Artisti Italiani

 

Allegri Antonio (Correggio 1489 - 1534).

Meglio conosciuto come Correggio, il quale fu tra i più grandi protagonisti della pittura italiana del Rinascimento.

Compì il suo apprendistato artistico a Mantova presso uno zio pittore, studiando nel frattempo le opere di AndreaCorreggio-Natività-Brera.jpg (67280 byte) Mantegna, Leonardo da Vinci e Giorgione in diverse città del Nord Italia. Decisivo fu il viaggio a Roma, il quale gli permise di avvicinarsi all'opera di Raffaello. Al ritorno dalla capitale dipinse, nel 1519 a Parma, gli affreschi della "Camera della Badessa", combinando la morbidezza delle linee e i sapienti accostamenti dei colori con il rigore e la complessità della composizione. Sempre a Parma, dal 1520 al 1524, Correggio lavorò agli affreschi della cupola della chiesa di San Giovanni Evangelista dove gli effetti di luce e la disposizione delle figure suggeriscono uno sfondamento della proiezione del prospetto. Il rapporto della profondità spaziale e del movimento raggiungono l'apice nella "Assunzione della Vergine" (1526-1530) della cupola del Duomo di Parma.

Negli ultimi anni, stabilitosi di nuovo a Correggio, dipinse opere straordinarie come: la "Madonna di San Gerolamo" (1527, Galleria Nazionale - Parma) e la "Adorazione dei pastori" (1530, Gemäldegalerie - Dresda), una scena notturna che è un raffinato esercizio di chiaroscuro e la serie di quadri, con scene mitologiche di raffinato erotismo, commissionati dal duca di Mantova come dono per Carlo V: "Giove e Io" (1532, Kunsthistorisches Museum - Vienna) e "Giove e Antiope" (1532, Louvre - Parigi).

 

 

Amati - Famiglia di celebri liutai di Cremona.

Andrea Amati (1510–1578).

Fu il fondatore della scuola cremonese ed anche uno dei primi liutai a conferire una forma definita al violino.

Antonio (1540-1638)e Girolamo Amati (1561-1630).

Figli di Andrea, lavorarono insieme presso la bottega del padre e raffinarono lo stile costruttivo di quest'ultimo. Girolamo creò anche uno strumento di dimensioni maggiori, con una caratteristica apertura di risonanza sulla tavola armonica.

Nicolò Amati (1596-1684).

Figlio di Girolamo, divenne il più noto liutaio della famiglia. I suoi strumenti, di straordinaria raffinatezza, possiedono la tavola e il fondo maggiormente arcuati rispetto ai modelli precedenti, e sono costruiti con legname scelto e dalle venature regolari. I fori sulla tavola sono di delicata fattura, il riccio è ricamato con grazia e la vernice è trasparente ma al tempo stesso di un tono ricco e profondo. Il timbro di questi strumenti è dolce e leggero. Nicolò costruì i suoi violini seguendo solitamente uno schema che lo portava a elaborare strumenti di dimensioni non troppo grandi, anche se non mancano esempi di violini di dimensioni maggiori - "i grandi violini di Amati". Costruì anche un buon numero di eccellenti viole e violoncelli. Tra i suoi allievi vi furono i grandi liutai Antonio Stradivari e Andrea Guarneri.

Girolamo Francesco Amati (1649-1740).

Figlio di Nicolò, fu l'ultimo grande liutaio della famiglia.

 

 

Antonello da Messina (Messina 1430-1479).

Svolse probabilmente il suo noviziato a Napoli presso Colantonio e fu uno dei primi, in Italia, a dipingere ad olioVergine Annunziata.jpg (15515 byte) invece che a tempera. Nel 1456 era a Messina e a Venezia nel 1475 dove ottenne un finanziamento dalla Repubblica; fece altri viaggi, forse anche a Milano. Nel 1476 ritornò a Messina dove dipinse la sua ultima opera, la celebre "Vergine Annunziata" (1476 ca., Galleria Nazionale, Palazzo Abatellis Palermo), e vi rimase fino alla morte.

Tra i dipinti del periodo che soggiornò a Venezia, e in cui si avvertono influenze fiamminghe, si citano alcune opere: "Crocifissioni" (1475, Museo di Anversa; 1475 o 1477, National Gallery, Londra) e la Pala di "San Cassiano" (1475-76, Kunsthistorisches Museum, Vienna; l’influsso dell’opera di Piero della Francesca è invece rintracciabile in dipinti successivi (le Annunziate, il Salvator Mundi), che rivelano una profonda conquista del senso dello spazio. Si ricordano, inoltre, il "Polittico di san Gregorio" (1473, Museo di Messina), "Ecce Homo" (1474, Metropolitan Museum of Art, New York), "Il condottiero" (1475, Louvre, Parigi) e " Madonna col Bambino" (National Gallery di Washington).

 

 

Baschenis Evaristo (Bergamo 1607-1677).

Pittore italiano, tra i massimi specialisti della natura morta. Scarsissime le notizie biografiche di questo pittore italiano e che fu tra i massimi specialisti della "natura morta". Fu un sacerdote che, fatta eccezione per l'unico viaggio a Venezia nel 1647, visse sempre a Bergamo. Coltivò amicizie con diversi pittori, quali il Borgognone e Eberhart Keilhau detto Monsù Bernardo. Conobbe probabilmente i precedenti lombardi della natura morta attraverso le opere di Fede Galizia, Panfilo Nuvolone e Ambrogio Figino; studiò i dipinti nordeuropei e forse la pittura del Caravaggio. Caratteristiche principali delle sue tele sono lo straordinario realismo, e la sottile simbologia che rinvia alla vanità delle cose e alla morte. Predilesse nelle sue nature morte strumenti musicali e interni di cucina. L'arte di Prete Evaristo o, come fu talvolta soprannominato, Prevarisco si espresse, dapprima, attraverso schemi compositivi semplici e austere cromie, poi, nella fase "barocca" (1660-1670), in composizioni più complesse per le quali utilizzò colori lucenti. Il Trittico Agliardi (Bergamo, collezione privata) è considerato suo capolavoro, che comprende una Natura morta di strumenti e due doppi ritratti di suonatori, dei quali uno è un suo autoritratto alla spinetta. Sue opere sono visibili a Milano, Brera; Bruxelles, Musées Royaux des Beaux Arts; Bergamo, Accademia Carrara. Tra suoi imitatori ebbe i fratelli Bettera.

 

 

Bellini Jacopo (Venezia 1396 - 1470).

Pittore e capostipite di artisti che comprende i figli Gentile e Giovanni Bellini e il genero Andrea Mantegna. Fu allievo di Gentile da Fabriano, celebre rappresentante dello stile gotico internazionale, e probabilmente lo seguì a Firenze negli anni Venti. Nel 1441 era alla corte di Ferrara, dove ebbe la meglio sul Pisanello nella gara bandita per l'esecuzione del ritratto del duca Lionello. Fu attivo soprattutto a Venezia, dove realizzò molti dipinti importanti per chiese e confraternite religiose e per lo stato veneziano.
Di Jacopo Bellini, tuttavia, rimane soltanto qualche opera minore. Alcune, come la "Madonna col bambino" e "Lionello d'Este" (Louvre - Parigi), e "l'Annunciazione" (Sant'Alessandro - Brescia, di dubbia attribuzione), sono ancora strettamente legate alla tradizione gotica.
Più innovativi sono i disegni conservati in due libri (Louvre - Parigi; British Museum - Londra), in cui, il nuovo interesse rinascimentale per la prospettiva e l'osservazione realistica, si combina con una vena di fantasia narrativa e architettonica di grande effetto, facendo di Jacopo un precursore del Rinascimento nell'Italia settentrionale.

