Napoli si affaccia sul golfo aperto nella costa tirrenica fra i Campi Flegrei e la penisola sorrentina. Già meta storica dei viaggiatori del Grand Tour per la ricchezza del patrimonio storico-artistico e la pittoresca bellezza della città immersa in uno scenario naturale tra i più incantevoli d'Europa, ha attraversato, nei decenni successivi alle devastazioni belliche, una lunga fase di degrado economico e sociale che ne ha fortemente ridotto la frequentazione turistica. Più recentemente, grazie a una serie di iniziative di riordino coadiuvate da un marcato impegno delle istituzioni culturali, anche private, nel recupero, nella salvaguardia e nella valorizzazione dei beni architettonici e artistici, si è manifestata anche in questo campo un'inversione di tendenza che può tracciare per la città un futuro più consono alle sue grandi tradizioni di capitale della cultura, e quindi tornare ad essere la "grande, luminosa e gentil città" di cui aveva scritto Giambattista Vico..Itinerari Culturali Le aree urbane dove si concentrano i monumenti d'arte e i luoghi di maggiore interesse di Napoli sono cinque. La prima è quella centrale, formata dalle piazze del Municipio e del Plebiscito e dalla storica, vivacissima via Toledo; vi sorgono: il Castel Nuovo (Maschio Angioino), voluto da Carlo I (1279) come reggia angioina e riedificato alla metà del Quattrocento da Alfonso d'Aragona, il Teatro San Carlo, tempio della lirica napoletana, inaugurato il 4 novembre 1737 da Pietro di Borbone, il Palazzo Reale, iniziato da Domenico Fontana nel primo Seicento ma poi, nel XVIII e XIX secolo, restaurato e ampliato, i palazzi di stile barocco Carafa di Maddaloni e Doria d'Angeri. La seconda è quella degli antichi tracciati (i "decumani") che attraversano la città d'impianto greco-romano, con palazzi di nobili forme rinascimentali, la quattrocentesca porta Capuana, prossima al Castel Capuano (antica reggia normanna, poi sede, dal 1540, dei tribunali) e molte chiese famose: Sant'Anna dei Lombardi, o Monteoliveto, fondata nel 1411 (importanti opere di scultura del XV e XVI secolo); il Gesù Nuovo, del 1584-1597, con facciata in forma di palazzo; Santa Chiara, di fondazione gotica (1310), nota e assai frequentata per il retrostante chiostro settecentesco delle clarisse; San Domenico Maggiore, edificata tra il 1283 e il 1324 e tra le più ricche di opere d'arte (affreschi di Pietro Cavallini, altare di Cosimo Fanzago); San Gregorio Armeno, del XVI secolo con facciata settecentesca e, all'interno, un magnifico soffitto ligneo del tardo Cinquecento; il Duomo, complesso organismo architettonico di fondazione due-trecentesca, con la celebre cappella di San Gennaro (1608-1637); San Giovanni a Carbonara, che fu costruita nel XIV-XV secolo e divenne luogo di sepoltura degli ultimi angioini; e Santa Maria Donnaregina, le cui strutture del XVIII secolo inglobano una bella chiesa trecentesca. La terza è l'area dove, a diversi livelli, si trovano due musei di straordinaria importanza, quello archeologico e quello allestito nel settecentesco Palazzo Reale di Capodimonte: il primo custodisce, fra l'altro, le raccolte dei reperti di Pompei ed Ercolano e la sezione di antichità della celebre Collezione Farnese; il secondo quella pittorica della stessa collezione, con capolavori di Giovanni Bellini, Lorenzo Lotto, Tiziano, Correggio, Parmigianino, Annibale Carracci, Pieter Bruegel. La quarta è la zona collinare del Vomero, con il Castel Sant'Elmo (XVI secolo) e il Museo di storia e arte di San Martino, disposto nell'omonima Certosa (costruita fra il XIV e il XVII secolo). La quinta e ultima, non per importanza o bellezza, è quella formata dalla zona a mare di sud-ovest, con il noto rione di Santa Lucia, l'antico Castel dell'Ovo (rifatto nel XVII-XVIII secolo), la signorile riviera di Chiaia (con la parallela via Caracciolo) e le zone di Mergellina, Posillipo e Marechiaro, immortalate dai pittori nei secoli XVIII e XIX. La mitica Parthenope e la più documentata Neapolis, fondate entrambe (rispettivamente nel VII e nel V secolo a.C.) dai calcidesi di Cuma, si fusero poi in un'unica città che, anche dopo la conquista romana della Campania - completata tra la fine del IV e l'inizio del III secolo - rimase greca per cultura e costumi. Al centro, in età imperiale, di una fascia costiera di residenze patrizie, Napoli entrò in seguito (soprattutto a partire dal VI secolo) nei possedimenti bizantini e a lungo ne fece parte, come scalo mercantile, pur nelle forme (dall'VIII secolo) di governi ducali-vescovili dotati di ampie autonomie. Nel 1139 venne presa da Ruggero II e aggregata al grande Regno di Sicilia, con il quale passò, nel 1194, agli svevi, sotto lo scettro prima di Enrico VI e poi di Federico II, fondatore nel 1224 dell'università che tutt'oggi porta il suo nome. La conquista angioina (1266) segnò per Napoli, preferita a Palermo da Carlo I, il destino di capitale politica e culturale del Mezzogiorno d'Italia, una capitale cui lo stesso Carlo e i suoi successori diedero veste monumentale. Il prestigio della città si rafforzò ulteriormente con gli aragonesi, che nel 1442 strapparono agli Angiò-Durazzo il Regno di Napoli e lo ressero fino al 1503, quando, coinvolto nelle guerre franco-spagnole, venne ridotto a vicereame alle dirette dipendenze della Spagna. Il lungo periodo dei viceré spagnoli (la figura più eminente fu don Pedro de Toledo, che regnò fra il 1532 e il 1553) aggravò le condizioni sociali di Napoli, dando origine al fenomeno del sovraffollamento e registrando avvenimenti drammatici: l'eruzione del Vesuvio nel 1631; la rivolta del 1647 capeggiata da Masaniello; la peste e il terremoto del 1656, che determinarono demolizioni e speculazioni tali da far scrivere a Carlo Celano, nel 1692, che gli architetti in quel tempo fecero più danni che il terremoto stesso. Occupata dagli austriaci nel 1707 (nel periodo della guerra di successione spagnola), nel 1734 la città fu assegnata con il regno a Carlo di Borbone, primo sovrano di una dinastia che, temporaneamente cacciata prima dalla Repubblica Partenopea del 1799, poi dai regni di Giuseppe Bonaparte e Gioacchino Murat (1806-1815), lo fu definitivamente nel 1860 dall'occupazione garibaldina. L'epidemia di colera del 1884, l'aggravamento dei problemi socio-economici ereditati dal passato, i bombardamenti aerei del 1943 e, infine, il terremoto del 1980 non hanno piegato Napoli e i suoi abitanti che, con vitalità cercano di riscattarsi e tornare così agli antichi splendori. |