La
Basilicata
si affaccia sul mar Ionio a sud-est e sul mar Tirreno a sud-ovest, e confina con la
Campania a ovest, la
Puglia a nord e a est e con la
Calabria a sud. Il capoluogo della
regione è
Potenza e che, con
Matera, costituiscono le uniche due province. Ha confini
quasi ovunque convenzionali, che variarono sovente nel corso dei secoli; quelli segnati
dalla morfologia in modo più significativo sono, con la Puglia, i fiumi Ofanto e Bradano
e su alcuni massicci dell'Appennino lucano, tra cui il Pollino, con la Calabria.
A ovest una
fascia formata dai rilievi dell'Appennino lucano, a est un'area di colline che
essenzialmente forma la provincia di Matera e che man mano digrada verso lo Ionio, lungo
il quale si stende l'unica vera pianura della regione. L'Appennino lucano inizia in
Campania, alla Sella di Conza (700 m.), e termina in Calabria, al passo dello Scalone (740
m.). È formato da vari massicci isolati, tra cui quelli del Cilento, che sottolineano in
modo ulteriore la scarsa unitarietà su cui poggia la regione dal punto di vista del
territorio. L'Appennino lucano s'innalza di quota col procedere verso sud; tuttavia le
elevazioni medie si mantengono sempre tra i 1200 e i 2000 m.. Alle forme arrotondate dalle
colate laviche del monte Vulture, un antico vulcano spento situato al confine
settentrionale con la Campania e che tocca i 1327m., l'Appennino contrappone altrove
aspetti aspri e dirupati, in particolare nel gruppo del Sirino (monte del Papa 2005 m.),
con creste e guglie che richiamano i paesaggi alpini; all'estremo sud culmina con il
massiccio del Pollino, complesso montuoso dell'Appennino meridionale, diviso con la
Calabria.
Mentre la breve
costa di 15 km. lungo il mar Tirreno è alta e rocciosa, i 35 km. di litorale sul mar
Ionio sono pianeggianti; alle loro spalle si estende l'unica pianura lucana con una
larghezza media di 30 km. Essa è solcata dai corsi d'acqua della regione, che scendono
dall'Appennino e che l'hanno costruita nei millenni, depositando i loro detriti trascinati
a valle durante le piene. Le dune litoranee tendono tuttavia a ostacolare gli sbocchi
fluviali e quindi a generare impaludamenti. Ma la piana ionica di Metaponto, dal nome di
una fiorente colonia fondata dai greci nell'VIII secolo a.C., un tempo paludosa e
malarica, è stata bonificata e intensamente coltivata, proponendosi come la parte più
ricca e produttiva della regione.
L'idrografia
della Basilicata è abbastanza sviluppata, specie se la si confronta con quella della
vicina Puglia. Parte delle acque raccolte dal territorio attorno al vulcano Vulture
tributa all'Ofanto, che però, con i suoi 134 km., corre al confine della regione,
entrando poi in Puglia e sfocia poi nel mare Adriatico. Tutti i più rilevanti corsi
d'acqua scendono al mar Ionio; i più importanti sono il Bradano (116 km.) e il Basento
(149 km.), che raggiungono entrambi il mare nei pressi dell'antica città di Metaponto;
gli altri sono l'Agri (136 km.) e il Sinni (101 km.). I vantaggi offerti dalla relativa
lunghezza dei fiumi lucani sono sminuiti dagli effetti negativi delle portate fortemente
variabili che, alle piene fortissime durante le quali provocano alluvioni e sovraccaricano
di detriti i loro greti ampi e ghiaiosi, alternano prolungate magre estive.
Territorio
naturale protetto è il Parco Nazionale del Pollino, condiviso con la Calabria; si ricorda
poi il Parco Naturale delle Piccole Dolomiti Lucane, un complesso molto pittoresco situato
nell'alta valle del Basento.
I boschi
coprono circa il 20% della superficie regionale, ma la vegetazione naturale è ovunque in
uno stato di degradazione. La macchia mediterranea e i pascoli sono impoveriti e intaccati
dalle erosioni. Impianti di pini fissano oggi in parte le dune litoranee dello Ionio. Di
particolare interesse è tuttavia la zona del Pollino, in cui, man mano che aumenta
l'altitudine, si può ammirare un succedersi molto vario e ben preciso di associazioni
vegetali. Così ai cerri, agli aceri, ai carpini del piano submontano seguono, a
cominciare dai 1300 m. di quota, i faggi anche mescolati ad abeti bianchi; la fascia dei
faggi raggiunge in pratica la sommità del massiccio, dove si insedia il maestoso pino
laricio, caratteristica specie locale. Anche la fauna è molto impoverita; si hanno ancora
pochi esemplari di lupi, cinghiali, lepri e volpi e, tra gli uccelli, alcuni sparvieri e
falchi.
Vi sono luoghi di interesse paesaggistico che, con un piano articolato, potrebbero fare
decollare le attività legate al turismo.
Prevale
nettamente la cerealicoltura estensiva di grano duro e non mancano neppure le coltivazioni
di legnose (olivi, vite, agrumi ecc.). Tra i
vini
D.O.C. si ricorda
l'Aglianico del Vùlture.
La regione
presenta un forte interesse per le ricerche dei paletnologi sin da quando è stato
rinvenuto il giacimento di Venosa, databile al Paleolitico inferiore, uno dei più
importanti ritrovamenti avvenuti in Italia. Altrettanto significativi sono i giacimenti
preistorici della zona di Matera. Nell'età del Bronzo la Basilicata partecipò della
cultura protoappenninica, diffusa dalla Puglia alla Campania. Nell'età del Ferro giunsero
nuove popolazioni che provenivano dall'Anatolia: tra il 1300 e il 1200 a.C. a sud
dell'Ofanto si stanziarono i lyki, che diedero alla regione il nome di Lucania, ossia
"terra dei lyki". A partire dall'VIII secolo a.C. sulle coste sorsero le prime
colonie greche: Metaponto, Heraclea, Siris sullo Ionio; Posidonia, Elea, Laos sul Tirreno.
Queste città subirono l'espansione dei lucani, discendenti dei lyki, divenuti una grande
potenza militare, al punto da intervenire nelle guerre sannitiche, prima come alleati poi
come nemici di Roma. Al passaggio di Annibale, sulla fine del III secolo a.C., i lucani
entrarono nuovamente in conflitto con i romani, subendo la violenta reazione dei
vincitori, che rasero al suolo le città ribelli e ridussero in schiavitù i cittadini.
Sotto la dominazione romana si diffuse la struttura del latifondo e la regione divenne
relativamente marginale rispetto ad altre aree dell'impero.
Alla caduta
dell'impero romano, le invasioni dei visigoti e degli ostrogoti e le incursioni dei
saraceni devastarono la regione, che si riprese solo sotto la dominazione dei normanni.
Melfi, divenuta capitale dello stato normanno, ospitò nel 1089 il concilio nel corso del
quale papa Urbano II bandì la prima crociata. L'antica denominazione di Lucania cadde in
disuso nell'età normanno-sveva (XII-XIII sec.), allorché la nuova divisione
amministrativa assunse il nome di Basilicata, riferito al territorio sotto giurisdizione
del vescovo della basilica di Acerenza. Ancora a Melfi, nel 1231, l'imperatore Federico II
emanò le famose Costituzioni del Regno di Sicilia, documento fondamentale per
l'affermazione dei poteri imperiali in Italia.