 

 

Benedetto Marcello

Compositore italiano. Di nobile famiglia nacque a Venezia nel 1686, effettuò gli studi musicali con Antonio Lotti e Francesco Gasperini, proseguendo contemporaneamente in quelli letterari e giuridici. Seguendo la tradizione di famiglia, rivestì varie cariche pubbliche: fu magistrato nel tribunale veneziano della Quarantia, provveditore della Repubblica Veneta a Pola e camerlengo dogale a Brescia. La sua produzione musicale (circa 250) comprende numerose cantate, lavori teatrali, oratori, concerti e sonate; la sua fama di musicista è legata tuttavia all'"Estro" poetico-armonico (1724-1726), una raccolta di salmi (i primi cinquanta) sul testo biblico, liberamente tradotto da G.A. Giustiniani.
Nelle opere letterarie, a cui si dedicò attivamente (fece parte dell'accademia dell'Arcadia con il nome di Driante Sacreo), emerge una vena satirica talvolta anche aspra, come nel pamphlet "Teatro alla moda" (1720), violento attacco contro le degenerazioni del mondo del melodramma. Morì a Brescia nel 1739.

 

 

Bergognone (Fossano, Cuneo 1451 ca. - Milano 1523 ca.).

Soprannome di Ambrogio da Fossano. La sua arte aveva profonde radici nella cultura lombarda. Probabilmente fus.giacomo-a.bergognone.jpg (12409 byte) allievo di Foppa e firmò, come prima opera, la "Crocifissione" (1490, Certosa di Pavia), eseguita per i monaci certosini. Tra le opere successive: la grande pala con la Madonna e santi (1490 ca., Chiesa Collegiata, Arona), un quadro di piccole dimensioni della "Madonna del latte" (Accademia Carrara, Bergamo); tali opere esprimevano l'armonia totale che caratterizzò tutta la sua produzione. Nella prima pala le figure e la composizione sono ancora rigide, ma l'attenzione alla luce è già determinante anche in particolari decorativi come il tappeto, disegnato con minuzia fiamminga. "La Madonna del latte", invece, che per precisione e raffinatezza fa pensare a Leonardo, è completata da un magnifico scorcio di un tipico paesaggio lombardo. Dopo essere stato a Lodi, il Bergognone dipinse il "Cristo portacroce" (1501, National Gallery, Londra) e "l'Incoronazione della Vergine" (1508 ca., San Simpliciano, Milano). Fu questo il periodo in cui il suo stile divenne ancora più descrittivo e vivace, ricco di particolari narrativi. La sua ultima opera documentata fu la "Assunzione della Vergine" (1522, Pinacoteca di Brera, Milano).

 

 

Bigordi

Meglio conosciuti come Ghirlandaio. Famiglia fiorentina di pittori, il cui capostipite fu Tommaso Bigordi, famoso orafo del XV secolo per la squisita fattura dei suoi monili d'argento a forma di "ghirlande", destinati alle acconciature femminili. Oltre ai due esponenti più importanti della famiglia, Domenico e suo figlio Ridolfo, furono pittori anche Davide (Firenze 1452-1525) e Benedetto (Firenze 1459-1497), fratelli e collaboratori di Domenico.

Domenico Ghirlandaio (Firenze 1449-1494).

Fu allievo del pittore Alessio Baldovinetti ma che, nella sua formazione artistica e nel primo periodo dell’attività, risentì lo stile dei grandi maestri del XV secolo: Giotto, Masaccio, Andrea del Castagno e Domenico Veneziano. Se si eccettua il periodo trascorso a Roma, dove lavorò per papa Sisto IV nella Cappella Sistina, Domenico visse sempre a Firenze (chiesa S. Trinità, affreschi con Storie di S. Francesco e la pala con l’Adorazione dei pastori, 1483-1486), divenendo uno dei più importanti maestri della scuola fiorentina. Attento in seguito alle formule del Verrocchio e a quelle del primo Leonardo, si avvicinò anche alla cultura fiamminga (Vecchio e nipote, Parigi, Louvre; Cenacolo, 1480, Firenze, chiesa di Ognissanti). Il realismo e la perfezione del tratto che caratterizzavano le sue opere ne fecero un artista molto richiesto, e diversi esponenti della borghesia cittadina divennero suoi mecenati. Eseguì affreschi e dipinti di soggetto religioso, introducendo spesso nella composizione scene di vita fiorentina e ritratti di personaggi contemporanei.
Si distinse particolarmente per gli affreschi, tra i quali ricordiamo "La vocazione di san Pietro e di Sant’Andrea"Adorazione dei pastori-D.Ghirlandaio.jpg (33872 byte) (1481-82, Cappella Sistina, Città del Vaticano); "le Storie di san Francesco" (1485, cappella Sassetti in Santa Trinità, Firenze), considerato il suo capolavoro; "le Storie della Vergine e del Battista" (1485-1490, coro della chiesa di Santa Maria Novella, Firenze), alle quali collaborò il fratello Davide. Dipinse inoltre pregevoli pale d'altare, quali "l'Adorazione dei pastori" (1485, Santa Trinità) e "Madonna in gloria e santi" (1490 ca., Alte Pinakothek, Monaco). Degli ultimi anni sono alcune opere di cavalletto come l’Adorazione dei Magi e il "Vecchio e nipote" (1480, Louvre, Parigi), alcuni ritratti femminili (Giovanna Tornabuoni, Madrid, collezione Thyssen-Bornemisza), "la Visitazione" (1491, Parigi, Louvre). Tra gli allievi di Domenico Ghirlandaio figura l'artista più celebre del Rinascimento italiano, Michelangelo.

Ridolfo Ghirlandaio (Firenze 1483-1561).

Figlio di Domenico, si formò presso il pittore fiorentino Piero di Cosimo e maturò un suo stile personale studiando i capolavori di Leonardo da Vinci e Raffaello. La Madonna in trono tra san Francesco e Maria Maddalena (1503, Accademia, Firenze) e i Fatti miracolosi di san Zanobi (1517, Uffizi, Firenze) sono tra le sue opere più conosciute.

 

 

Bonvicino Alessandro (Brescia 1490 - 1554).

Pittore italiano soprannominato Moretto da Brescia. Collegò la tradizione naturalistica bresciana all'esperienzaPresepe-Moretto da Brescia.jpg (18111 byte) pittorica veneta. Già nelle sue opere giovanili rivelò uno stile vivace, attento alle radici lombarde ma spinto verso una maggiore intensità espressiva. Tratti caratteristici della pittura veneta fanno pensare a un possibile viaggio del Moretto a Padova, in compagnia di Romanino, avvenuto attorno al 1513, con il quale dipinse poi la Cappella del Sacramento nella chiesa di San Giovanni Evangelista a Brescia nel 1521. Divenuto pittore molto noto e ricercato nella città natale, il Moretto ricevette l'incarico di eseguire "l'Assunta" (1525 ca.) per l'altare maggiore del Duomo Vecchio.
Il suo stile, pur tenendo conto delle tranquille atmosfere di Vincenzo Foppa, non rinuncia alla ricerca cromatica di Giorgione, Tiziano, Lorenzo Lotto, Savoldo. È nella ricerca dell'armonia compositiva che il Moretto sviluppò la sua arte espressiva, divenendo punto di riferimento per artisti come Giovan Battista Moroni e in seguito per lo stesso Caravaggio. Tra le sue opere si ricordano: il "Ritratto di gentiluomo" (1526, National Gallery, Londra); alla Pinacoteca Tosio Martinengo di Brescia "Lo stendardo delle Santissime Croci" (1520), la "Pala Rovelli" eseguita nel 1539 per la chiesa di Santa Maria dei Miracoli di Brescia e il "Cristo e l'Angelo".

