzione a tre tra Provincia di Milano, Parco delle Groane e WWF Sez. Groane. L’area, di proprietà della locale ASL, è stata sottoposta a numerosi interventi per ripristinare l’ambiente originari di queste zone: una zona precedentemente occupata da orti ed alberi da frutto è stata sostituita con lo stagno ed il bosco planiziale. Si è privilegiata la funzione didattica dell’area, creando un ecosistema piuttosto diversificato rispetto alle ridotte dimensioni dell’area (17.100 mq.).

Ambiente – La riserva naturale "Il Caloggio" è un’ex area coltivata caratterizzata da un fontanile inattivo e da un piccolo bosco ceduo di robinia, tra il torrente Nirone e un canale secondario del Villoresi. Le fasce boscate sono state oggetto di interventi di conversione con l’utilizzo di specie tipiche dell’ambiente di groana come la betulla, l’olmo campestre e la roverella. Nell’oasi vi è poi uno stagno ad uso naturalistico e didattico ed un "giardino delle farfalle" dove la presenza di specie erbacee e basso arbustive attirano varie specie di lepidotteri.

 

Bosco Villoresi  cartina

nibbio bruno.jpg (63682 byte)Fauna – Le presenze faunistiche non sono particolarmente rilevanti visto l’esiguità dell'area per la giovane età dell’impianto. Il contesto ambientale, particolarmente antropizzato, consente comunque la presenza di diverse specie di uccelli come le cince, l’usignolo di fiume, la capinera, il codibugnolo e la ballerina bianca.

Flora – È stato ricreato il bosco misto del clima continentale temperato ed un sottobosco con le essenze di nocciolo, sambuco, corniolo e biancospino. Intorno allo stagno vi è un bosco continentale delle zone umide caratterizzano da salici e ontani. Nel bosco di querce sono presenti anche il frassino ed il tiglio.

Storia – Nel 1993 attorno al progetto del Bosco Villoresi si è costituito il gruppo WWF di Carugate, Comune entro il quale sorge l’oasi su un’area di circa 5.000 mq. Con il progetto l’intento era quello di creare una zona boschiva caratterizzata da vegetazione originaria di questi luoghi e favorirne un uso didattico mediante l’allestimento di un "sentiero natura" e di tre programmi specifici per le scuole dell’obbligo.

Ambiente – È stata ricostituita una fascia boscata con essenze caratteristiche del bosco igrofilo e planiziale. L’area si presenta con caratteristiche disomogenee dovute all’uso che si è fatto del terreno negli ultimi anni. Vi incontriamo un bosco trentennale di robinie con sottobosco vario, un giovane bosco misto tipico del clima temperato ed una zona incolta in via di piantumazione.

 

Bosco San Pietro  cartina

Fauna – Tra le diverse specie di uccelli e mammiferi caratteristiche di questi ambienti spiccano particolarmente gli anfibi con la presenza del tritone crestato, il tritone punteggiato ed il rarissimo tritone alpestre.

orchidea.jpg (53421 byte)Flora – Si segnalano diverse specie di flora nemorale come l’anemone, la scilla ed il sigillo di Salomone, e diverse altre specie protette tipiche dell’ambiente di pianura.

Storia – Area rurale periferica dove è in corso un intervento di ripristino ambientale: è stata recuperata la testa di un fontanile, è stata ricostituita una piccola zona umida ed una fascia boscata con essenze caratteristiche della Pianura Padana. La gestione è convenzionata con il Comune di Cornaredo.

Ambiente – L’area, precedentemente abbandonata è oggetto da diverso tempo di un’intervento di restauro ambientale che comporta la ricostruzione di diverse tipologie e caratteristiche della Pianura Padana.

