Caserta è situata ai piedi del monte Tifata, al limite orientale della vasta piana del Volturno.
La città, che fu edificata sul luogo dove, nel XVIII secolo, sorgeva il villaggio La Torre e che si sviluppò attorno alla Reggia, prese il nome di Caserta Nuova per distinguersi dalla vicina Caserta Vecchia (Casamirta), fondata dai longobardi sul pendio del monte Virgo (400 m.). L'antica città longobarda, incorporata nel Ducato di Benevento, venne conquistata nel 1057 dai normanni, dal 1268 fu di Carlo d'Angiò, e appartenne poi a vari feudatari. Passata ai Borbone nel XVIII secolo, seguì da allora le sorti politiche della regione e molti dei suoi abitanti si trasferirono a Caserta Nuova, che cominciò a svilupparsi nella seconda metà del XIX secolo.Itinerari Culturali
L'odierna città di Caserta è famosa per la già citata Reggia del XVIII secolo, opera dell'architetto Luigi Vanvitelli. Nell'arco di un trentennio vennero costruiti il Palazzo Reale, ispirato alla reggia di Versailles, con il celebre scalone d'onore, e lo splendido parco, che si estende per tre chilometri. I principali monumenti di Caserta Vecchia, caratteristico borgo medievale, sono la Cattedrale, consacrata nel 1153, sintesi di diversi elementi stilistici, i resti del castello del IX secolo e la chiesa gotica dell'Annunziata (XIV secolo). A circa 12 km dalla città sorge la basilica di Sant'Angelo in Formis, dell'XI secolo, con notevoli affreschi di scuola locale.
La Reggia di Caserta
Per volere di Carlo III di Borbone, l'insigne architetto ed artista Luigi Vanvitelli diede inizio, intorno all'anno 1751, al progetto del grandioso Palazzo Reale di Caserta. Tutti i lavori del grandioso palazzo, durati vent'anni, furono
seguiti attentamente dallo stesso progettista che, data la mole dell'opera, si avvalse anche della collaborazione di Marcello Fronton, Francesco Collecini e del capo mastro Pietro Bernasconi. Alla morte di Vanvitelli, avvenuta nel marzo 1773, la costruzione era quasi terminata anche se molti dettagli rimasero incompiuti. Il figlio Carlo, non possedendo la caparbietà del padre, non riuscì a completare l'opera secondo i progetti del genitore. La Reggia venne terminata e risultò un complesso di 1200 stanze e 1790 finestre; la pianta del palazzo, 247 m. x 190 m., ha la forma rettangolare con un'area interna divisa in quattro cortili; il palazzo, alto 41 m., è formato da cinque piani. Accanto al portone centrale sono ben visibili i basamenti su cui dovevano poggiare, come da progetto, le statue della Giustizia, della Clemenza e della Pace, che però non furono mai eseguite. Una volta varcato l'ingresso, ciò che dà un'idea della preziosità architettonica ed artistica dell'edificio, è il magnifico scalone con i suoi leoni marmorei. La Sala del Trono si presenta ai nostri occhi in tutto il suo sfarzo. Qui il re riceveva gli ambasciatori e le delegazioni ufficiali; era la sala ove avevano luogo i balli di corte e quattordici lampadari di bronzo dorato con cristalli di Boemia, la illuminano in modo fantastico. Il trono è in legno dorato con molti intagli e sgabelli ricoperti di velluto rosso completano l'arredamento.
L'appartamento privato inizia con la stanza da letto di Francesco II, ed i mobili sono tutti in stile impero, al centro vi è un tavolo tondo con decori di bronzo, la scrivania fu la prima ad essere costruita con la serranda in legno avvolgibile. Segue una sala adibita a studio da cui inizia quello che fu chiamato l'appartamento di Gioacchino Murat. La camera da letto è tutta in stile Impero ed alle pareti vi sono quadri con soggetti sacri, le sedie con le iniziali sono ricamate in italiano e in francese, dal soffitto pendono due lampadari di Germania.
La cappella della Reggia ha una pianta rettangolare con la volta a botte che ricorda quella del Palazzo di Versailles, ma si differenzia negli archi sostituiti da Vanvitelli. Sull'altare si può ammirare una tela raffigurante l'Immacolata Concezione.
Il Teatro di Corte, progettato da Vanvitelli, fu portato a termine dal figlio Carlo; la forma è quella di un ferro di cavallo, è fornito di tre ingressi di cui il principale era riservato al Sovrano, due scale semicircolari danno la possibilità di accedere ai palchi ed alla platea. Le pitture che ornano l'interno sono tutte di ispirazione mitologiche con Apolli e le Muse. Il teatro fu sfarzosamente inaugurato da re Ferdinando IV nel carnevale del 1769.
Il Parco
Le fontane, e il suggestivo insieme delle cascate che scendono dalla collina retrostante la reggia, sono le opere architettoniche e scultoree che il visitatore si trova dinanzi entrando nel parco. Vi si può ammirare la grande vasca dei Delfini, alimentata dal Canalone, con getti d'acqua sgorganti dalla gola di tre colossali animali che poggiano sulla scogliera a semicerchio; la Fontana di Eolo, rimasta incompiuta e alimentata da un bacino diviso in sei vasche disposte ad altezze diverse; la Fontana di Cerere, dea delle messi rigogliose, la Zampilliera, scolpita in marmo di Carrara da Gaetano Salomone intorno al 1783, è composta da delfini, tritoni e nereidi; la Fontana di Venere, formata da dodici cascatelle che rompono la monotonia della Peschiera ed alleviano, con il lieve rumoreggiare, l'atmosfera drammatica che si sprigiona dal gruppo scultoreo di Venere e Adone; la Grande Cascata, precipita le sue acque alle spalle di uno stupendo gruppo scultoreo raffigurante Diana ed Atteone. Due gradinate portano alla Grotta da cui si può godere uno stupendo panorama. Dalla Grotta sgorga l'acqua dell'Acquedotto Carolino lunga 40 chilometri, superba opera di ingegneria idraulica ideata da Luigi Vanvitelli.
Le fontane furono inaugurate il 7 giugno del 1769 e l'intero complesso delle fontane e delle peschiere, può dare l'idea delle dimensioni del Parco che in quell'epoca suscitò l'invidia di molti regnanti. La regina Maria Carolina d'Austria, volle aggiungere anche un giardino "inglese" (25 ettari) e lo fece realizzare dal botanico Andrea Graefer; tale giardino diventò importante per le varietà delle piante e per la loro provenienza, gli angoli più suggestivi sono il "Bagno di Venere" e la "Fontana del Pastorello".
Percorrendo i viali del Bosco Vecchio, si raggiunge una piccola fortezza detta la "Castelluccia", che fu fatta costruire per i giochi del piccolo principe. La costruzione ha il ponte levatoio e nell'interno vi sono sette ambienti provvisti di finestre con pareti ornate da bassorilievi rappresentanti figure di imperatori romani.