 

 

Bramante (Monte Asdrualdo, Urbino 1444 - Roma 1514).

Pseudonimo di Donato di Pascuccio d'Antonio, architetto italiano, considerato, insieme a Michelangelo e aCristo flagellato-Bramante.jpg (16354 byte) Raffaello, una delle maggiori personalità artistiche del Rinascimento italiano. Coniugando gli ideali formali dell'antichità classica con quelli dell'arte cristiana, attinse a una grandiosità scultorea ed espressiva che aprì la strada al più elaborato stile barocco del secolo seguente.
Bramante compì la sua formazione artistica come pittore; i primi lavori di cui si abbia notizia sono degli affreschi con immagini di filosofi, che eseguì nel 1477 nel Palazzo del Podestà di Bergamo. Tra le altre opere eseguite da Bramante possiamo ammirare l'abside di Santa Maria delle Grazie (Milano, 1492-1495 ca.) e il tempietto di San Pietro in Montorio (1502). I due progetti più importanti del Bramante, che segnarono gli anni di maggiore creatività, furono quelli (non compiuti) per la riedificazione della basilica di San Pietro e dei Palazzi Vaticani.

 

 

Bramantino (Milano 1465 - 1530).

Pseudonimo di Bartolomeo Suardi, pittore e architetto italiano fu allievo del Bramante, da cui trasse il soprannome. Attivo dal 1503 all’opera del duomo di Milano e per la famiglia Trivulzio, nel 1525 fu nominato da Francesco II architectum et pictorem nostrum, familiarem et curialem. Le scarse testimonianze cronologiche della sua operaCrocifissione-Bramantino.jpg (21119 byte) rendono difficile stabilire con precisione le tappe del suo percorso. Nel 1508 si recò a Roma, dove studiò i monumenti antichi e lavorò ad affreschi (perduti) nelle Stanze vaticane. con ogni probabilità poté ammirare "La scuola di Atene" di Raffaello, come si deduce dalla precisa struttura architettonica dei suoi dipinti. Tra le sue opere si ricordano "la Natività" e l'affresco della Pietà trasportato su tela (entrambe del 1490 ca., Pinacoteca Ambrosiana, Milano), "l'Adorazione dei Magi" (1510 - National Gallery, Londra), "la Crocifissione" (1520 - Pinacoteca di Brera, Milano). La sua pittura, influenzata in particolare dalla maniera di Mantegna e di Ercole de' Roberti, di forte effetto scenografico e dai toni drammatici. Per gli Sforza, il Bramantino svolse incarichi sia di ingegneria militare sia di architettura. L'unico suo edificio rimasto è la cappella di Gian Giacomo Trivulzio (1519 - San Nazzaro, Milano), a pianta centrale.

 

 

Carpinoni Domenico (Clusone 1566-1658).

La formazione di Domenico Carpinoni avvenne presso Palma il Giovane, in ambito veneto; nella sua pittura si rinvengono tracce di un’educazione pittorica che rimandano a Palma il Vecchio e al Pordenone. Il Carpinoni si mantenne aggiornato collezionando stampe italiane ed europee, dalle quali trasse stimoli per la propria produzione, sempre ampia di riferimenti e accostamenti a molteplici fonti.
La composizione delle pale del Carpinoni conserva il modello cinquecentesco: in esse l’area superiore sacra, riservata a Madonna e santi, è più strettamente legata al soggetto, mentre nella metà inferiore si collocano altri santi, che con gesti e sguardi evidenziano la funzione d’intercessione tra il fedele e la divinità.
In Val Cavallina le sue opere sono distribuite soprattutto nei paesi prossimi al lavoro: Bianzano, Spinone, Monasterolo, Endine, Mologno. Nella parrocchiale di Bianzano si trova la grande pala di san Rocco, dove paesaggio e colore, elementi fondamentali della pittura veneta, hanno netta preminenza. Una pala con i santi Rocco, Antonio abate ed Alessandro, presente nella parrocchiale di Mologno ed attribuita al quarto decennio del Seicento, è ora custodito in S. Lorenzo vecchio.

 

 

Civerchio Vincenzo

Nato a Crema nel 1470 ca. - Pittore e scultore, lavorò a Brescia e a Crema dove morì nel 1544 ca.; tra le sue opere più importanti , il Polittico di san Nicola da Tolentino del 1495.

 

 

Delitio Andrea (sec. XV).Storie di Maria-A.Delitio.jpg (19749 byte)

Pittore molto attivo in Abruzzo. L’artista rivela una cultura tardogotica, che si accosta alle novità prospettiche rinascimentali. La sua opera più importante è la serie di affreschi dipinti nel coro del Duomo di Atri (1481 ca.).

 

 

Donizetti Gaetano (Bergamo 1797-1848).

Fu di umili origini questo grande compositore italiano. Iniziò a studiare musica a Bergamo nel 1806 grazie al personale interessamento e alle lezioni del compositore di origine tedesca Simone Mayr, che lo seguì fino al 1815, quando Donizetti poté entrare al Liceo filarmonico di Bologna. Dopo un tirocinio di compositore, in cui sono evidenti ancora i modelli classici di Christoph Gluck e di Wolfgang Amadeus Mozart, Donizetti si dedicò all'opera, influenzato da Gioacchino Rossini, riuscendo tuttavia a dare un'impronta personale alla propria scrittura musicale.
Il suo debutto teatrale fu favorito dall'incontro con un amico d'infanzia, Bartolomeo Merelli, che scrisse per lui il libretto dell'"Enrico di Borgogna" (1818). Il successo giunse con "Anna Bolena" (1830), sua trentatreesima opera, nella quale si rivela pienamente la vena melodica di Donizetti e la sua capacità di aderire musicalmente allo svolgimento dell'azione scenica. Tra le altre opere ricordiamo: "L’Elisir d'amore" (1832), "Lucia di Lammermoor" (1835), ispirata al romanzo di Walter Scott - La sposa di Lammermoor, "Linda di Chamonix" (1842), "La figlia del reggimento" (1840), "La favorita" (1840), "Don Pasquale" (1843) e "Caterina Cornaro" (1844). Oltre alla produzione teatrale (più di 70 opere), Donizetti compose anche cantate profane con accompagnamento d'orchestra o di pianoforte, brani sinfonici e cameristici e numerose liriche per una o più voci e pianoforte. Sicuro e rapidissimo nel comporre, riuscì sempre a soddisfare le richieste del pubblico e degli impresari, quasi che l'assillo delle scadenze entro cui doveva consegnare la sua musica agisse da stimolo per la sua creatività. Colpito da una paralisi cerebrale nell'estate del 1845, morì tre anni dopo nella sua città natale.

 

 

Fantoni

Famiglia di scultori e intagliatori italiani, che operarono nel bergamasco dal XV al XIX secolo. Tra di essi il più famoso è Andrea (1659-1734), autore fra l’altro, del pulpito di S. Martino ad Alzano Lombardo (Bergamo).

 

 

Foppa Vincenzo (Brescia 1427 - 1516).