 

Torbiere del Bassone  cartina

ingcormorano.jpg (67977 byte)Fauna – Le torbiere del Bassone costituiscono un prezioso luogo di sosta, rifugio e riproduzione di numerosissime specie di uccelli, circa un centinaio le specie censite negli ultimi anni, a dimostrare l’importanza di questa zona; tra le specie nidificanti vi sono: tuffetto, gallinella d’acqua, porciglione, picchio rosso maggiore, torcicollo, colombaccio, tortora; inoltre tra le specie di passo, occasionali e svernate sono state riscontrate: il falco di palude, la gru, il falco pescatore, il voltolino, il corriere piccolo, il piro piro piccolo e numerosi passeracei. Interessante anche la presenza di alcuni mammiferi come il tasso e di alcune specie di rettili, tra cui la testuggine d’acqua e di anfibi, come la rana di Lataste, specie rara e protetta dalla Convenzione di Berna.

Flora – Il maggior motivo di interesse dell’area è la vegetazione igrofila di torbiera, che grazie alle condizioni favorevoli predomina nell’area. I rilievi sono in gran parte ricoperti da boschi con prevalenza di farnia, carpino bianco e robinia. È molto ricca la componente arbustiva che annovera elementi di buon pregio come il biancospino, il nocciolo e lo spino cervino. Solitamente abbondante anche la copertura erbacea. Nelle depressioni, sui suoli periodicamente inondati, si sviluppa un bosco igrofilo a dominanza di ontano nero.

Storia – Istituita il 13 aprile del 1976 in accordo con l’amministrazione provinciale di Como, interessa i Comuni di Como, Casnate con Bernate, Senna Comasco. Nelle ricerche di archivio storico è stato riscontrato che la zona nel 1700 era caratterizzata da terreni a carice e canneto. I sedimenti torbosi che riempivano le depressione vennero poi sfruttati, per la fornitura di combustibile, fino all’ultimo conflitto mondiale.

Ambiente – Il Bassone è una lunga depressione, chiusa da un cordone morenico, situata nella fascia facente parte dell’Anfiteatro morenico del Lario Comasco. Nella depressione si sono formati laghetti e stagni, alimentati dalle acque di due rogge che attraversano la torbiera e di un fontanile. Il resto del territorio è a prato e coltivi ed un bosco misto con prevalenza di ceduo.

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   rondine.jpg (47877 byte)   papavero.jpg (54394 byte)   scarabeo rinoceronte.jpg (61827 byte)   primula.jpg (65757 byte)   scoiattolo.jpg (106710 byte)   ranuncolo d'acqua.jpg (87942 byte)

SUD

Monticchie  cartina

Fauna – L’aspetto di maggior rilievo faunistico di "Monticchie" è la presenza di un’importante garzaia, colonia edificante di circa 6000 coppie Ardeidi: Nitticora (Nytticorax), Garzetta (Egretta garzetta) e Airone cinerino (Ardea cinerea). Quest'ultimo vi nidifica dal 1988.

Inoltre l’avifauna è rappresentata dal Cuculo (cuculus canorus), dalla Poiana (Buteo buteo), dal Gruccione (Merops apiaster), dal Picchio rosso maggiore (Picoides major) e, nel periodo invernale, dal Picchio verde (Picus viridis) e da migliaia di esemplari di Colombaccio (Columba palumbus). Nell’area sono presenti 26 specie di mammiferi, tra i quali la Donnola (Mustela nivalis), il Tasso (Meles meles) e la Lepre (Lepus europaeus).

L’ambiente umido è favorevole alla Rana di Lataste (Rana Latastei), alla Natrice dal collare (Natrix natrix), alla Natrice (natrix natrix), alla Natrice tassellata (natrix tassellata) e al Tritone punteggiato (triturus vulgaris), il Ramarro (lacerta viridis) ed il rarissimo Orbettino (Anguis fragilis). Infine una buona qualità nelle acque sorgive è testimoniata dalla presenza del gambero di fiume (Austropotapallipes).

ovulo malefico.jpg (42156 byte)Flora – Verso la fine degli anni ’60, l’abbandono delle attività agricole ha favorito la progressiva sostituzione di prati, pioppeti e risaie (caratteristiche di un suolo umido e argilloso) con canneti intervallati da fasce di alberi ed arbusti tipici delle zone umide padane. La precedente situazione vegetazionale, influenzata dalla presenza di acque sorgive, si è evoluta nell’attuale bosco igrofilo planiziale. Questo è costituito, nelle zone più umide, da vegetazione bassa e da bosco con essenze dolci. Nella prima predomina il canneto misto, formato da Cannuccia di palude (Phragmites australis) e Tifa (Typha latifolia); nel bosco, invece, sono molto diffusi l’alneto a Ontano nero (Alnus glutinosa) e il saliceto, con Salice bianco (salix alba), Salicone (salix caprea) e Salice Cenerino (Salix cinerea). In corrispondenza della costa (terrazzo morfologico), nella quale la presenza di umidità è minore, si sviluppano maggiormente la Farnia (Quercus robur), l’Olmo campestre (Ulmus minor) e l’Acero campestre (acer campestre).

Il sottobosco è costituito dal Sanguinello (Cornus sanguinea) e dal Sambuco nero (Sambucus sigra). Tra molte specie erbacee, è interessante la presenza del campanellino estivo (Leocojum aestivum) e dell’Equiseto (Equisetum telmateja) nota come coda di cavallo. Le sorgenti e i relativi canali, ospitano due a varietà di Callitrice (Callitriche stagnalis e Callitriche palustris) e di Lenticchia d’acqua (Lemna minor e Lemma trisulca).

Storia – Sede di importanti diete imperiali (famose quelle indette dall’imperatore Federico il Barbarossa nel 1154 e nel 1158), Roncaglia, l’attuale Somaglia, sorgeva sulla sponda sinistra del fiume PO, come baluardo a difesa dei territori feudali di milanesi. Per molto tempo il suo paesaggio fu caratterizzato dalla presenza di fitti ambienti boscosi e di un’area paludosa che alcune pergamene, a partire dal 1164 d.C., definivano Lacus de Barisiis: questo raccoglieva le acque e i vecchi corsi dei fiumi Lambro, Po e Brembiolo. In quest’area si praticavano la pesca, la caccia ed il pascolo del bestiame. Tali terreni sono stati poi oggetto di una progressiva bonifica che ha strappato alle zone paludose in ampie fasce di terreno coltivatile. Il territorio di Somaglia conserva tracce significative della propria storia secolare in diversi complessi di cascine e mulini, nella chiesa parrocchiale e nel castello Cavazzi recentemente restaurato. La riserva tutela un territorio che si estende per 250 ettari, dei quali 24,5 ettari di bosco igrofilo planiziale e 225,5 ettari (fascia di rispetto) di ambiente agricolo ricco di canali. Per i suoi pregi naturali Monticchie fu inclusa nel 1969 tra le zone di ripopolamento e cattura e, dieci anni più tardi, tra le oasi di protezione della fauna. Su sollecito dell’amministrazione comunale e della locale sezione del WWF, la zona è stata messa sotto vincolo della regione Lombardia: inizialmente come biotopo soggetto a tutela e, in seguito, come riserva naturale regionale (1988). La gestione è al Comune di Somaglia che la attua in collaborazione con il WWF.

Ambiente – La fascia delle risorgive e dei fontanili occupa una larga fetta di territorio, a nord del fiume Po, tra il Ticino e l’Adda, ed è molto importante per gli aspetti naturalistici e le relazioni che legano questi ultimi all’intervento agricolo degli uomini.

I suoli che caratterizzano la Pianura Padana (detriti strappati alle Alpi dall’erosione glaciale del Quaternario) non sono uniformi: l’"alta pianura" è formata da materiale ghiaioso e ciottoloso più grossolano, mentre la bassa pianura risulta formata da un suolo più fine e limoso-argilloso. Il tipico paesaggio a gradoni (terrazzo alluvionale) della bassa pianura ha avuto origine dal succedersi dei periodi dei periodi glaciali ed interglaciali. La risalita in superficie delle acque sotterranee (sorgenti di terrazzo), è favorita dal minimo dislivello esistente tra il piano dell’alveo fluviale ed i territori circostanti delle barriere impermeabili del suolo che indirizzano l’acqua verso la superficie.