Personalità determinante per la pittura lombarda del Quattrocento. Rappresentante del Rinascimento lombardo, compì il suo apprendistato alla scuola di Andrea Mantegna a Padova, in un ambiente che risentiva fortemente della pittura veneta e in particolare dell'opera di Giovanni Bellini.
La sua formazione artistica si arricchì, inoltre, durante ripetuti soggiorni in Liguria, a Genova, dove l'artista entrò inIl miracolo della nube-V.Foppa.jpg (80149 byte) contatto con l'arte fiamminga e franco-provenzale. Attivo a Brescia, Bergamo e Pavia, Foppa ottenne a Milano la sua commissione più importante: la decorazione a fresco della cappella Portinari, costruita da Michelozzo nella chiesa di Sant'Eustorgio, cui lavorò fino al 1468. L'insieme degli affreschi, oggi in cattivo stato di conservazione, comprende: "l'Assunzione", "l'Annunciazione", "Angeli" e "otto Apostoli". Altre opere sono la "Madonna col Bambino" (Milano, Museo Poldi Pezzoli), "Pala Fornari" (1489, Savona, Pinacoteca) e il "Polittico Della Rovere" (1490, Savona, S. Maria di Castello).

 

 

Francia (Bologna 1450 ca. - 1517).

Soprannome di Francesco Raibolini, pittore e orafo italiano. Fu uno dei maggiori protagonisti della scena artistica bolognese alla fine del XV secolo. Intrapresa inizialmente la carriera di orafo, si diede alla pittura a partire dal 1485 circa (Crocifissione, Gallerie Comunali, Bologna); dipinti che risentono dell’attività bolognese di Ercole de’ Roberti eCrocifissione-F.Francia.jpg (18731 byte) di Lorenzo Costa. Senza mai muoversi da Bologna, seppe recepire tendenze artistiche contemporanee locali e italiane - ad esempio, lo stile dei ferraresi Ercole de' Roberti e Lorenzo Costa - e rielaborarle a suo modo. Controllato e gradevole, il suo stile si rivelò particolarmente adatto alla realizzazione di toccanti scene di devozione, simili a quelle, contemporanee, del Perugino. Dipinse le sue cose migliori nel decennio 1490-1500: la Pala Felicini (1490) e la Natività, entrambe nella Pinacoteca di Bologna; la pala ("Madonna con Bambino e santi" e "Adorazione del Bambino", 1499) per la Cappella Bentivoglio in San Giacomo Maggiore a Bologna. Eseguì inoltre il conio per le monete di Giulio II a Bologna. Malgrado gli fossero affidate ancora importanti commissioni, dopo il 1510 allentò i ritmi della sua produzione artistica, appoggiandosi ai figli Giacomo e Giulio che, dopo la morte, ne ereditarono la ben avviata bottega.

 

 

Gerolamo Romani o Girolamo da Romano (Brescia 1484 - 1562).

Meglio conosciuto con il soprannome di Romanino. Importante esponente della pittura bresciana del Cinquecento cui attribuì un gusto molto personale, di impronta veneta e d'ispirazione nordica. Formatosi tra Brescia e Milano, si avvicinò da un lato a Giorgione, Tiziano e all'arte incisiva e naturalistica di Albrecht Dürer, dall'altro seguì le orme del Bramante,Pala di S.Giustina-G.Romamino.jpg (30170 byte) soprattutto per quanto riguarda la ricerca prospettica. Nel 1513 si recò a Padova, dai benedettini del monastero di Santa Giustina, per dipingere due ante d'organo (andate perdute), una pala d'altare e un Cenacolo, entrambi al Museo civico di Padova.
Qualche anno dopo si trovò a Cremona, ad affrescare il Duomo con quattro "Storie della Passione di Cristo" (1519-20). L'incarico gli venne tolto improvvisamente e dato al Pordenone, i cui riferimenti a Michelangelo parvero ai committenti più attuali e innovativi. Dopo un periodo di crisi, il linguaggio del Romanino, sempre più attratto dai nordici, divenne eccentrico: aumentarono i giochi di chiaroscuro, le figure assunsero un'espressività più marcata, le pennellate si fecero più rapide. La sua abilità nel mantenere una composizione equilibrata e precisa si manifestò in particolare nel polittico della "Natività" (1525, National Gallery - Londra) e nella successiva "Incoronazione della Vergine e Santi" (Pinacoteca Tosio Martinengo - Brescia).

 

 

Ghislandi Vittore (Bergamo 1655-1747).

Fra' Galgario era il soprannome di questo pittore italiano e figlio del pittore Domenico. Fu tra i più significativi ritrattisti del Settecento europeo. Fu frate laico al convento di Galgario e ricevette gran parte della formazione artistica a Venezia, presso il famoso ritrattista Sebastiano Bombelli e di cui presto divenne uno scomodo rivale. Tornato al convento, mise in pratica ciò che aveva imparato, ma i suoi ritratti erano ancora in sintonia con la tradizione lombarda. Il gusto per gli effetti cromatici e il bisogno di aderire sempre più al vero, lo portarono a inventare nuove tecniche e, per renderli ancora più vivi, a dipingere gli incarnati direttamente con le dita,. Nella sua galleria di ritratti si possono ammirare "il Conte Secco Suardo" (Accademia Carrara, Bergamo), "il Gentiluomo" (Museo Poldi Pezzoli, Milano) e, del 1710, "Giovanni Battista Vailetti" (Gallerie dell'Accademia, Venezia).

 

 

Jacopo da Ponte (Bassano del Grappa - Vicenza 1510-1592).

Soprannominato Bassano Jacopo. figlio di Francesco il Vecchio, collaborò con lui ("Compianto sul Cristo morto", Bassano, Museo civico) e frequentò in seguito la bottega di Bonifacio Veronese a Venezia ("Susanna", "l’Adultera", i "Tre giovani nella fornace", 1534-36, Bassano, Museo civico). Noto soprattutto per ritratti e scene bibliche eRiposo durante la fuga in Egitto-J.Bassano.jpg (45993 byte) mitologiche. Le opere giovanili, d'impronta manierista, sono caratterizzate da figure slanciate e colori brillanti. Sono di questo periodo, che si può definire sperimentale, quadri come "La Decollazione del Battista" (Museo di Belle Arti - Copenaghen), "Disputa al tempio" (Oxford) e del 1545, il "Riposo durante la fuga in Egitto" (Pinacoteca Ambrosiana, Milano). Influenzata dal linguaggio di Tintoretto, il disegno è sempre più simile al segno grafico, e il chiaroscuro accentuato. Le opere successive, ormai mature dell'esperienza manierista, divennero più liriche e i racconti delle parabole e delle storie bibliche si arricchirono, oltre che di particolari legati alla quotidianità, di visioni fantastiche. Dai toni cupi e intensi, che colpiranno El Greco, è invece la "Crocifissione" (1562, Museo Civico - Treviso).
Nell’ultimo periodo nella bottega di Jacopo si elaborò una serie di tipi figurativi (animali, nature morte, pose della figura umana) che costituiranno l’antecedente diretto della pittura veneta di genere del Seicento.
I suoi figli Francesco (Bassano 1549 - Venezia 1592), Gerolamo (Bassano 1566 - Venezia 1621), Giovanni Battista (Bassano 1553-1613) e Leandro (Bassano 1557 - Venezia 1622) furono pittori di genere; tra loro soltanto Francesco e Leandro acquisirono una certa fama.