L’equilibrio dell’ecosistema biotico delle zone umide, risultato di una lenta evoluzione millenaria, è totalmente dipendente dalla presenza dell’acqua superficiale e sotterranea.

 

Bosco di Castelleone  cartina

libellula.jpg (26974 byte)Fauna – Un ambiente naturale ricco e diversificato diviene un’irresistibile attrazione per numerosissimi animali che vi trovano cibo, rifugio e possibilità di riprodursi. Il "bosco didattico" della Provincia di Cremona ospita una variata fauna, rappresentata da quasi tutte le classi zoologiche. Si fanno notare, tra tutti, gli uccelli che spesso vi nidificano, incoraggiati anche dalle cassette-nido predisposte nei punti adatti. Tra i mammiferi si deve registrare la presenza del Tasso, della Faina, della Donnola, di molti roditori, tra cui il Moscardino, e di alcuni Toporagni.

Flora – Ricca copertura vegetale costituita da farnie, cerri, castagni, carpini, frassini, noccioli, ginepri, lantane, cornioli: piccolo campionario floristico che, nell’insieme, costituisce la spia di una situazione naturalistica complessa ed assai vicina all’assetto originario. Anche questi elementi sono stati considerati nella ricomposizione del manto boschivo, conducendo una sorta di ricostruzione storica dello stesso, volta alla restituzione di una flora e di una vegetazione potenziali di questo settore della pianura cremonese.

Storia - Fin dal 1987 la Provincia di Cremona ha avviato i lavori di allestimento di una "stazione sperimentale per la conservazione della flora di pianura", con intenzioni rivolte dapprincipio alla riproduzione ed alla propagazione delle specie arboree ed arbustive padane, ma ben presto affiancate dal desiderio di offrire al mondo della scuola uno strumento didattico accessibile in ogni momento dell’anno ed al pubblico più sensibile uno spunto di crescita culturale di taglio naturalistico. La scelta del luogo in cui intervenire cadde su una ex cava di sabbia e ghiaia, dismessa ormai da quasi un ventennio, situata in località "Monticelli" in territorio di Castelleone (CR), sulla quale vennero intrapresi i lavori preliminari di approntamento dell’area e di riqualificazione naturalistica. Dal 1992 è avviato un progetto riguardante la riproduzione di cloni autoctoni di pioppo bianco e pioppo nero, selezionati nell’ambito della pianura lombarda.

Ambiente – Dai nuclei di vegetazione igrofila (salici, ontani neri, viburni, frangole, ecc.) raccolti intorno ad alcune pozze d’acqua, si passa via via, ad associazioni più svincolate dalla costante disponibilità idrica del terreno (pioppi, frassini, olmi, noccioli, sanguinelli, biancospini, ecc.), fino ad arrivare al bosco climax, vale a dire fino allo stadio vegetazionale più stabile ed in equilibrio con le caratteristiche climatiche e di suolo proprie delle nostre latitudini, rappresentato dal querco-carpineto. Numerose specie erbacee, caratteristiche dei singoli ambienti, formano il naturale corredo floristico del luogo. L’intera zona circostante emerge come un ambiente assai vario e diversificato, connotato da boschi, zone umide, rami fluviali abbandonati, ghiaieti ed in parte da terre coltivate – prati ed arativi – già piuttosto diffuse e stabilizzate nel tempo.

 

Oasi di S. Giuliano  cartina

Fauna – Il contesto molto urbanizzato e la struttura del parco garantisce la presenza della fauna caratteristica delle aree verdi pubbliche molto frequentate.

Flora – Sfarnia.jpg (42579 byte)ono state messe a dimora le specie caratteristiche dei boschi igrofili e dei boschi di pianura. In particolare sono state utilizzate: Farnie (Quercus pedunculata), Carpini (Carpinus betulus), Olmi (Ulmus minori), ecc. e le essenze: Salice Bianco (Salix alba), Saliconi (Salix cinerea), Ontano nero (Alnus glutinosa), Pallon di Maggio (Viburn opalus), Frassino di Palude (Fraxinus oxyphilla), Pioppo Bianco (Populus alba).

Storia – Nell’autunno del 1992, in seguito ad un accordo tra il Comune di San Giuliano e il WWF, è nato un rapporto di reciproca disponibilità e collaborazione tra queste due realtà nell’intento di realizzare un parco urbano al servizio della cittadinanza. I criteri che hanno ispirato la presente proposta si basano in gran parte sull’esperienza acquisita dalla nostra Associazione nella gestione diretta di Oasi naturali e nella realizzazione di Oasi urbane già effettuate in altri Comuni della provincia di Milano. Il WWF intende cogliere quest’occasione non solo per riqualificare un’area restituendo ad essa un equilibrio ambientale attualmente compromesso, ma anche promuovere nel Comune di San Giuliano una progettazione autonoma fondata sul recupero della propria specificità locale con l’intento di sottrarlo dal rango di quartiere suburbano della metropoli milanese.

Ambiente – La presenza di una roggia che scorre lungo il lato Ovest del parco, suggerisce la realizzazione di una fascia a carattere prettamente naturalistico costituita da piante igrofile. Il ripristino della roggia ha consentito, altresì, di ricreare lungo le sue sponde microclimi e piccoli ecosistemi che si sviluppano in presenza di abbondante quantità d’acqua e consentono l’insediamento di numerose specie di animali.

 

Le Bine  cartina

Fauna – Per la fauna c’è un’alta diversità di specie, soprattutto fra gli invertebrati; fra i vertebrati si segnala la presenza della Rana di Lataste, endemica della Pianura Padana, di oltre cento specie di uccelli, di una piccola colonia di Airone cinerino e di 24 specie di mammiferi.

Per quello che riguarda gli invertebrati, sono state eseguite indagini specifiche su due gruppi particolari, i Molluschi terrestri e d’acqua dolce e i Coleotteri idroadefagi. "Le Bine" viene considerato come uno degli ambienti più ricchi di specie di Coleotteri idroadefagi d’Italia e sono state rinvenute alcune specie estremamente significative quali: Hygrotus decoratus, Hydroporus dorsalis, Agabus undulatus, Liybius subaeneus, Dytiscus mutinensis.

Per quel che riguarda l’avifauna ricordiamo l’introduzione di Cigno reale, Fagiano comune e la scomparsa nel 1985 di Beccamoschino. Dal 1990, inoltre, è presente a "Le Bine" la Nutria, che costituisce un problema per il forte impatto sulla vegetazione e per il probabile disturbo alla nidificazione di alcune specie ornitiche.

Flora – La riserva conserva ancora alcuni aspetti tipici della vegetazione delle paludi perialveali, nonostante la presenza di numerose specie esotiche e dell’azione antropica. Il paesaggio è caratterizzato prevalentemente da vegetazione stagnale sommersa, vegetazione a idrofite emergenti e da vegetazione boschiva igrofila.

Si possono distinguere le seguenti tipologie vegetazionali:

Storia – Il WWF Italia, in base ad una convenzione con il Parco Naturale Regionale Oglio Sud, costituisce nel 1987 la riserva naturale, dopo che nel 1973 era stata istituita l’Oasi faunistica.

Le principali tappe della Riserva "Le Bine":

Ambiente – La palude, tutelata dall’istituzione della riserva naturale da parte della Regione Lombardia, si è formata in seguito ad un intervento di rettificazione dell’Oglio effettuato alla fine del XVIII secolo per facilitare la navigazione sul fiume. Successivamente, il meandro abbandonato, si è impaludato favorendo l’insediamento di animali e piante palustri, ormai molto rari. La cascina, tipica della pianura lombarda, si raggiunge percorrendo la strada bianca imboccata all’ingresso dell’area protetta, ospita, nella parte affidata al WWF, il Centro visite della riserva.