 

 

Juvara Filippo (Messina 1678 - Madrid 1736)

Avviato dal padre orafo alle arti del disegno fu il più importante architetto e scenografo del tardo periodo barocco. Tentò le sue prime prove a Messina, dove, nel 1701, creò e incise in 8 tavole gli apparati per le feste dell’incoronazione di Filippo V.  Si trasferì a Roma nel 1703, ed ebbe come maestro Carlo Fontana. Dal 1708 operò come scenografo al servizio della regina Maria Casimira di Polonia in palazzo Zuccari, costruì quello per il cardinale Ottoboni alla Cancelleria e rimodernò il Capranica. Nel 1714, dopo un breve soggiorno a Lucca e a Firenze, raggiunse Vittorio Amedeo II di Savoia a Messina, dove lavorò al completamento del palazzo reale; seguì quindi il re in Piemonte dove fu molto attivo.
La sua permanenza in Piemonte fu interrotta soltanto da un breve soggiorno in Portogallo (1719-20). Tra le operePal. Madama-F.Juvara.jpg (27099 byte) eseguite per Vittorio Amedeo ricordiamo la basilica di Superga, Santa Cristina (1715-18), che riprende lo schema della chiesa romana di S. Marcello al Corso (Carlo Fontana) e la cappella di Venaria. Importanti e diversi gli interventi in palazzo Madama (1718, facciata, atrio e scalone), palazzo reale (scala delle forbici) e nei castelli reali di Rivoli e della Venaria, cui si affiancano la costruzione di palazzi gentilizi in Torino e i lavori nelle chiese di S. Filippo e del Carmine. L’ultima opera in Piemonte, la palazzina di caccia di Stupinigi, costituisce il vertice dell’attività di Juvara. Recatosi in Spagna nel 1735 per attendere ai lavori del nuovo Palazzo Reale di Madrid, Juvara eseguì il progetto per il palazzo della Granja presso Segovia, la cui facciata riprende i temi architettonici rintracciabili nel palazzo Madama di Torino.

 

Leonardo da Vinci (Vinci, Firenze 1452 - Castello di Cloux, Amboise 1519).

Pittore, scultore, architetto, ingegnere e scienziato italiano, fu uno dei massimi artefici del Rinascimento. Stabilitosi nel 1469 a Firenze, entrò come apprendista nella bottega del Verrocchio e qualche anno dopo (1472) si iscrisse come pittore indipendente alla Compagnia di San Luca, la corporazione dei pittori fiorentini. Nel celebre "Battesimo di Cristo" (1475-1478, Uffizi), attribuito al Verrocchio e al Botticelli, si riconosce la mano di Leonardo in alcuni rifacimenti del paesaggio e nell'angelo inginocchiato a sinistra.
Nel 1481 Leonardo iniziò a dipingere, ma non portò mai a termine, "l'Adorazione dei Magi" (Uffizi, Firenze). Altre opere sono: "la Madonna Benois" (1478 - Ermitage, San Pietroburgo), il "Ritratto di Ginevra Benci" (1474 - National Gallery, Washington), il "San Girolamo" (1481 - Pinacoteca Vaticana, Roma), "La Vergine delle rocce", della quale esistono due versioni (1483-1485 ca., Louvre, Parigi; 1506 ca. - 1508, National Gallery, Londra), "Monna Lisa" (1503-1506, Louvre), conosciuta col nome di Gioconda dal cognome del marito della donna ritratta, Francesco Bartolomeo del Giocondo, "Autoritratto da vecchio" (1510-1513, Biblioteca Nazionale, Torino).
Intorno al 1482, Leonardo entrò al servizio del duca di Milano, Ludovico il Moro, oltre che per dipingere e scolpire, prese parte come ingegnere alle campagne militari del duca. Inoltre, collaborò con il noto matematico Luca Pacioli al famoso trattato di estetica "De divina proportione" (1509). Dal 1495 al 1497 fu impegnato in un'opera di importanza capitale per la storia della pittura, "l'Ultima Cena" affrescata su una parete del refettorio del convento di Santa Maria delle Grazie a Milano. Nel 1502, in qualità di ingegnere militare, Leonardo entrò al servizio di Cesare Borgia, duca di Romagna e figlio del papa Alessandro VI. Nella primavera del 1503 tornò a Firenze, dove ricevette la commissione di un grande affresco, incompiuto, raffigurante la Battaglia di Anghiari per il Salone dei Cinquecento a Palazzo Vecchio.
Chiamato dal governatore francese Charles d'Amboise, tornò a Milano nel 1506 e fu nominato pittore di corte del re di Francia. Tra il 1514 e il 1516 Leonardo soggiornò a Roma, sotto la protezione del cardinale Giuliano de' Medici, e si dedicò soprattutto agli esperimenti scientifici. Dal 1516 visse in Francia al servizio del re Francesco I. I disegni, che sono parte integrante dell'opera di Leonardo, comprendono sia studi preparatori di dipinti sia studi scientifici. I temi trattati sono numerosissimi: architettura, idraulica, volo degli uccelli, anatomia, macchine, fortificazioni, ottica, geologia, meteorologia, aerodinamica. Anticipando numerose scoperte dell'era moderna, Leonardo studiò, nel campo dell'anatomia, la circolazione sanguigna e il movimento degli occhi, indagò profondamente i fenomeni meteorologici e geologici, studiò l'effetto della luna sulle maree, presagì alcune concezioni moderne riguardo alla formazione dei continenti e approfondì lo studio delle origini dei fossili. Fu anche uno degli iniziatori della scienza dell'idraulica e progettò un efficace sistema di canalizzazione dei fiumi;inventò molte macchine e attrezzi ingegnosi, tra i quali lo scafandro. Per tutta la vita studiò e analizzò il volo degli uccelli: le sue scoperte sul volo comprendono principi tuttora validi di aerodinamica.

 

 

Lippi Filippino (Prato 1457 - Firenze 1504).

Pittore italiano, figlio di Filippo, fu accanto al padre operoso agli affreschi del Duomo di Spoleto, aiutando dopo la sua morte fra’Diamante a terminarli (1469-70). Nel 1472 lavorò a Firenze col Botticelli. Portò a termine gli affreschi della cappella Brancacci in Santa Maria del Carmine a Firenze, lasciati incompiuti da Masolino da Panicale e Masaccio (1484-85), con alcuni episodi delle Storie di S. Pietro.
Tra le opere principali figurano l"Apparizione della Vergine a san Bernardo" (1486, Badia, Firenze); "Adorazione dei Magi" (1496, Uffizi, Firenze); affreschi della cappella "Strozzi" (Firenze, S. Maria Novella), con le Storie di san Giovanni Evangelista e san Filippo Neri.

 

 

Lotto Lorenzo (Venezia 1480 - Loreto nel 1556).

La sua opera, che comprende numerosi ritratti, costituisce un esempio originale e isolato all'interno dell'arte veneta del Cinquecento. Dipinse le sue prime tele a Treviso sotto l'influenza di Giovanni Bellini, e in un secondo momento, di quella di Antonello da Messina e Albrecht Dürer. Ma è l'ambiente romano che cambia in modo evidente il percorso stilistico dell'artista, come documentano le sue opere: "Deposizione" (1512 - Pinacoteca di Iesi) e "Trasfigurazione" (1513 - Pinacoteca di Recanati), dove si vede chiaramente il tratto dell'arte di Raffaello.
La sua stagione più intensa e felice si svolse tuttavia a Bergamo e paesi limitrofi, negli anni 1513-1525. È infatti in questo contesto che, a contatto con la tradizione lombarda, distante dalla linea del classicismo e volta a una rappresentazione antiaccademica e popolare, emergono i tratti più caratteristici della pittura di Lotto: la ricerca sui colori e sulla luce, e la resa psicologica dei personaggi.
Nell'ultimo periodo della sua vita Lotto dipinse alcune opere che rivelano per la scelta dei colori l'influenza di Tiziano (Assunzione con santi, chiesa di Mogliano, Fermo). Infine, povero e tormentato da dubbi e scrupoli religiosi, si ritirò nella Santa Casa di Loreto; qui realizzò dipinti a soggetto sacro generalmente considerati di minore interesse nella sua produzione, tra i quali vale tuttavia la pena ricordare "la Presentazione al tempio".