Percorrendo il sentiero natura si passa a fianco dello stagno didattico e dopo poche centinaia di metri si arriva all’area, di circa sei ettari, dove è stato realizzato, tra il 1995 ed il ’96, un importante intervento di rinaturalizzazione. Nel tratto dove passava il meandro è stato modellato uno stagno di circa 1200 piante di specie rare come la Moretta tabaccata. L’area di interesse naturale passa da 21 a 28 ettari. Ci vorranno alcuni anni perché l’area si stabilizzi, ma già da ora Aironi, Corrieri piccoli, rane, pesci e Libellule hanno colonizzato il nuovo spazio….

 

Parco delle Noci  cartina

Fauna – L’area sta diventando laboratorio scientifico dove vengono sperimentate varie tecniche di restauro e ripristino ambientale, dove si allevano specie in pericolo di flora e fauna e dove vengono condotte indagini conoscitive per monitorare l’evolversi dell’ambiente.

Erpetofauna tipica (raganella, rana esculenta, rospo smeraldino, biscia d’acqua), ornitofauna (airone cinerino, germano reale, codone, moretta tabaccata, moriglione, gallinella d’acqua, voltolino, beccaccino).

Flora – Gli ambienti naturali caratteristici del piano padano come il bosco planiziale, il bosco idrofilo, il prato umido e lo stagno sono stati ricostruiti nonostante l’eseguibiltà dello spazio disponibile.

Le essenze arboree e arbustive messe a dimora sono naturalmente tutte specie autoctone e sono state collocate cercando di simulare la struttura che le diverse associazioni hanno nel loro ambiente naturale. Nell’oasi predomina la vegetazione umida (carici, giunchi, tife, salici bianchi, pioppi neri), bosco (farnie, noci, rose canine, aceri).

Storia – L’intervento promosso dal Comune di Melegnano, dai volontari del quartiere e dal WWF si propone di rfalco pecchiaiolo.jpg (54293 byte)ecuperare un’area degradata attraverso interventi di riforestazione e ripristino degli ambienti più caratteristici del paesaggio padano.

La zona alla fine degli anni ’80 è stata interessata da vari interventi che hanno compromesso le poche presenze arboree oltre che diversi tratti del terreno, attraverso sversamenti di rifiuti tossici e l’accumulo del materiale di risulta proveniente da un cantiere edile. In seguito, i circa quattro ettari dell’area, sono stati interessati da un intervento di bonifica per consentire d’attivare gli interventi di ripristino e restauro.

Ambiente – Pur in un contesto ambientale molto urbanizzato; quartiere residenziale, cavalcavia e strade consentono un contatto diretto con la campagna circostante, è stato deciso di dare al parco un forte connotato di naturalità. Anche il paesaggio agricolo non è stato trascurato ricostruendo piccoli lembi di prato da sfalcio bordato da filari e siepi caratteristiche.

La riserva tutela un territorio che si estende per una superficie totale di 3,8 ettari, di cui 3,5 ettari di bosco planiziale e igrofilo, mentre sono poche le superfici adibite a prato 0,8 ettari, ed a zone umide 0,5 ettari.

 

Garzaia Carola  cartina

Fauna – La riserva naturale Garzaia Carola ospita una delle pochissime colonie di aironi presenti nel Pavese. In essa si riproducono tre delle cinque specie di aironi nidificati in Italia: la Nitticora, la Garzetta e l’Airone cinerino. Il numero di coppie nidificanti di queste tre specie è stato censito con cadenza annuale, a partire dal 1976; sul finire dell’estate, le Garzette e le Nitticore abbandonano la garzaia e intraprendono il viaggio di migrazione verso l’Africa. Torneranno la primavera seguente. Delle altre tre specie di aironi nidificanti in Italia, anche la Sgarza ciuffetto e l’Airone rosso sono migranti, mentre l’Airone cinerino è presente per tutto il corso dell’anno in Pianura Padana. Tuttavia, anche la presenza di Nitticore e Garzette svernati nella nostra provincia rappresenta un evento sempre meno eccezionale.