 

 

Luini Bernardino (1480 ca. - Milano 1532).

De Scapis, sembra sia questo il vero cognome di questo pittore, frutto di recenti studi sulla biografia, ma permangono molte incertezze e tra queste, il luogo di nascita. Il suo stile si rifà alla scuola lombarda ma fu fortemente influenzato dalla pittura di Leonardo da Vinci, che reinterpretò in chiave originale, più popolare e sentimentale. Le prime testimonianze della sua attività risalgono al 1507: di quell'anno sono l'affresco della chiesa di Santa Beata Vergine del Soccorso, a Geranzano, e la pala "Madonna col Bambino e due santi" conservata al Musée Jacquemart-André di Parigi. Sempre attorno al 1507 Luini fu probabilmente a Roma e a Firenze: ebbe quindi modo di conoscere l'opera di Raffaello, dalla quale trasse ispirazione coniugandone tuttavia alcuni elementi stilistici con moduli lombardi. Nel 1516 decorò la cappella del Sacramento (San Giorgio al Palazzo, Milano). Dopo il 1520 poté vedere alcuni disegni di Leonardo giunti in Italia dalla Francia, tra cui il cartone di Sant'Anna, di cui divenne proprietario. Risalgono al 1523 circa gli affreschi commissionatigli da Gerolamo Rabia: il "Mito di Cefalo e Procri" (National Gallery of Art, Collezione Kress, Washington), il "Mito di Europa" (Staatliche Museen, Berlino) e una serie di dipinti di contenuto religioso e profano.
Luini decorò inoltre le chiese di Santa Maria degli Angeli a Lugano (1529), San Maurizio al Monastero Maggiore di Milano (1530) e la cappella del Simulacro nel Santuario della Sacra Vergine dei Miracoli di Saronno (1532).

 

 

Manzoni Alessandro          Ritratto

Scrittore italiano, nacque a Milano nel 1785 e ivi morì nel 1873. Di nobile e ricca famiglia (il padre, Pietro, è conte, e la madre, Giulia, è figlia del marchese Cesare Beccaria) compie gli studi a Merate e a Lugano. Nel 1801 scrive il suo primo poemetto, Il Trionfo della Libertà. Nel 1805 si trasferisce a Parigi, presso la madre, che convive con Carlo Imbonati dopo essersi separata dal marito. Il Manzoni, che già da tempo ha abbandonato la religione cattolica, sposa nel 1808, con rito calvinista, Enrichetta Luigia Blondel, figlia di un banchiere ginevrino. Con la nascita della sua primogenita, Giulia, Enrichetta sceglie di convertirsi alla religione cattolica e grazie al fervore della moglie, il Manzoni torna al cattolicesimo e nel 1810 ricelebrano il matrimonio secondo il rito cattolico. Tra il 1812 e il 1823, egli compone gli Inni Sacri, Il Conte di Carmagnola, l'Adelchi, le odi Marzo 1821, composta in occasione dei moti piemontesi, e il Cinque Maggio, scritta alla notizia della morte di Napoleone. La sua opera più famosa, abbozzata inizialmente col titolo di Fermo e Lucia, è senza dubbio I Promessi Sposi, che fu dato alle stampe nel 1827 e che fu, dopo varie modifiche, ripubblicato tra il 1840 e il 1842.

 

  

Mazzola Francesco Maria detto il Parmigianino

Pittore manierista italiano, nacque a Parma nel 1503 e morì a Casalmaggiore - Cremona – nel 1540.
Appartenente a una famiglia di artisti, entrò in contatto con il Correggio mentre lavorava a Parma agli affreschi di San Giovanni Evangelista e del Duomo. Nelle opere di questo periodo, ad esempio nell'affresco della "Leggenda di Diana e Atteone" (1523, Fontanellato, Rocca dei Sanvitale), si distaccò dallo stile del maestro per la ricerca di una maggiore eleganza formale.
Verso il 1523 si recò a Roma, dove studiò l'opera di Raffaello e Michelangelo e frequentò l'ambiente di Rosso Fiorentino, Giulio Romano e Perin del Vaga.
Dopo il sacco di Roma del 1527 si rifugiò a Bologna, dove dipinse alcune delle opere più importanti, la "Santa Margherita" (1529 - Accademia, Bologna) e "la Madonna della rosa" (1531 - Gemäldegalerie, Dresda).
Tornato a Parma, dipinse "la Schiava Turca" (1530 - Pinacoteca, Parma) e la "Madonna dal collo lungo" (1535 - Galleria degli Uffizi, Firenze).
Gli ultimi anni furono tormentati dalle insistenze dei committenti affinché terminasse gli affreschi della chiesa di Santa Maria della Steccata, ma morì ad appena 37 anni. Tra gli artisti più originali del manierismo, il Parmigianino inaugurò la stagione del barocco. Grazie agli allievi Primaticcio e Nicolò dell'Abate, che lavorarono alle decorazioni della reggia di Fontainebleau, la sua influenza si estese anche alla pittura francese.

 

 

Merisi Michelangelo detto il  Caravaggio

Nato a Caravaggio nel 1573 e morto a Porto Ercole, Grosseto, nel 1610.
Dopo un breve apprendistato milanese, opera a Roma nello studio del Cavalier D'Arpino (Giuseppe Cesari, 1568-1640) che gli fa dipingere fiori e frutti. Tra le opere di quel periodo si ricordano "la Buona ventura" Louvre, "Martirio di San Matteo", "Ragazzo con canestro di frutta", Galleria Borghese - Roma e "Bacco", Uffizi - Firenze. Una sorta di angoscia febbrile segna le opere della maturità romana del Caravaggio e quelle dell'inizio del suo soggiorno a Napoli, da cui per il suo temperamento ombroso e violento, l'artista deve fuggire nel 1606 dopo aver ucciso un uomo in una rissa. Braccato, si rifugia a Malta e poi in Sicilia, dove dipinge opere di un lirismo trasfigurato come la "Ressurezzione di Lazzaro" - Messina. Egli porta anche una visione rivoluzionaria, opposta alle tendenze idealiste per una tensione profonda, un senso patetico dell'umano, "Adorazione dei pastori" - Messina. La sua opera fu grande e tanti pittori divennero "caravaggisti" come Gentileschi e Bartolomeo Manfredi, lo spagnolo Ribera, gli olandesi Terbrugghen e Gerard Van Honthorst, Zurbaran e Rembrandt.

 

Moroni Giovan Battista (Albino, Bergamo 1524 - 1578).

Allievo del Moretto, rinnovò il genere della ritrattistica. In piena epoca di concilio, Moroni fu chiamato a Trento dalla famiglia Madrusso, per la quale eseguì il Ritratto di Gian Ludovico (National Gallery, Washington) e di Gian Federico (Artistic Institute, Chicago). Al ritorno ad Albino, la sua attività s’intensificò e ricevette commissioni dalla zona di Brescia e di Bergamo, eseguì anche parecchie opere d'ispirazione religiosa, tra cui una "Deposizione di Cristo" (1566, Accademia Carrara, Bergamo). Nonostante la forte suggestione presente in alcuni dei dipinti sacri, sono i ritratti la vera novità stilistica del Moroni. Realismo, cura dei particolari e analisi introspettiva si accompagnano alla descrizione dell'ambiente. Dipinti con toni di colore freddo, i personaggi di Moroni rifiutano qualsiasi etichetta; l'artista intendeva soltanto rispecchiare fedelmente la realtà. Si ricordano, tra le altre opere, "Il sarto" (National Gallery, Londra), del 1557 "la Badessa Lucrezia Agliardi" (Metropolitan Museum of Art, New York), del 1560 "il Cavaliere in rosa" (collezione Moroni, Bergamo) e, del 1563, "Pietro Secco Suardo" (Uffizi, Firenze).

 

 

Palma il Giovane (Venezia 1544 - 1626).

Jacopo Negretti detto Palma il Giovane  pronipote del bergamasco Palma il Vecchio, si formò a Venezia in un clima caratterizzato dalla contrapposizione tra la scuola veneta e quella romano-fiorentina: la prima, dominata dalla personalità di Tiziano, attribuiva massima importanza e attenzione all’uso del colore, mentre la seconda, rappresentata in sommo grado da Raffaello e Michelangelo, riconosceva soprattutto l’importanza del disegno e della figura. Diventò il più attivo decoratore veneziano di fine XVI secolo.

 

 

Palma il Vecchio (Serina 1480 - Venezia 1528).

Pseudonimo di Jacopo Negretti, pittore italiano della scuola veneziana. Subisce l’influenza dei grandi artisti veneziani: Giorgione, Tiziano, Bellini. Utilizzando forme ampie e colori caldi e preziosi, dipinse numerose Sacre conversazioni, in cui gruppi di figure discorrono immersi in una calma celestiale. L'influenza del Bellini si riconosce, in particolare, nella "Sacra conversazione" di Rovigo (1512 - Pinacoteca dei Concordi), mentre forti sono le suggestioni del Tiziano nella "Vergine della Sacra conversazione" di Dresda (1520 - Gemäldegalerie) e in quella di Roma (Galleria Borghese), di incerta datazione. Tra le sue opere di ispirazione religiosa si ricordano il "Polittico di Santa Barbara" (1522, Santa Maria Formosa - Venezia) e il Trittico di Sant' Elena (Pinacoteca di Brera - Milano). L'apprendimento delle lezioni di Bellini, Sebastiano del Piombo, Tiziano e soprattutto Giorgione, è evidente nei ritratti, che eseguì fin dal primo periodo di attività, i più noti sono il "Ritratto di dama "(Museo Poldi-Pezzoli - Milano) e, soprattutto, "Le tre sorelle" (1525 - Gemäldegalerie, Dresda).

 

 

Pino Marco (Siena 1521 - Napoli 1583).
Fu il migliore allievo di Domenico Beccafumi, con cui collaborò dal 1537 al 1542 agli affreschi dell’abside del Duomo di Siena. Nella prima metà degli anni quaranta si trasferì a Roma dove frequentò Michelangelo e partecipò a tutte le più importanti imprese promosse da papa Paolo III Farnese, lavorando insieme a Perin del Vaga, Pellegrino Tibaldi, Daniele da Volterra in Castel Sant'Angelo, nei Palazzi Vaticani e in Palazzo Farnese. Fu attivo a Montecassino, a Napoli e in provincia; realizzò una serie di tavole per la nuova chiesa dei gesuiti tra cui la celeberrima Pala della Circoncisione.
Tra i suoi grandi capolavori presenti a Napoli ricordiamo "Adorazione dei Magi" nella chiesa dei Santi Severino e Sossio, il "San Michele Arcangelo" di Sant’Angelo a Nilo.

 

 

Previtali Andrea (Bergamo 1470 – 1528).

Detto anche il Cordeliaghi, fu seguace di G. Bellini e poi di V. Carpaccio e di L. Lotto. Dipinse ritratti e piccole pale d’altare, con incantevoli paesaggi.
La sua opera più nota è la "Madonna" (1502, Museo Civico di Padova).

 

 

Puccini Giacono (Lucca 1858 - Bruxelles 1924).

Compositore italiano. Nacque da una dinastia di musicisti attivi a Lucca, e dopo aver frequentato il ginnasio e l'Istituto musicale della sua città compose nel 1880, come brano da presentare al Conservatorio di Milano dove intendeva iscriversi, la Messa di Gloria. Terminati gli studi presso il Conservatorio (1880-1883), dove fu allievo di Amilcare Ponchielli, Puccini compose nel 1884 la sua prima opera, "Le Villi"; grazie a questa ottenne un contratto per una seconda opera, "Edgar" (1889), a seguito della quale strinse con l'editore musicale Ricordi un legame destinato a durare per tutta la vita. La terza opera, "Manon Lescaut" (1893), venne salutata come la creazione di un genio. La prima torinese della "Bohème" (1896), fu accolta freddamente dal pubblico nonostante fosse diretta da Arturo Toscanini. Nella ricerca musicale, Puccini proseguiva lungo la strada indicata dalle ultime opere di Giuseppe Verdi. Risultava evidente, peraltro, l'influsso di Richard Wagner nell'impiego di motivi ricorrenti.
Con "Tosca" (1900) Puccini esplorò il dramma verista, mentre in "Madama Butterfly" (1904), ambientata in Giappone, fece ritorno al personaggio della fanciulla innamorata e infelice. Fischiata alla Scala, l'opera trionfò a Brescia pochi mesi dopo. "La fanciulla del west" (1910), ambientata in America, cita melodie folcloristiche e imita i ritmi sincopati del ragtime. A queste opere seguì "Il Trittico", una trilogia di atti unici: "Il Tabarro", "Suor Angelica" e "Gianni Schicchi" (1918).
Puccini morì mentre stava lavorando alla "Turandot"; l'opera venne portata a termine da Franco Alfano e rappresentata per la prima volta nel 1926.

 

 

Robusti Jacopo (Venezia 1518-1594).

Era soprannominato Tintoretto in allusione alla professione del padre, tintore di panni di seta. Fu pittore manierista italiano ed uno dei principali artisti del secondo Cinquecento e la sua opera ispirò lo sviluppo dell'arte barocca. Studiò per breve tempo con Tiziano che ben presto, per la grande ostilità che peraltro durò tutta la vita, lo allontanò dalla sua bottega. A differenza di Tiziano, Tintoretto visse e lavorò esclusivamente a Venezia. Le opere della sua immensa produzione furono commissionate prevalentemente dalle confraternite religiose, dalla Repubblica di Venezia e dai suoi notabili.
Tra le sue opere: "Miracolo di San Marco" (1548, Accademia, Venezia), le tre tele dedicate alla vita di san Marco dipinte tra il 1562 e il 1566 per l'omonima Scuola Grande, l'Ultima Cena (1594), conservata nel presbiterio di San Giorgio Maggiore di Venezia e le tele con le quali decorò le pareti e i soffitti della Scuola Grande di San Rocco tra il 1564 e il 1587.
Il ciclo di San Rocco rappresenta la più grande impresa pittorica della carriera del Tintoretto, e una delle meraviglie della pittura rinascimentale.
Quasi altrettanto ricca è la serie di dipinti realizzati per Palazzo Ducale, culminante nell'immensa tela del "Paradiso" (1588-1590) dove, tuttavia, la felice ispirazione del maestro cede il passo agli interventi degli allievi.

 

 

Sanzio Raffaello (Urbino 1483 - Roma 1520).