In primavera il bosco viene invaso dalla rumorosa presenza di alcune centinaia di Aironi che giungono dall’Africa per nidificare. La loro presenza non può passare inosservata e anche l’avvistamento di numerose altre specie di uccelli legate agli ambienti umidi non è infrequente. Tuttavia, la maggior parte delle specie animali presenti nella riserva naturale, ben di rado si possono avvistare e lasciano solo timidi indizi della loro presenza.

nannufaro.jpg (27261 byte)Flora – Essa costituisce, l’unico lembo di vegetazione naturale in una vasta area e circondata a perdita d’occhio da colture intensive, soprattutto campi di mais e pioppeti.

La riserva naturale è costituita da due piccoli nuclei di bosco di ontano nero interconnessi da un rimboscamento di essenze autoctone. Sebbene il bosco umido occupi gran parte della superficie della riserva, in una piccola porzione dell’area protetta dominano i Saliconi Salix caprea e, dove il suolo è più umido anche tifa typha latifolia, canna palustre e la solidago sono abbondanti.

Storia – Riserva naturale parziale zoologica istituita il 31 maggio 1989. La riserva naturale Garzaia Carola, pur essendo di estensione limitata, assume grande importanza se si considera la sua posizione geografica. La funzione di questa piccola "isola protetta" è di consentire la riproduzione degli aironi e delle altre specie presenti e di preservare l’ambiente naturale che le ospita. Inoltre, la sua vicinanza con l’abitato di San Genesio e con la città di Pavia fa di questa riserva naturale un laboratorio natura di facile accessibilità e di grande importanza sociale. Sulla base di queste caratteristiche, la Garzaia Carola è stata scelta tra molte altre per la realizzazione di un itinerario didattico attrezzato, fruibile dalla primavera del 1994.

Ambiente – Gli aironi nidificano in colonie. Tali colonie dette garzaie, sono situate in ambienti umidi e sono generalmente circondate da un corso d’acqua. La maggior parte delle garzaie della provincia di Pavia è concentrata in Lomellina, dove la vasta estensione di risaie fornisce agli aironi cibo in abbondanza (essenzialmente rane, girini, crostacei e vermi). Il bosco umido occupa gran parte della riserva.

 

Montorfano  cartina

pallon di maggio.jpg (79409 byte)Fauna – A cinque anni dell’avvio del progetto si è constatata una discreta rinnovazione spontanea e un consolidamento della struttura forestale con un incremento notevole della fauna tipica, in particolare di quella ornitica. Nell’Oasi di Montorfano le presenze più importanti sono il Gabbiano comune e la gallinella d’acqua.

Flora – La messa a dimora delle piante è stata realizzata con la collaborazione di numerosi volontari. Sono state identificate tre fasce nelle quali sono state piantate specie differenti:

Storia – L’intervento promosso dal Comune di Melegnano e dal Paro Agricolo Sud Milano si propone di recuperare la naturalità del corso d’acqua, in un tratto di confluenza della Vettabbia con il Lambro, attraverso interventi di riforestazione incentivando, nel contempo, la fruizione dell’area. Il restauro dell’ambiente ripariale della pianura padana prevede la riqualificazione dei due corsi d’acqua sia per gli aspetti della qualità idrica che quelli degli ambiti fluviali naturali e agricoli. Tutta la zona prima del ’92 era fortemente degradata dalla presenza di materiale inerte ed era priva quasi totalmente di vegetazione. Il piano di ripristino iniziato nel ’93 prevede la graduale riforestazione per consentire il reinsediamento della associazioni caratteristiche per queste aree.

Ambiente – Il progetto ribalta la concezione, assai diffusa nel campo dell’ingegneria idraulica, di irreggimentare i corsi d’acqua in sponde geometriche rigide e propone un diverso rapporto tra città e acque mediante il recupero della naturalità del fiume, restituendo alle rive le proprie caratteristiche ambientali. È stato allestito un "sentiero natura" ciclopedonale, che attraversa tutta l’area ed è attrezzato con bacheche didattiche in legno ed altri sussidi.

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