Come pittore e architetto italiano, fu una delle figure centrali del Rinascimento. Figlio del pittore Giovanni Santi, esordì nella bottega del padre, da cui si staccò a partire dal 1500. Nel primo periodo di attività dipinse sotto l'influenza dello stile del Perugino, come testimoniano lo "Sposalizio della Vergine" (1504 - Pinacoteca di Brera, Milano) e la "Crocifissione" (1503 - National Gallery, Londra), "la Madonna del Granduca" (1504-1505 - Palazzo Pitti, Firenze). Altre opere sono: "La belle jardinière" (1507 - Louvre, Parigi), "Madonna del Cardellino" (1507 - Galleria degli Uffizi, Firenze), "la Madonna Bridgewater" (1507 ca., National Gallery, Edimburgo), "la Madonna del baldacchino" (1508 - Palazzo Pitti), i Ritratti di Giulio II (1511-12 - National Gallery, Londra) e di Leone X con due cardinali (1518-19 - Galleria degli Uffizi). Un altro soggetto prediletto fu la Madonna, "Madonna Sistina" (1514 - Gemäldegalerie, Dresda), "Madonna della seggiola" (1514 - Palazzo Pitti). Tra gli altri quadri di soggetto religioso è necessario ricordare "la Trasfigurazione" (1517-1520 - Pinacoteca Vaticana), rimasta incompiuta alla sua morte e completata nella parte inferiore da Giulio Romano: la tela costituirà un modello importante per i pittori del Seicento, in particolare per Caravaggio e Rubens.
Alla fine del 1504 Raffaello si recò a Firenze con l'intento dichiarato di studiare le opere di Leonardo da Vinci, Michelangelo e fra’ Bartolomeo. Fra il 1504 e il 1508 Raffaello lavorò anche per la corte dei Montefeltro a Urbino, dipingendo molte tavole tra cui "San Giorgio e il drago" (1505, National Gallery of Art, Washington). Ma l'esito più alto di questi anni è rappresentato dal Trasporto di Cristo morto, opera datata e firmata (1507, Galleria Borghese, Roma).
Nel 1508 Raffaello fu chiamato a Roma da papa Giulio II, che gli commissionò la decorazione di quattro stanze in Vaticano. Raffaello affrescò sulle pareti, con l'aiuto di allievi, alcuni episodi che testimoniano l'intervento di Dio nella storia della Chiesa: la Cacciata di Eliodoro, la Liberazione di San Pietro, l'Incontro di Attila e Leone Magno e la Messa di Bolsena.
Nel 1514, dopo la morte di Giulio II, il successore Leone X nominò Raffaello "architetto della fabbrica di San Pietro" e un anno dopo "conservatore delle antichità romane".
Tra il 1514 e il 1517 Raffaello realizzò dieci cartoni raffiguranti episodi della vita degli apostoli per gli arazzi della Cappella Sistina, oggi conservati al Victoria and Albert Museum di Londra. Inoltre progettò la Cappella Chigi per la chiesa di Santa Maria del Popolo, terminata dal Bernini, ed eseguì le decorazioni, tra cui "il Trionfo di Galatea" (1513 ca.), per la Villa Farnesina.

 

 

Silvestro di Giacomo di Paolo da Sulmona (Sulmona 1450 - L’Aquila 1504).

Meglio conosciuto come Silvestro dell’Aquila o Ariscola, scultore. Allievo di Andrea dell’Aquila; in seguito fu influenzato soprattutto da A. Rossellino. Le sue opere principali sono: il Monumento del Cardinale Agnifili (1476, L’Aquila, Duomo); opere in legno e terracotta per la chiesa di S. Bernardino a L’Aquila.

 

 

Tiepolo Giandomenico (Venezia 1727-1804).

Figlio e allievo di Giambattista Tiepolo, collaborò con lui a numerose opere, tra cui "La guarigione dell'ossesso" (1748, San Francesco da Paola, Venezia). Pittore noto soprattutto per i dipinti in costume, particolarmente vivaci e ricchi di inventiva.
Al ritorno da Würzburg, dove si era recato col padre chiamatovi dal principe di Greiffenklau, si allontanò dallo stile paterno con gli affreschi della Villa Valmarana (1757) che, con sarcasmo e un gusto elegante vicino al rococò, trattano temi della vita quotidiana. Contenuti analoghi sono ripresi in alcuni quadri come "Il Cavadenti" (Louvre - Parigi). Il suo capolavoro sono gli affreschi della Villa paterna di Zianigo (1791) oggi a Ca' Rezzonico - Venezia, che ritraggono la decadenza della società contemporanea.

 

 

Vanvitelli Luigi (Napoli 1700 - Caserta 1773).

Architetto, ingegnere e pittore fu allievo di F. Juvara, rilevatore di monumenti antichi, divenne uno dei massimi esponenti del gusto classicista nell’architettura del Settecento. Architetto della fabbrica di S. Pietro nel 1726, lavorò come architetto e ingegnere nelle Marche a Pesaro e Ancona, dove si ricorda in particolare la poderosa struttura del lazzaretto (1733-38). Il maggiore impegno fu speso per Carlo III di Borbone: nel 1752 iniziò la sua opera maggiore, la reggia di Caserta, grande mole a pianta rettangolare articolata in quattro cortili. Si dedicò poi ad interventi urbanistici e di restauro a Napoli e a notevoli opere di ingegneria. Allievo e collaboratore di Luigi fu il figlio Carlo (Napoli 1739-1821), che nel 1773 gli succedette nella direzione dei lavori della reggia di Caserta e realizzò alcuni suoi progetti. Opere principali sono il Palazzo Albertini di Cimitile e la villa reale di Chiaia (1778-1780).

 

 

Vaccaro Domenico Antonio  (Napoli 1691-1750)

Figlio di Lorenzo, fu una delle personalità più eminenti del tardo barocco meridionale. Architetto, costruì la chiesa della Concezione di Montecalvario (1720) e il chiostro maiolicato di Santa Chiara (1724, Napoli).

 

 

Vecellio Tiziano.

Pittore italiano - nato a Pieve di Cadore nel 1490 ca. e morto a Venezia nel 1576. Fu l'artista preminente della scuola veneziana e una delle figure chiave nella storia dell'arte occidentale. Compì la sua formazione artistica con Gentile Bellini e in seguito con Giovanni Bellini, per quanto nelle sue opere si riconoscano influssi del solo Giovanni.
Il primo documento sull'attività di Tiziano risale al 1508, quando gli fu commissionata, insieme a Giorgione, la decorazione ad affresco dell'esterno del Fondaco dei Tedeschi a Venezia, opera di cui rimangono solo pochi frammenti.
La prima opera datata e certamente di sua mano sono i tre affreschi con "I Miracoli di Sant'Antonio da Padova", che Tiziano dipinse, a Padova nel 1511, per la Scuola del Santo. Nei quadri immediatamente successivi di Tiziano, corpi e materia assunsero una densità e una consistenza sempre più sensuali, le inquadrature nel paesaggio divennero più realistiche, i colori sfumati e intensi, ma comunque armoniosi.

 

 

Zenale Bernardo (Treviglio, Milano 1450 - Milano 1526).

Pittore e architetto italiano, fu tra gli artisti lombardi di maggior spicco che operarono presso la corte di Ludovico il Moro. Rimane sconosciuta la sua formazione e le sue prime opere, dai riferimenti tardogotici come il grande Polittico di Treviglio iniziato nel 1485 nella chiesa di San Martino, furono eseguite insieme con Bernardino Butinone. Il successivo passaggio, con uno stile più naturalista in cui la figura umana viene rappresentata con maggiore attenzione, è visibile nei "Santi francescani" (Pinacoteca Ambrosiana, Milano). Come architetto intervenne nella costruzione della chiesa milanese di Santa Maria sopra San Celso e nel 1522 fu nominato direttore della Fabbrica del Duomo di Milano.